Allarme dei medici sui certificati on line

07 aprile 2010
Interviste

Allarme dei medici sui certificati on line



Era uno dei capisaldi del ministro Brunetta nella sua guerra contro assenteisti e fannulloni: la trasmissione via Internet dei certificati di malattia da parte dei medici e delle strutture del Servizio sanitario. Il decreto che definiva i dettagli del nuovo sistema era stato pubblicato in Gazzetta ufficiale il 19 marzo scorso: il modulo da spedire all'Inps sparisce (ma solo a metà, perché al lavoratore in malattia il medico deve comunque consegnare una copia cartacea della certificazione inviata on line), rimane l'attestato da recapitare al datore di lavoro. Partenza il 4 aprile, tre mesi di rodaggio e poi avanti tutta, con i medici avvisati senza giri di parole: chi tra loro attesterà dati clinici non «riscontrati obiettivamente» va incontro a sanzioni che possono arrivare al licenziamento, perché si rende potenziale complice degli assenteisti. La minaccia però non è piaciuta all'Ordine dei medici, che teme ricadute negative non solo per i suoi iscritti ma anche per i cittadini. Tanto che il suo presidente, Amedeo Bianco, parla senza mezzi termini di «rischio di crisi per tutto il sistema».

Presidente Bianco, che cosa intende dire?
Molto semplice: senza ritocchi urgenti, il decreto mette il medico in gravi difficoltà in tutti quei casi in cui c'è da compilare un certificato di malattia per le cosiddette assenze brevi. Si pensi solo alla persona che sta male per una notte: la mattina dopo chiama il medico, spiega i sintomi e chiede un giorno di malattia. Magari sta già meglio, però non ha dormito per ore e ha bisogno di una giornata di riposo. Se dovessimo applicare alla lettera il decreto, potremmo farlo soltanto dopo una visita effettuata di persona. Ecco che cosa intendo per "crisi del sistema".

Che cosa chiedete al ministro Brunetta?
Quanto recita il decreto a proposito dei dati da riscontrare obiettivamente è una specificazione inutile, perché il nostro Codice deontologico già ci vieta di certificare il falso. Da anni chiediamo che sulle assenze fino a due giorni si introduca l'autocertificazione da parte del cittadino: sarebbe una riforma che libererebbe i medici di parecchie scartoffie, ma credo che i tempi non siano ancora maturi. Basterebbe invece un provvedimento applicativo che correggesse il decreto con una semplice frase: i sintomi riferiti dal paziente equivalgono a dati clinici riscontrati. In questo modo potremmo continuare a fare il nostro lavoro senza la minaccia di sanzioni che appaiono sinceramente eccessive e rischiano soltanto di aggravare la burocrazia.

La risposta del Ministro?
Si è detto disponibile a un confronto e questo è un buon segnale. Ci sarà un incontro la prossima settimana (il 13 aprile, ndr) speriamo che si riesca a correre ai ripari in fretta.


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