Parto senza dolore, ecco come si fa

01 ottobre 2010
Interviste

Parto senza dolore, ecco come si fa



di Elisabetta Lucchesini

Il ministro Fazio ha preso l'impegno di praticare e diffondere il parto indolore in Italia, inserendo l'analgesia nei Livelli essenziali di assistenza (Lea). L'obiettivo sarebbe quello di poter offrire la cosiddetta "epidurale" a tutte le donne che ne facciano richiesta. Per approfondire opportunità e limiti di questo progetto, Dica33 ha intervistato Vincenzo Carpino, presidente dell'Aaroi-Emac (Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri italiani - Emergenza area critica)

Intanto quanti tipi di analgesia esistono per il travaglio e il parto?
La tecnica più diffusa, e scientificamente più appropriata, per l'analgesia in travaglio di parto consiste nel blocco delle trasmissioni dolorose a livello del midollo spinale, che si ottiene mediante iniezione di una miscela di anestetici locali e oppiacei a livello peridurale (o epidurale), cioè vicino alla meninge più esterna che avvolge il midollo. Questi farmaci, utilizzati in diluizioni infinitesimali, agiscono sinergicamente bloccando solo la trasmissione delle fibre nervose più sottili, quelle che trasportano la sensibilità dolorifica. Rimane quindi la sensibilità tattile e, soprattutto, la possibilità di muoversi normalmente perché non sono interessate le fibre a trasmissione motoria.

Esistono rischi di effetti avversi gravi con questa tecnica?
Gli effetti secondari connessi a questa pratica anestesiologica sono, innanzitutto, un possibile rallentamento della fase espulsiva del travaglio, senza che vi siano comunque conseguenze sul bambino. La complicanza maggiore in cui può incorrere la mamma è la puntura accidentale della dura madre (la meninge più esterna) seguita da una fastidiosa cefalea, che si risolve con un'adeguata terapia. Tale evenienza può verificarsi con un'incidenza variabile dal 2 al 5%. Mentre il rischio più temuto dalle pazienti di incorrere in complicanze neurologiche gravi è davvero remoto.

E quando ci sono delle controindicazioni all'esecuzione della peridurale come si può alleviare il dolore?
In casi selezionati, in cui vi sono controindicazioni all'esecuzione di un blocco centrale (per la presenza di malattie della coagulazione o di gravi malformazioni della colonna vertebrale), è possibile effettuare un'analgesia endovenosa con oppiacei a breve durata di azione, monitorando molto attentamente l'attività cardio-respiratoria materna e neonatale.

In quali e quanti momenti del travaglio è possibile vedersi somministrare l'analgesia e quando invece non è più possibile?
In condizioni ottimali è preferibile iniziare quando il travaglio è già avviato: il collo dell'utero è appianato e la testa del bambino è ben adagiata nello scavo pelvico, onde evitare che una prolungata somministrazione di farmaci, allunghi notevolmente fase iniziale del travaglio, caratterizzata da un dolore sordo e fastidioso, ma in genere tollerabile. Rare volte, in pazienti con una soglia del dolore molto bassa, si interviene sin dall'inizio del travaglio somministrando solo oppiacei, di solito sufficienti a coprire il dolore nelle primissime fasi. Nei travagli "precipitosi", con una fase dilatativa molto veloce, si può comunque intervenire coprendo almeno la fase espulsiva e risparmiando alla paziente la parte più dolorosa del parto, vale a dire l'espulsione della placenta e l'eventuale incisione chirurgica.

Quali azioni preventive deve compiere una donna in avvicinamento al parto per richiedere l'analgesia?
Se una donna decide di sottoporsi a parto-analgesia occorre che segua un corso informativo (in genere i corsi pre-parto affrontano anche questo tema) sulle tecniche di analgesia, in modo da conoscere sia i vantaggi che gli eventuali effetti collaterali e apprendere come collaborare con l'anestesista rianimatore per un ottimale raggiungimento degli obiettivi. È inoltre indispensabile che si sottoponga a visita specialistica anestesiologica durante l'ultimo mese di gravidanza e che porti con sé il referto dell'anestesista al momento del parto.

Invece l'anestesia che si somministra in caso di cesareo programmato in che cosa si differenzia dall'analgesia?
Salvo rare eccezioni in cui si è costretti a ricorrere all'anestesia generale, il taglio cesareo si effettua con la stessa tecnica anestesiologica del parto indolore. Cambiano solo le dosi di anestetico locale, utilizzato in concentrazioni tali da ottenere l'anestesia completa di tutta la zona coinvolta. Tra l'altro, qualora vi siano complicazioni tali da dover ricorrere ad un taglio cesareo d'urgenza, la paziente che ha ricevuto l'analgesia, avendo il catetere peridurale già in sede, si giova di una più rapida induzione dell'anestesia.


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