Prima del medico, si chiede al web

13 ottobre 2010
Focus

Prima del medico, si chiede al web



Canzoni, film, sketch comici, barzellette... la telefonata al dottore è sempre stata fonte di ispirazione per autori e umoristi. Almeno fino a oggi, perché Internet e social forum potrebbero presto metterla in soffitta. Anzi, a dire il vero lo stanno già facendo: sono ormai 16,6 milioni gli italiani che prima di sentire il medico usano la rete per cercare informazioni o notizie sulla salute.

Il dato arriva da una ricerca condotta dal Censis e presentata nel corso di un convegno organizzato a Roma da Farmindustria (l'associazione delle aziende produttrici di farmaci) per parlare di vaccini. Oggi il 34% delle persone si affida a Internet per trovare una risposta alle loro domande sulla salute e il 40,5%- 20 milioni circa - frequenta i social forum, dove spesso si parla di salute, patologie e farmaci. Sia chiaro, come strumento di informazione sanitaria Internet rimane ancora nettamente staccato da fonti più "tradizionali" come tv e radio (ascoltati dal 64% degli italiani) o carta stampata (59,4%), ma è comunque vero che negli ultimi anni il web ha fatto registrare un'ascesa stupefacente (nel 2003 soltanto il 3,4% delle persone lo accreditava tra le fonti) tanto che oggi è già lì a tallonare la posizione occupata dal medico di fiducia (indicato dal 45% degli italiani).

Quale uso si fa di Internet? Il 29,5% cerca notizie su specifiche patologie, il 18,4% è alla caccia di informazioni su medici o strutture sanitarie e il 5,3% effettua prenotazioni per visite o analisi. Al di là degli obiettivi specifici, tuttavia, a prevalere tra chi naviga in rete per motivi legati alla salute è un atteggiamento di sfida o una rivendicazione di autonomia: «Le informazioni apprese online» spiega Ketty Vaccaro, ricercatrice del Censis «vengono sovente utilizzate per controllare o discutere con il medico: lo fa in media il 12% degli italiani, una percentuale che raddoppia tra i laureati». Un discorso a parte concerne i social network. Qui, in fatto di salute, si accede a un'informazione "narrata", spesso frutto di esperienze dirette o personali. E per questo meno affidabile, più vulnerabile al "si dice" e alla citazione di dati inattendibili. Basti vedere quello che circola in rete a proposito di vaccini: secondo la stima di Federfarma, YouTube a marzo dedicava a questo tipo di farmaci circa 10mila video, dai quali emergeva nel 90% dei casi un'immagine negativa; stesso discorso su My Space (200 milioni di utenti al giorno e 2 mila pagine sul tema, negative nel 70% dei casi). «Scomparsa la figura dell'autorità onnisciente» è il commento di di Daniel Jacques Cristelli, presidente del Gruppo Vaccini di Farmindustria «fioriscono sul web milioni di opinion leader che trasmettono informazioni confuse, vecchie, talvolta attendibili e talaltra no».


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