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Domanda di: Mente e cervello

19/01/2006 12:07:35

Partner schizofrenico

Ho da due anni una bella storia d'amore con un uomo di 42 anni (io ne ho 40), che tre anni fa ha subito un tso con diagnosi di schizofrenia paranoide. E' stato curato con farmaci e psicoterapia e da un paio di mesi la sua psichiatra gli ha completamente sospeso i farmaci dopo un anno circa di diminuizione graduale.
So che aveva avuto un altro episodio a 21 anni.
Adesso, dopo il tso, è in pensione, ma collabora in un'attività a carattere familiare, anche se non a tempo pieno.
La mia esperienza con lui è nel complessivo molto soddisfacente. Ci amiamo, abbiamo un'ottima intesa sessuale, condividiamo interessi e passioni.
Sono consapevole della sua malattia e cerco di evitare possibili tensioni e situazioni di stress .
Però, poichè sono una persona molto ansiosa, mi chiedo sempre che cosa mi aspetta, quale sarà il nostro futuro.
Ho chiesto spesso un colloquio con la sua psichiatra insieme a lui (lui d'accordo), ma lei si è negata dicendo che "non parla con i familiari".
Sono ansiosa e nessuno vuole parlare con me di questo.
Anche la mia psicologa, pur non conoscendo lui come persona nè tantomeno come paziente, mi ha fatto capire, nel tempo, che è "inguaribile, inaffidabile, imprevedibile, pericoloso".
Non lo ritengo giusto. Comunque lui c'è nella mia vita e io mi trovo da sola ad affrontare una situazione che non conosco e non capisco. Dovrei lasciarlo sulla base di paure e stigma? O vivere giorno dopo giorno?
Mi aiuti a capire...



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Risposte:


Risposta del23/01/2006

La patologia di cui ha sofferto il suo partner è effetivamente una delle patologie più inisidiose perchè si possono ripresentare nel corso della vita con episodi di aggressività e violenza.
Tuttavia lei dice di amarlo e di stare bene con lui.
Certo mi ha colpito il fatto che lei debba evitare tensioni e momenti di stress per non attivare i suoi sintomi. Mi ha colpito perchè è la vita stessa che porta con sè tensioni e stress. Come si fa ad evitarli? Infatti la differenza tra chi psichicamente equilibrato e chi non lo è sta proprio nella diversa capacità di affrontare le difficoltà della vita quotidiana, non nell'evitarle! il fatto che ora non abbia bisogno di prendere farmaci fa pensare che si tratti di una forma quanto meno controllabile e questo fa ben sperare. Tuttavia sono un poco perplessa dal fatto che la psichiatra non voglia parlare con lei: è vero che ci deve essere un totale rispetto della privacy, ma a mio avviso ci dovrebbe essere anche il buon senso di capire che qui si sta parlando della vita di due persone.
Credo anzi che la coppia rappresenti uno spazio da sfruttare in funzione terapeutica, attraverso un percorso in coppia che aiuti a mettere in funzione le risorse personali in modo sano.Ve la sentireste di fare un percorso del genere?Seguiti da un centro adeguato? La invito in ogni caso alla prudenza.



Dott.ssa M.Adelaide Baldo
Specialista attività privata
Specialista in Psicologia
BRESCIA (BS)


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