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Domanda di: Occhio

03/04/2008 13:24:00

Relatività dei colori

Ho una teoria sui colori, vorrei sapere se fosse plausibile:
Ipotesi:
-a ogni colore può essere associata una lunghezza d'onda (relativa alla luce che "trasporta" quel colore)
-l'essere umano associa a ogni colore (e quindi alla sua lunghezza d'onda) un nome
Tesi:
Considerando un colore qualsiasi, caratterizzato da una specifica lunghezza d'onda, ogni essere umano lo VEDE in modo diverso, pur chiamandolo con lo stesso nome con cui tuti gli altri lo chiamano (perchè gli è stato insegnato che quel colore ha quel nome).
Esempio: consideriamo il rosso. I soggetti A e B lo chiamano rosso, associando a una lunghezza d'onda percepita come colore un nome. Supponendo di potere entrare nella visuale dei soggetti, scopriamo che A vede il rosso come B vede il verde, e B vede il rosso come A vede il blu, sebbene la lunghezza d'onda sia la stessa. Si intende dire quindi che la percezione è soggettiva, non oggettiva. Questo non cambierebbe niente nelle vite di A e B, essendo abiutati ad associare a quella lunghezza d'onda un nome di colore e avendolo sempre visto allo stesso modo.
Il caso dei daltonici: si suppone una patologia per cui due lunghezze d'onda diverse vengono interpretate come la stessa. Si vanno a confondere quindi due colori diversi. (ad esempio).

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Risposte:


Risposta del06/04/2008

Carissimo Signire,
INTERESSANTE LA SUA DISSERTAZIONE SU UNA SUA TEORIA CROMATICA!!!
Devo però informarla che sono già passati più di 200 anni dalla codifica dei principi sulla teoria dei colori.
Infatti al principio dell''800 il fisico inglese Thomas Young propose una teoria della visione in cui si sosteneva la presenza di tre differenti tipi di recettori, ognuno dei quali in grado di percepire un particolare colore: dalla combinazione delle sensazioni provenienti da ciascuno di essi, risulterebbe la percezione dei colori nello spettro visibile. Nella sua ipotesi iniziale, Young indicò come colori primari - cioè quelli alla base di ogni possibile combinazione - il rosso, il giallo e il blu. Successivamente modificò la sua teoria indicando come primari il rosso, il verde e il violetto.

Le tesi di Young furono riprese circa mezzo secolo dopo dal tedesco austriaco Hermann von Helmholtz. Da allora la cosiddetta teoria tricromatica della visione, basata cioè sull'azione combinata di tre diversi tipi di recettori fotosensibili, è nota anche come teoria di Young-Helmoltz.

Si dovette aspettare ancora, però, circa un secolo, per avere – grazie alle rilevazioni effettuate nel 1964 con sofisticate tecniche di microspettrofotometria - la conferma sperimentale dell'esistenza di questi tre diversi tipi di recettori e delle loro specifiche sensibilità nei confronti della lunghezza d'onda della radiazione elettromagnetica.
Quindi tutti i colori sono percepeti dalla commistione eccitata della funzione di tre recettori monofrequenziali che rispondono in maniera embricata mescolando tra loro le loro istituzionali frequenze proprio come un pittore crea la proteiforme e variegata risma dei suoi colori silla sua tavolozza mescolandne uno o più!!
Un caro saluto.
siravo@supereva.it
http://siravoduilio.beepworld.it


Dott. Duilio Siravo
Specialista attività privata
Specialista in Oftalmologia
PISA (PI)


Risposta del10/04/2008

Caro signore,
aggiungo a quanto detto dal collega una precisazione.
Intanto è chiaro che solo per i 3 colori primari in qualche modo il colore viene processato grazie ai 3 tipi di fotorecettore dei quali la nostra retina è dotata, ma le cose si complicano quando i nostri fotorecettori devono processare colori non primari anche essi contraddistinti da una singola lunghezza d'onda ma riconosciuti grazie a sistemi di cosiddetta "opponenza" postulati da Hering, che per darle un'idea vaga funzionano come un mixer audio nei confronti di una traccia vocale. Se noi spostiamo su e giù due levette ad esempio corrispondenti alle frequenze medie e a quelle alte "sentiremo" modificarsi il segnale sonoro di conseguenza. In qualche modo la retina regola gli input dai singoli fotorecettori trasmettendo queste informazioni a centri superiori cerebrali che ulteriormente elaborano questi segnali determinando la qualità di quella specifica lunghezza d'onda e quindi il colore che noi percepiamo.
Su questo link troverà tutti gli approfondimenti di cui ha bisogno
http://www.4colorvision.com/
e una rivoluzionaria nuova teoria.
Buona lettura

Dott. Pierpaolo Maimone
Medico Ospedaliero
Specialista attività privata
Specialista in Oftalmologia
PADOVA (PD)


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