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Domanda di: Occhio

28/08/2008 09:03:15

Secchezza oculare

La mia miopia con gli anni è regredita. L'anno scorso ho iniziato a vedere come dei moscerini e dei lampi all'occhio dx. Mi è stata effettuata terapia al laser per leggero sfaldamento della retina. Il mio problema maggiore però è la secchezza oculare notturna che mi obbliga a continui risveglia causa la sensazione di sassolini nell'occhio. Mi hanno prescritto Siccafluid ma è troppo denso e non risolve il problema. Poichè soffro anche di sinusite ed allergie proprio all'occhio dx. ho anche il dubbio che questo accentui il mio disturbo.
Durante il giorno lubrifico gli occhi con systane e lavaggi con soluzione fisiologica. Purtroppo non riuscendo a dormire bene inizio la giornata sempre molto stanca.

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Risposte:


Risposta del31/08/2008

Carissima,
la xeroftalmia è veramente noiosa!!
Un approccio terapeutico accurato dovrà, di volta in volta, tener conto dei diversi fattori e trattarli ora
contemporaneamente, ora singolarmente, spesso con la sola terapia locale, ma talvolta associando un
trattamento sistemico. Attualmente le terapie più utilizzate hanno due scopi principali:
1) rimpiazzare quello che manca con un preparato sostitutivo, o
2) trattenere il fluido lacrimale sulla superficie dell’occhio.
Decisamente più frequente è l’uso di sostituti lacrimali, erroneamente chiamati lacrime artificiali (infatti non
assomigliano in alcun modo alle lacrime naturali). Oggi ne esistono molte varietà che, utilizzando composti
differenti, rispondono alla necessità di ristabilire una buona lubrificazione, di diluire il fluido lacrimale
allontanando eventuali sostanze tossiche o pro-infiammatorie e di correggere temporaneamente alcune
anomalie della superficie oculare.
A seconda del difetto di base (iposecrezione marcata o solo relativa), si privilegerà o la necessità di aumentare la
lubrificazione e il volume lacrimale o di diluire le sostanze tossiche che si accumulano sulla superficie dell’occhio
per lo scarso turn-over delle lacrime. Lo scopo finale del trattamento è quello di ricreare localmente un ambiente
non troppo ostile che consenta di attivare tutti i meccanismi omeostatici fisiologicamente preposti alla
conservazione di una superficie oculare sana. Un concetto che merita di essere sottolineato è che i sostituti
lacrimali non devono essere utilizzati quando compare il senso di fastidio, come viene spesso erroneamente
consigliato, ma prima che il sintomo compaia. La capacità dei sostituti lacrimali esistenti di svolgere attività
antidolorifiche o di agire in modo causale è limitata: la loro sfera di azione è esclusivamente di tipo preventivo. Il
paziente affetto dalla sindrome dell’occhio secco è perfettamente conscio del fatto che i sintomi compaiono e si
acuiscono in particolari ore del giorno ed è quindi perfettamente in grado di individuare il momento più utile per
l’instillazione. Nelle fasi iniziali della malattia è necessaria una somministrazione frequente di sostituti lacrimali.
Questa esigenza, però, impone l’adozione di particolari cautele al fine di evitare l’insorgenza di patologie tossiche
da conservanti, soprattutto in presenza di uno scarso ricambio di lacrime sulla superficie oculare. A tale scopo
sono stati introdotti i sostituti lacrimali monodose o con sistemi multidose capaci di filtrare il conservante. Più
recentemente sono entrati in uso conservanti senza attività tossica, capaci di essere neutralizzati dalla superficie
oculare in modo rapido e che garantiscono una buona sicurezza d'uso.
La scelta del sostituto lacrimale dovrà rivolgersi al tipo di patologia presente, utilizzando prodotti con polimeri a
minore o maggiore concentrazione, a seconda della quantità delle lacrime presenti sulla superficie oculare. La
scelta dovrà inoltre tener conto delle esigenze individuali e della compliance: è infatti impensabile che un paziente
possa aderire per lungo tempo a un trattamento che prevede instillazioni ogni 1-2 ore.
In questi casi ci si può affidare anche ad altri ausili: l’uso di una pomata durante le ore notturne, per esempio,
consente di iniziare la giornata in modo migliore. Ma il criterio più importante è quello di modificare attentamente
la terapia di volta in volta, a seconda dell’evoluzione della malattia, cercando di cogliere in ogni momento quale
sia la ragione del disconfort. È, per esempio, poco utile somministrare colliri molto viscosi a un paziente con una
franca ipolacrimia (per la quale sarebbero indicati), ma che, al momento, presenta una Blefarite attiva. In questo
caso, infatti, è più utile l’uso di un sostituto lacrimale molto diluente, in grado di allontanare rapidamente i fattori
tossici propri dell’infiammazione.
Una delle obiezioni più spesso riportate dai pazienti in terapia con sostituti lacrimali è l’apparente inefficacia,
totale o parziale, del prodotto. Quest’aspetto, unito all’elevato costo dei preparati, spinge il paziente a non
utilizzare il sostituto lacrimale o a impiegarlo a dosaggi inferiori a quanto prescritto. È pertanto indispensabile
implementare la compliance al trattamento in modo continuativo, sottolineando come la terapia non potrà essere
molto efficace nel breve termine: nei casi più favorevoli il recupero dell’omeostasi della superficie oculare non può
avvenire, quando si verifica, prima di mesi dall’inizio della terapia e solo se questa è eseguita con scrupolo.
Il secondo è oggi riservato ai casi più avanzati di iposecrezione lacrimale e prevede l’uso di “plugs”, ossia di tappi,
perlopiù in silicone morbido, che vengono inseriti nei punti lacrimali allo scopo di trattenere le lacrime, naturali o
artificiali, a contatto con la cornea e con la congiuntiva. Rallentare il turn-over lacrimale non è sempre un evento
favorevole, dal momento che in questo modo si prolunga il tempo di contatto tra eventuali fattori proinfiammatori
e l’epitelio della superficie oculare. D’altra parte, grazie a questa metodica è possibile migliorare la
lubrificazione e ottenere un contatto prolungato tra l’epitelio e i fattori di crescita contenuti nel fluido lacrimale.
Anche se appare logico utilizzare i “plugs” nei casi caratterizzati da un’iposecrezione lacrimale franca, è difficile,
allo stato attuale delle conoscenze, individuare a priori il paziente che ne trarrà un vantaggio non solo
temporaneo e incerto. Esiste tuttavia la possibilità di saggiare gli effetti dell’occclusione dei punti lacrimali
impiegando tappi di collagene, che si sciolgono in circa cinque giorni.



Un caro saluto.
siravo@supereva.it
http://drsiravoduilio.beepworld.it
http://www.beepworld.it/members/drsiravoduilio/
http://siravoduilio.it.gg

Dott. Duilio Siravo
Specialista attività privata
Specialista in Oftalmologia
PISA (PI)


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