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Domanda di: Occhio

23/08/2008 21:59:38

Strabismo

Da alcuni anni si è manifestato strabismo divergente all'occhio dx, escluse cause vascolari con tac ecc è stato attribuito ad n trauma cranico di circa 30 anni fa, son già stato operato 2 volte con chirurgia tradizionale ma con scarsi e poco duraturi risultati, mi è stato proposto un ulteriore intervento di recessione anche perchè non riesco più a leggere e soffro molto di mal di testa. ma non esistono altre possibilità? son demoralizzato e non voglio ulteriori interventi inutili. potrei giovarmi della terapia con tossina botulinica o del laser ? grazie per la risposta e dove potrei andare? io da Sassari son disposto a fare visite ed interventi dovunque in Italia

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Risposte:


Risposta del26/08/2008

Per Exoforia si intende una difficoltà di convergenza degli assi visivi degli occhi. Quando si guarda un oggetto posto a distanza finita, gli assi visivi dei due occhi devono modificare il loro assetto, da parallelo a convergente sul piano orizzontale fino a formare un angolo con il vertice sull'oggetto osservato. Quanto più vicino è posto l'oggetto osservato, tanto maggiore sarà la rotazione dei due bulbi oculari verso il naso. La rotazione dei bulbi oculari verso il naso si chiama convergenza e si ottiene tramite la contrazione dei muscoli estrinseci (oculomotori), in particolare dei retti mediali o interni. In situazioni normali, cioè quando la convergenza dei due assi si effettua senza alcuna difficoltà, si ha ortoforia, ciò significa che i due muscoli antagonisti di ogni singolo occhio, deputati alla rotazione dei bulbi oculari sul piano orizzontale, sono fra di loro in equilibrio. Sui soggetti affetti da exoforia questo equilibrio del tono muscolare non è presente, di conseguenza si ha una tendenza alla divergenza o una difficoltà alla convergenza in uno o in entrambi gli occhi. Potremmo definire l' exoforia come una sorta di strabismo divergente allo stato latente, in quanto il disallineamento degli assi visivi non è osservabile visivamente, perché compensato da rotazioni opposte messe in atto dalle riserve fusionali. Quando le riserve fusionali di convergenza non sono sufficienti a neutralizzare l' exoforia, il disallineamento diventa manifesto e si ha exotropia cioè strabismo divergente. L'unità di misura della convergenza è l'angolo metrico, che è dato dall'angolo formato dai due assi visivi, con il vertice a 1 metro dal centro del segmento che unisce i due centri di rotazione dei due bulbi oculari. In alternativa all'angolo metrico, è possibile, anzi consigliabile in quanto più precisa, utilizzare la diottria prismatica, che considera anche la distanza fra i due centri di rotazione dei due bulbi oculari, cosa non considerata nell'angolo metrico. Si consideri, solo a titolo di esempio, che la giusta convergenza alla distanza media di lettura di 33cm , è di 3 angoli metrici, pari a 18 diottrie prismatiche, considerata una distanza fra i centri di rotazione di 6cm . Il sintomo principale descritto dai soggetti affetti da exoforia è il rapido affaticamento oculare, prevalentemente in visione prossimale (lettura, lavoro ecc.), nonostante la presenza di correzione ottica ottimale dal punto di vista refrattivo.
Lo strabismo paralitico (non concomitante) è causato dalla paralisi di uno o più muscoli oculari; può essere causato da una lesione specifica del nervo oculomotore. Il movimento oculare è limitato e la diplopia aumenta nei campi d'azione dei muscoli paralizzati (v. anche il Cap. 178). La diplopia non è presente se la paralisi è congenita, poiché si verifica soppressione della visione nell'occhio deviato.
Bisogna nel caso di specie conosceri i danni al tessuto cerebraleprodotti dal trauma(TAC ed RMN).
Mi mandi pure tutto e vediamo!



Un caro saluto.
siravo@supereva.it
http://drsiravoduilio.beepworld.it
http://www.beepworld.it/members/drsiravoduilio/
http://siravoduilio.it.gg

Dott. Duilio Siravo
Specialista attività privata
Specialista in Oftalmologia
PISA (PI)


Risposta del26/08/2008

Per Exoforia si intende una difficoltà di convergenza degli assi visivi degli occhi. Quando si guarda un oggetto posto a distanza finita, gli assi visivi dei due occhi devono modificare il loro assetto, da parallelo a convergente sul piano orizzontale fino a formare un angolo con il vertice sull'oggetto osservato. Quanto più vicino è posto l'oggetto osservato, tanto maggiore sarà la rotazione dei due bulbi oculari verso il naso. La rotazione dei bulbi oculari verso il naso si chiama convergenza e si ottiene tramite la contrazione dei muscoli estrinseci (oculomotori), in particolare dei retti mediali o interni. In situazioni normali, cioè quando la convergenza dei due assi si effettua senza alcuna difficoltà, si ha ortoforia, ciò significa che i due muscoli antagonisti di ogni singolo occhio, deputati alla rotazione dei bulbi oculari sul piano orizzontale, sono fra di loro in equilibrio. Sui soggetti affetti da exoforia questo equilibrio del tono muscolare non è presente, di conseguenza si ha una tendenza alla divergenza o una difficoltà alla convergenza in uno o in entrambi gli occhi. Potremmo definire l' exoforia come una sorta di strabismo divergente allo stato latente, in quanto il disallineamento degli assi visivi non è osservabile visivamente, perché compensato da rotazioni opposte messe in atto dalle riserve fusionali. Quando le riserve fusionali di convergenza non sono sufficienti a neutralizzare l' exoforia, il disallineamento diventa manifesto e si ha exotropia cioè strabismo divergente. L'unità di misura della convergenza è l'angolo metrico, che è dato dall'angolo formato dai due assi visivi, con il vertice a 1 metro dal centro del segmento che unisce i due centri di rotazione dei due bulbi oculari. In alternativa all'angolo metrico, è possibile, anzi consigliabile in quanto più precisa, utilizzare la diottria prismatica, che considera anche la distanza fra i due centri di rotazione dei due bulbi oculari, cosa non considerata nell'angolo metrico. Si consideri, solo a titolo di esempio, che la giusta convergenza alla distanza media di lettura di 33cm , è di 3 angoli metrici, pari a 18 diottrie prismatiche, considerata una distanza fra i centri di rotazione di 6cm . Il sintomo principale descritto dai soggetti affetti da exoforia è il rapido affaticamento oculare, prevalentemente in visione prossimale (lettura, lavoro ecc.), nonostante la presenza di correzione ottica ottimale dal punto di vista refrattivo.
Lo strabismo paralitico (non concomitante) è causato dalla paralisi di uno o più muscoli oculari; può essere causato da una lesione specifica del nervo oculomotore. Il movimento oculare è limitato e la diplopia aumenta nei campi d'azione dei muscoli paralizzati (v. anche il Cap. 178). La diplopia non è presente se la paralisi è congenita, poiché si verifica soppressione della visione nell'occhio deviato.
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Per Exoforia si intende una difficoltà di convergenza degli assi visivi degli occhi. Quando si guarda un oggetto posto a distanza finita, gli assi visivi dei due occhi devono modificare il loro assetto, da parallelo a convergente sul piano orizzontale fino a formare un angolo con il vertice sull'oggetto osservato. Quanto più vicino è posto l'oggetto osservato, tanto maggiore sarà la rotazione dei due bulbi oculari verso il naso. La rotazione dei bulbi oculari verso il naso si chiama convergenza e si ottiene tramite la contrazione dei muscoli estrinseci (oculomotori), in particolare dei retti mediali o interni. In situazioni normali, cioè quando la convergenza dei due assi si effettua senza alcuna difficoltà, si ha ortoforia, ciò significa che i due muscoli antagonisti di ogni singolo occhio, deputati alla rotazione dei bulbi oculari sul piano orizzontale, sono fra di loro in equilibrio. Sui soggetti affetti da exoforia questo equilibrio del tono muscolare non è presente, di conseguenza si ha una tendenza alla divergenza o una difficoltà alla convergenza in uno o in entrambi gli occhi. Potremmo definire l' exoforia come una sorta di strabismo divergente allo stato latente, in quanto il disallineamento degli assi visivi non è osservabile visivamente, perché compensato da rotazioni opposte messe in atto dalle riserve fusionali. Quando le riserve fusionali di convergenza non sono sufficienti a neutralizzare l' exoforia, il disallineamento diventa manifesto e si ha exotropia cioè strabismo divergente. L'unità di misura della convergenza è l'angolo metrico, che è dato dall'angolo formato dai due assi visivi, con il vertice a 1 metro dal centro del segmento che unisce i due centri di rotazione dei due bulbi oculari. In alternativa all'angolo metrico, è possibile, anzi consigliabile in quanto più precisa, utilizzare la diottria prismatica, che considera anche la distanza fra i due centri di rotazione dei due bulbi oculari, cosa non considerata nell'angolo metrico. Si consideri, solo a titolo di esempio, che la giusta convergenza alla distanza media di lettura di 33cm , è di 3 angoli metrici, pari a 18 diottrie prismatiche, considerata una distanza fra i centri di rotazione di 6cm . Il sintomo principale descritto dai soggetti affetti da exoforia è il rapido affaticamento oculare, prevalentemente in visione prossimale (lettura, lavoro ecc.), nonostante la presenza di correzione ottica ottimale dal punto di vista refrattivo.
Lo strabismo paralitico (non concomitante) è causato dalla paralisi di uno o più muscoli oculari; può essere causato da una lesione specifica del nervo oculomotore. Il movimento oculare è limitato e la diplopia aumenta nei campi d'azione dei muscoli paralizzati (v. anche il Cap. 178). La diplopia non è presente se la paralisi è congenita, poiché si verifica soppressione della visione nell'occhio deviato.
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