Febbri ricorrenti

12 febbraio 2021

Febbri ricorrenti


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07 febbraio 2021

Febbri ricorrenti

Buonasera, mio marito soffre di afte ricorrenti da diversi anni, nel 2018 ha subito una tonsillectomia per febbri ricorrenti, mentre nel 2017 ha subito un intervento per ernia inguinale. Per le afte ha eseguito diversi tamponi orali ma non è mai stato individuato nessun batterio specifico, riesce a tenerli a freno soltanto con il cortisone. Ad Aprile 2020 inizia ad avere delle febbri ricorrenti, con forti sudorazioni notturne e tachicardia, in cui assume molteplici tipologie di antibiotici. Fino ai primi di Luglio 2020 continua con queste febbri intermittenti fino a che viene ricoverato in ospedale e viene diagnosticata una polmonite interstiziale bilaterale. E' stato escluso il covid tramite Bal ma non è stato individuato nessun batterio come causa della polmonite. Dopo 10 giorni viene dimesso dall'ospedale e fino a Novembre 2020 non ha più avuto episodi febbrili. Da Novembre 2020 di nuovo episodi febbrili inizialmente ogni 15 giorni, a diminuire fino a che a inizio Gennaio 2021 la febbre inizia intorno al 7 e per una settimana non va più via. Nel frattempo abbiamo eseguito una serie di analisi tramite l'infettivologo ma le ricerce risultano tutte negative. Il 15 Gennaio ci rechiamo al pronto soccorso e viene ricoverato in Medicina. Dopo una settimana dal ricovero tramite un eco cardio gli viene diagnosticata un endocardite al tricuspide ed inizia una cura antibiotica. Al decimo giorno dal ricovero viene rilevato positivo al covid (contratto all'interno del reparto dell'ospedale) e viene trasferito al covid hospital in data 26 Gennaio. Hanno cambiato diverse volte la cura antibiotica ma continua ad avere questa febbre che si aggira intorno a 38. 5°, ancora con forti sudorazioni, che stanno aumentando di frequenza (sono ormai 6 giorni che ha febbre quotidianamente). Hanno eseguito diverse emocolture ma non viene rilevato nessun batterio. Volevo avere un parere esperto in merito. Grazie Saluti

Risposta del 12 febbraio 2021

Risposta a cura di:
Prof. MAURO GRANATA


La condizione sembra abbastanza intricata. Da una parte la endocardite che già da sola rappresenta una malattia subdola ma in grado di provocare danni gravi al cuore e a tutto l’organismo se non curata in modo esaustivo, dall’altra una situazione che potrebbe far sospettare anche una comorbilità autoimmune. Ritengo perciò corretta la collocazione del paziente in ambito medico dove sarà possibile studiarlo in maniera completa. Un cordiale saluto.

Prof. Mauro Granata
Medico Ospedaliero
Specialista attività privata
Universitario
Specialista in Medicina interna
Specialista in Reumatologia
ROMA (RM)

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