Teleangectasie e apparente vena varicosa

23 dicembre 2007

Teleangectasie e apparente vena varicosa




20 dicembre 2007

Teleangectasie e apparente vena varicosa

Premetto che nel 1979 sono caduta malamente per le scale e ho battuto la parte inferiore della gamba sinistra direttamente sul bordo dello scalino. Non sono stata ingessata, ma ho avuto un grosso versamento di sangue fino a sotto il piede. Ho messo del ghiaccio, ho fasciato la gamba e sono tornata al lavoro.
Dopo un po' di anni, mi si è presentata una serie di teleangectasie alla caviglia, ma non solo alla sinistra, mentre solo in questa ho un'apparente vena varicosa. "Apparente" perché ho fatto la visita con l'ecodoppler che non ha rilevato problemi tali da ricorrere alla chirurgia.
Sto molto tempo seduta, non amo il movimento, ma sono preoccupata perché, con l'andar del tempo, la vena diventa sempre più "a grappolo" ed ha dei punti in cui la cute si affossa.
E' forse dovuto tutto a quella caduta poco curata, oppure alla familiarità alle vene varicose?
Ho 54 anni, mi vergogno di andare al mare perché mi sembra che tutti mi guardino, un po' per i numerosissimi nei e per la mia gamba malata.
Vorrei una risposta con qualche suggerimento per il futuro.
Ale SO

Risposta del 23 dicembre 2007

Risposta a cura di:
Dott. LUCIO PISCITELLI


La presenza di varici e teleangectasie è condizione molto diffusa che interessa almeno il 50 % delle donne italiane. Si tratta di una affezione che riconosce predisposizione familiare, ma i traumi sono annoverati tra le concause che possono accentuarne le manifestazioni cliniche. L'ecodoppler generalmente è mirato alla ricerca di determinate "evidenze" della insufficienza venosa e potrebbe non prendere in considerazione la descrizione di collaterali non significative dal punto di vista emodinamico: è questo il motivo per cui questo esame andrebbe sempre messo in correlazione con l'esito di un appropriato esame clinico (visita) specialistico.
E' in ogni caso senz'altro possibile porre rimedio agli inestetismi che tanto la disturbano con procedure che possono essere di tipo chirurgico (solo se necessario e con diversa modulazione dell'approccio) o, più verosimilmente nel suo caso, scleroterapico.
Per completezza le "incollo" il prospetto informativo che sono solito sottoporre alle mie pazienti:

vene indesiderate degli arti inferiori, conosciute dai medici come teleangectasie o varicosità superficiali, sono capillari della pelle dilatati. Questi con il tempo possono diventare antiestetici e possono provocare un dolore sordo dell’arto dopo una prolungata stazione eretta.
La scleroterapia e la microscleroterapia sono tecniche di iniezione di una specifica soluzione in questi vasi (piccoli capillari o più voluminose Vene varicose ), usando un piccolo ago sottile. La soluzione irrita e distrugge lo strato interno del vaso sanguigno così che esso non è più in grado di trasportare il sangue. L’organismo ripara poi questo minimo danno con un impercettibile tessuto cicatriziale; tutto ciò non danneggia la circolazione, anzi la migliora eliminando la vena malata e non più necessaria.
Per una particolare area di teleangectasie possono essere necessarie varie iniezioni. La procedura è praticamente indolore.
Ogni zona da trattare generalmente richiede da una a tre sedute. In ogni seduta possono essere trattati da 10 a 40 capillari, compatibilmente con le dosi massime di farmaco da somministrare. La durata totale del trattamento non è quindi facilmente prevedibile e dipende dal numero delle zone da trattare, dalla loro estensione e dalla risposta individuale, che è molto variabile. Le teleangectasie scompaiono in un periodo di tempo molto variabile da soggetto a soggetto e a seconda del farmaco che è più opportuno utilizzare: a volte anche immediatamente, a volte tra due settimane e sei mesi. Lo scopo è quello di ottenere un miglioramento del 75-90 %. Le recidive possono comparire dopo un periodo di 1 - 5 anni; questo trattamento infatti non impedisce la comparsa di nuove teleangectasie.
La maggior parte delle persone sottoposte a scleroterapia andrà incontro a guarigione o per lo meno otterrà un notevole miglioramento. Circa il 10 % delle pazienti che si sottopongono a scleroterapia ottengono tuttavia scarsi risultati (“scarsi risultati” significa che i capillari non sono totalmente scomparsi dopo sei sedute). In casi estremamente rari le teleangectasie possono peggiorare dopo la scleroterapia.

La scleroterapia, come ogni trattamento medico-chirurgico, può comportare effetti collaterali e/o complicazioni:
- intorno al vaso iniettato possono formarsi piccole bolle che si risolvono nel giro di un giorno o poco più.
- in rari casi possono comparire piccole macchie più o meno scure (come lentiggini) in prossimità del vaso iniettato; questo inestetismo (pigmentazione) si risolve nell’ 80% dei casi entro tre - sei mesi; pochissime pazienti hanno pigmentazioni persistenti per più di un anno.
- nel capillare iniettato si forma spesso un piccolo coagulo, che viene spontaneamente riassorbito; tale fenomeno può a volte assumere maggiore evidenza e durata, soprattutto se le calze elastiche consigliate non vengono indossate con assiduità.
- In meno dell’ 1 % delle pazienti che si sottopongono a scleroterapia può comparire una piccola Ulcerazione sul luogo dell’iniezione, che guarisce lentamente nel giro di 30-60 giorni
- In casi assolutamente eccezionali possono verificarsi reazioni allergiche nei confronti dell’agente sclerosante, di solito lievi; episodi estremamente rari di reazioni più gravi, anche mortali (anafilassi), vengono riferiti in letteratura. Tali reazioni tendono per lo più a manifestarsi in pazienti con anamnesi nota per farmacoallergia. I farmaci attualmente impiegati (Polidocanolo, Sodio tetradecile solfato) sono tra i più sicuri da questo punto di vista.

Esistono metodiche alternative alla scleroterapia, ma, allo stato attuale delle conoscenze, meno valide o convenienti:
Trattamento laser: metodica recentemente riproposta, trova applicazioni limitate soprattutto a causa dell’alto costo e della scarsa diffusione degli apparecchi effettivamente dotati di caratteristiche appropriate per questa specifica applicazione (esistono diversi tipi di laser per la cura di malattie diverse) e per il relativo elevato costo delle sedute. Il suo utilizzo non è indolore, né scevro di possibili inconvenienti (depigmentazioni, piccole Ustioni ); è sicuramente indicato per il trattamento dei sottili vasi del volto e per i vasi che non rispondono al trattamento iniettivo.
Elettrocoagulazione: questo metodo, ormai abbandonato, produce una distruzione non specifica dei vasi e della cute soprastante, determinando così un’alta incidenza di cicatrici.

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Dott. Lucio Piscitelli
Medico Ospedaliero
Specialista attività privata
Specialista in Chirurgia generale
Specialista in Chirurgia vascolare, angiologia
NAPOLI (NA)

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