La faccia nera della liquirizia - Il commento di Eugenia Gallo

26 aprile 2020
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La faccia nera della liquirizia - Il commento di Eugenia Gallo


Buona e male non fa... Quante volte ancora oggi ascoltiamo e leggiamo frasi di questo genere riferite ad erbe medicinali, solo per il fatto che son erbe? Si tratta di un falso, dovuto ad ignoranza, cialtroneria o mala fede, aggravato quando fosse affermato da professionisti o mercanti della salute.

E la liquirizia appunto ne è un classico esempio, sempre attuale: pianta officinale di tutto rispetto, per l'uso dolciario, alimentare, erboristico, cosmetico, medicinale, ecc. relativamente alla quale la ricerca sta facendo passi notevoli, anche sul fronte delle sue attività antivirali. Ma per utilizzarla a scopo salutistico o medicinale, è bene conoscerne prima il lato oscuro, perché le insidie siano evitate piuttosto che nascoste In letteratura sono stati descritti casi dovuti sia a un'ingestione esagerata (da un minimo di 20 grammi di liquirizia fino a 300 grammi al giorno per periodi di settimane o mesi), sia all'assunzione di dosi piccole per lunghi periodi può essere responsabile di effetti avversi, talvolta gravi: dalla ritenzione di sodio ed ipertensione arteriosa, all'ipopotassiemia con tutta una serie di complicanze fino alla rabdomiolisi e aritmie fatali. Senza contare le interazioni farmacologiche. Quando si ricordasse anche solo questo il più sarebbe fatto.

Il costituente più attivo della liquirizia è l'acido glicirretico, potente inibitore competitivo della 11'-idrossisteroide deidrogenasi, che influisce sulla conversione renale del cortisolo in cortisone causando un apparente eccesso di mineralocorticoidi. L'aumento di cortisolo attiva i recettori dei mineralocorticoidi renali, causando un sindrome da pseudoiperalocorticoidismo. E conseguente soppressione del sistema renina-angiotensina, riduzione del potassio plasmatico, ritenzione di sodio ed aumento della pressione sistolica e diastolica. Fino all'alcalosi metabolica, rabdomiolisi, acuta, necrosi tubulare, e la sindrome neurologica uremica indotta da alcalosi. Inoltre, ipopotassiemia indotta dalla liquirizia evoca il prolungamento del QT e la torsione di punta. L'ipopotassiemia può causare disturbi neuromuscolari che vanno dalla debolezza muscolare, mioclonia, miopatia, alla paralisi, e alla rabdomiolisi. Sono riportate anche aritmie e arresto cardiaco.

Per quanto riguarda le interazioni farmacologiche, la liquirizia può interferire con i diuretici, i lassativi antrachinonici, perché si può verificare un aumento della perdita di potassio, con l'insulina è possibile un aumento della ipopotassiemia, con i digitalici, l'ipopotassiemia può aumentare la tossicità da digitalici, con gli antiaritmici (chinidina, idrochinidina, ajmalina ecc;) rischio di torsione di punta. Ed infine con i cortisonici che di per sé provocano ipopotassiemia. Studi clinici hanno dimostrato che l'uso eccessivo della liquirizia durante la gravidanza è accompagnato da una riduzione di età gestazionale, parto pretermine e alcune modifiche della funzione dell'asse ipotalamo-ipofisario-adrenocorticale e disfunzioni cognitive nei bambini nati. Da evitare nelle donne con storia familiare di pre-eclampsia.

Una recente metanalisi (R Penninkilampi et al., 2017) conferma la variazione netta della pressione sanguigna e del potassio plasmatico, che possono essere particolarmente associati ad esiti negative. In un individuo con ipertensione incontrollata, o con compromissione della funzione cardiaca o renale, un consumo eccessivo di liquirizia, può avere un significato clinico e postumi acuti. In particolare, potrebbe causare eventi cardiaci avversi, comprese aritmie fatali. Nei pazienti con problemi cardiovascolari, insufficienza cardiaca cronica, malattie renali è associata ad un aumento fino a 10 volte di mortalità. L'impiego di liquirizia è estremamente diffuso, spesso in automedicazione, ma anche nell'industria dolciaria ed è disponibile sotto forma di succo concentrato o di caramelle; da non sottovalutare infine il comune abuso di lassativi vegetali contenenti liquirizia.

Riferimenti bibliografici
Penninkilampi R. et al.The association between consistent licorice ingestion,hypertension and hypokalaemia: a systematic review and meta-analysis Journal of Human Hypertension (2017), 1-9 doi:10.1038/jhh.2017.45

Eugenia Gallo
CERFIT- Fitovigilanza
AOU Careggi, Firenze

Fonte: Fitoterapia33





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