Lenalidomide Piramal 25 mg 21 capsule rigide

20 luglio 2024
Farmaci - Lenalidomide Piramal

Lenalidomide Piramal 25 mg 21 capsule rigide


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Lenalidomide Piramal 25 mg 21 capsule rigide è un medicinale dispensabile al pubblico con ricetta medica lim. da rinnovare di volta in volta rilasciata da centri osp.o da specialista internista, oncologo, radioterapista, ematologo (classe H), a base di lenalidomide, appartenente al gruppo terapeutico Immunosoppressori. E' commercializzato in Italia da Piramal Critical Care Italia S.p.A.


INDICE SCHEDA



INFORMAZIONI GENERALI


TITOLARE:

Piramal Critical Care Italia S.p.A.

MARCHIO

Lenalidomide Piramal

CONFEZIONE

25 mg 21 capsule rigide

FORMA FARMACEUTICA
capsula

PRINCIPIO ATTIVO
lenalidomide

GRUPPO TERAPEUTICO
Immunosoppressori

CLASSE
H

RICETTA
medicinale dispensabile al pubblico con ricetta medica lim. da rinnovare di volta in volta rilasciata da centri osp.o da specialista internista, oncologo, radioterapista, ematologo

PREZZO
4801,36 €


CONFEZIONI DISPONIBILI IN COMMERCIO


Confezioni e formulazioni di Lenalidomide Piramal disponibili in commercio:


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INDICAZIONI TERAPEUTICHE


A cosa serve Lenalidomide Piramal? Perchè si usa?


Mieloma multiplo

Lenalidomide Piramal in monoterapia è indicato per il trattamento di mantenimento nei pazienti adulti con mieloma multiplo di nuova diagnosi che si siano sottoposti a trapianto autologo di cellule staminali.

Lenalidomide Piramal in terapia di associazione con desametasone, o bortezomib e desametasone, o melfalan e prednisone (vedere paragrafo 4.2) è indicato per il trattamento di pazienti adulti affetti da mieloma multiplo non precedentemente trattato che non sono idonei al trapianto.

Lenalidomide Piramal in associazione con desametasone è indicato per il trattamento del mieloma multiplo in pazienti adulti che hanno ricevuto almeno una precedente terapia.

Sindromi mielodisplastiche

Lenalidomide Piramal come monoterapia è indicato per il trattamento di pazienti adulti con anemia trasfusione- dipendente dovuta a sindromi mielodisplastiche (MDS) a rischio basso o intermedio-1, associate ad anomalia citogenetica da delezione isolata del 5q, quando altre opzioni terapeutiche sono insufficienti o inadeguate.

Linfoma mantellare

Lenalidomide Piramal come monoterapia è indicato per il trattamento di pazienti adulti con linfoma mantellare recidivato o refrattario (vedere paragrafi 4.4 e 5.1).

Linfoma follicolare

Lenalidomide Piramal in associazione con rituximab (anticorpo anti-CD20) è indicato per il trattamento di pazienti adulti affetti da linfoma follicolare precedentemente trattato (Grado 1 – 3a).


CONTROINDICAZIONI


Quando non dev'essere usato Lenalidomide Piramal?


  • Ipersensibilità al principio attivo o ad uno qualsiasi degli eccipienti.
  • Donne in gravidanza.
  • Donne in età fertile a meno che non siano soddisfatte tutte le condizioni del Programma di prevenzione della gravidanza (vedere paragrafi 4.4 e 4.6).


AVVERTENZE E PRECAUZIONI D'USO


Cosa serve sapere prima di prendere Lenalidomide Piramal?


Quando lenalidomide è somministrato in associazione con altri medicinali, il corrispondente Riassunto delle caratteristiche del prodotto deve essere consultato prima di iniziare il trattamento.

Avvertenze relative alla gravidanza

Lenalidomide è strutturalmente correlato a talidomide. Talidomide è un principio attivo con noto effetto teratogeno nell'essere umano, che causa gravi difetti congeniti potenzialmente letali. Nelle scimmie, lenalidomide ha indotto malformazioni simili a quelle descritte per talidomide (vedere paragrafi 4.6 e 5.3). Se lenalidomide viene assunto durante la gravidanza, si prevede un effetto teratogeno di lenalidomide nell'essere umano.

Le condizioni del Programma di prevenzione della gravidanza devono essere soddisfatte per tutte le pazienti, a meno che non vi siano prove affidabili che la paziente non sia in età fertile.

Criteri per le donne che non sono in età fertile

Una paziente o la compagna di un paziente è considerata in età fertile a meno che non soddisfi almeno uno dei seguenti criteri:
  • Età ≥50 anni e naturalmente amenorroica da ≥1 anno (l'amenorrea successiva alla terapia antitumorale o durante l'allattamento al seno non esclude l'essere in età fertile).
  • Insufficienza ovarica precoce confermata da uno specialista ginecologo
  • Pregressa salpingo-ovariectomia bilaterale o isterectomia
  • Genotipo XY, sindrome di Turner, agenesia uterina.
Consulenza

Per le donne in età fertile, lenalidomide è controindicato, a meno che tutte le seguenti condizioni non siano soddisfatte:
  • Essere consapevole del rischio teratogeno atteso per il nascituro
  • Comprendere la necessità di adottare misure contraccettive efficaci, senza interruzione, per almeno 4 settimane prima di iniziare il trattamento, durante il trattamento e fino ad almeno 4 settimane dopo la fine del trattamento
  • Seguire tutti i consigli sulle misure contraccettive efficaci anche se una donna in età fertile presenta amenorrea
  • Essere in grado di ottemperare alle misure contraccettive efficaci
  • Essere informata e comprendere le potenziali conseguenze di una gravidanza e la necessità di una rapida consulenza qualora vi sia un rischio di gravidanza
  • Comprendere la necessità di iniziare il trattamento non appena lenalidomide viene dispensato dopo un test di gravidanza negativo
  • Comprendere la necessità e accettare di sottoporsi a test di gravidanza almeno ogni 4 settimane, tranne nel caso di sterilizzazione tramite legatura delle tube confermata
  • Riconoscere di comprendere i pericoli e le precauzioni necessarie associati all'uso di lenalidomide.
Nei pazienti di sesso maschile che assumono lenalidomide, i dati farmacocinetici hanno dimostrato che lenalidomide è presente nel liquido seminale umano a livelli estremamente bassi durante il trattamento e non è rilevabile nel liquido seminale umano 3 giorni dopo aver interrotto la somministrazione nei soggetti sani (vedere paragrafo 5.2). A titolo precauzionale e tenendo in considerazione le popolazioni speciali con tempi di eliminazione prolungati, come nel caso di compromissione renale, tutti i pazienti di sesso maschile che assumono lenalidomide devono soddisfare le seguenti condizioni:
  • Essere consapevoli del rischio teratogeno atteso in caso di attività sessuale con una donna in gravidanza o una donna in età fertile
  • Comprendere la necessità di utilizzare un preservativo in caso di attività sessuale con una donna in gravidanza o una donna in età fertile che non utilizza misure contraccettive efficaci (anche se il paziente si è sottoposto a vasectomia), durante il trattamento e per almeno 7 giorni dopo l'interruzione della somministrazione e/o la cessazione del trattamento.
  • Comprendere che se la sua compagna inizia una gravidanza mentre lui sta assumendo Lenalidomide Piramal o poco dopo aver interrotto l'assunzione di Lenalidomide Piramal , deve informare immediatamente il medico curante e che è raccomandabile indirizzare la compagna a un medico specializzato o esperto in teratologia per una valutazione e una consulenza.
Il medico prescrittore deve assicurarsi che per le donne in età fertile:
  • La paziente soddisfi le condizioni del Programma di prevenzione della gravidanza, compresa la conferma di avere un adeguato livello di comprensione
  • La paziente ha accettato le condizioni menzionate in precedenza.
Misure contraccettive

Le donne in età fertile devono utilizzare almeno una misura contraccettiva efficace per almeno 4 settimane prima della terapia, durante la terapia e fino ad almeno 4 settimane dopo il trattamento con lenalidomide e anche in caso di interruzione della dose, a meno che la paziente non si impegni ad un'astinenza assoluta e continua confermata su base mensile. Se non sono state stabilite delle misure contraccettive efficaci, la paziente deve essere indirizzata a un professionista sanitario, adeguatamente formato, per una consulenza contraccettiva affinché le misure contraccettive possano essere avviate.

Le seguenti possono essere considerate come esempi di misure contraccettive adeguate:
  • Impianto
  • Sistema intrauterino a rilascio di levonorgestrel (IUS)
  • Depot di medrossiprogesterone acetato
  • Sterilizzazione mediante legatura delle tube
  • Rapporti sessuali esclusivamente con compagno vasectomizzato; la vasectomia deve essere confermata da due analisi negative sul liquido seminale
  • Pillole progestiniche inibitorie dell'ovulazione (ovvero, desogestrel)
A causa dell'aumentato rischio di tromboembolia venosa in pazienti con mieloma multiplo che assumono lenalidomide in terapia di associazione e, in misura minore, in pazienti con mieloma multiplo, sindromi mielodisplastiche e linfoma mantellare che assumono lenalidomide in monoterapia, non sono raccomandate le pillole contraccettive orali combinate (vedere anche paragrafo 4.5). Se una paziente sta attualmente utilizzando delle misure contraccettive orali combinate, deve passare a una delle misure efficaci elencate sopra. Il rischio di tromboembolismo venoso perdura per 4-6 settimane dopo la sospensione delle misure contraccettive orali combinate. L'efficacia dei contraccettivi steroidei può essere ridotta durante il trattamento concomitante con desametasone (vedere paragrafo 4.5).

Gli impianti e i sistemi intrauterini a rilascio di levonorgestrel sono associati ad un aumento del rischio di infezione al momento dell'inserimento e di sanguinamento vaginale irregolare. La profilassi antibiotica deve essere presa in considerazione in particolare nelle pazienti con neutropenia.

I dispositivi intrauterini a rilascio di rame sono generalmente sconsigliati a causa dei potenziali rischi di infezione al momento dell'inserimento e di perdita di sangue mestruale che possono compromettere le pazienti con neutropenia o trombocitopenia.

Test di gravidanza

Secondo la prassi locale, per le donne in età fertile devono essere eseguiti test di gravidanza sotto controllo medico con una sensibilità minima di 25 mIU/ml, come indicato di seguito. Questo requisito include le donne in età fertile che praticano astinenza assoluta e continua. Idealmente, il test di gravidanza, la prescrizione e la dispensazione dovrebbero avvenire nello stesso giorno. La dispensazione di lenalidomide alle donne in età fertile deve avvenire entro 7 giorni dalla prescrizione.

Prima di iniziare il trattamento

Un test di gravidanza sotto controllo medico deve essere eseguito durante il consulto, alla prescrizione di lenalidomide o nei 3 giorni precedenti la visita del medico prescrittore, dopo che la paziente ha usato misure contraccettive efficaci per almeno 4 settimane. Il test deve garantire che la paziente non abbia una gravidanza in corso prima di iniziare il trattamento con lenalidomide.

Follow-up e fine del trattamento

Un test di gravidanza sotto controllo medico deve essere ripetuto almeno ogni 4 settimane, comprese almeno le 4 settimane dopo la fine del trattamento, ad eccezione dei casi di sterilizzazione tramite legatura delle tube confermata. Tali test di gravidanza devono essere eseguiti lo stesso giorno della visita di prescrizione o nei 3 giorni precedenti la visita del medico prescrittore.

Precauzioni aggiuntive

Occorre informare i pazienti di non dare mai questo medicinale ad un'altra persona e di restituire al proprio farmacista le eventuali capsule non utilizzate alla fine del trattamento per uno smaltimento sicuro.

I pazienti non devono donare sangue durante la terapia e per almeno 7 giorni dopo l'interruzione di lenalidomide.

Gli operatori sanitari e i badanti devono indossare guanti monouso quando manipolano il blister o la capsula.

Le donne con una gravidanza in corso o sospetta non devono manipolare il blister o la capsula (vedere paragrafo 6.6).

Materiale educazionale, restrizioni di prescrizione e di dispensazione

Al fine di assistere i pazienti nell'evitare l'esposizione fetale a lenalidomide, il titolare dell'autorizzazione all'immissione in commercio fornirà del materiale educazionale agli operatori sanitari per rafforzare le avvertenze sulla teratogenicità attesa di lenalidomide, per fornire consigli sulle misure contraccettive prima dell'inizio della terapia e per fornire indicazioni sulla necessità di effettuare i test di gravidanza. Il medico prescrittore deve informare i pazienti di ambo i sessi sul rischio teratogeno atteso e sulle rigorose misure di prevenzione della gravidanza, come specificato nel Programma di prevenzione della gravidanza e deve fornire ai pazienti un opuscolo formativo per il paziente, una scheda paziente e/o uno strumento equivalente appropriato in conformità al sistema delle schede per i pazienti implementato a livello nazionale. Un sistema di distribuzione nazionale controllato è stato attuato in collaborazione con ciascuna Autorità nazionale competente. Il sistema di distribuzione controllato comprende l'uso di una scheda paziente e/o di uno strumento equivalente per la prescrizione e/o la dispensazione di controlli e la raccolta di dati dettagliati relativi alle indicazioni, in modo da monitorare attentamente l'uso non conforme (off-label) sul territorio nazionale. Idealmente, il test di gravidanza, la prescrizione e la dispensazione dovrebbero avvenire nello stesso giorno. La dispensazione di lenalidomide alle donne in età fertile deve avvenire entro 7 giorni dalla prescrizione e dopo un risultato negativo del test di gravidanza sotto controllo medico. Le prescrizioni per le donne in età fertile possono avere una durata massima del trattamento di 4 settimane secondo i regimi di dosaggio approvati per le indicazioni (vedere paragrafo 4.2) e le prescrizioni per tutti gli altri pazienti possono avere una durata massima del trattamento di 12 settimane.

Altre avvertenze speciali e precauzioni d'impiego

Infarto miocardico

L'infarto miocardico è stato segnalato in pazienti trattati con lenalidomide, in particolare in quelli con fattori di rischio noti ed entro i primi 12 mesi, quando usato in associazione con desametasone. I pazienti con fattori di rischio noti, inclusa una trombosi pregressa, devono essere attentamente monitorati e devono essere adottate misure volte a cercare di ridurre al minimo tutti i fattori di rischio modificabili (ad es., tabagismo, ipertensione e iperlipidemia).

Eventi tromboembolici venosi e arteriosi

Nei pazienti affetti da mieloma multiplo, l'associazione di lenalidomide con desametasone è correlata ad un aumento del rischio di tromboembolia venosa (prevalentemente trombosi venosa profonda ed embolia polmonare). Il rischio di tromboembolia venosa e di embolia polmonare è stato osservato in misura minore con lenalidomide in associazione con melfalan e prednisone.

Nei pazienti affetti da mieloma multiplo, sindromi mielodisplastiche e linfoma mantellare, il trattamento con lenalidomide in monoterapia è stato associato a un minor rischio di tromboembolia venosa (prevalentemente trombosi venosa profonda ed embolia polmonare) rispetto ai pazienti affetti da mieloma multiplo trattati con lenalidomide in terapia di associazione (vedere paragrafi 4.5 e 4.8).

Nei pazienti affetti da mieloma multiplo, l'associazione di lenalidomide e desametasone è correlata a un aumentato rischio di tromboembolia arteriosa (prevalentemente infarto del miocardio e accidente cerebrovascolare) che è stato osservato in misura minore con lenalidomide in associazione con melfalan e prednisone. Il rischio di tromboembolia arteriosa è inferiore nei pazienti con mieloma multiplo trattati con lenalidomide in monoterapia rispetto ai pazienti con mieloma multiplo trattati con lenalidomide in terapia di associazione.

Di conseguenza, i pazienti con fattori di rischio noti di tromboembolia, inclusa la trombosi pregressa, devono essere attentamente monitorati. È necessario intraprendere delle azioni volte a cercare di ridurre al minimo tutti i fattori di rischio modificabili (ad es., tabagismo, ipertensione e iperlipidemia). Anche la somministrazione concomitante di agenti eritropoietici o una precedente anamnesi di eventi tromboembolici potrebbe aumentare il rischio trombotico in questi pazienti. Pertanto, gli agenti eritropoietici, o altri agenti che potrebbero aumentare il rischio di trombosi, come la terapia ormonale sostitutiva, devono essere usati con cautela nei pazienti con mieloma multiplo che assumono lenalidomide con desametasone. Una concentrazione di emoglobina superiore a 12 g/dl deve portare alla sospensione degli agenti eritropoietici.

I pazienti e i medici devono prestare attenzione ai segni e ai sintomi di tromboembolia. È necessario istruire i pazienti a rivolgersi al medico qualora presentassero sintomi quali respiro affannoso, dolore al petto, gonfiore alle braccia o alle gambe. Si raccomanda l'uso di medicinali antitrombotici profilattici, soprattutto nei pazienti con fattori di rischio trombotico aggiuntivi. La decisione di adottare misure profilattiche antitrombotiche deve essere presa dopo un'attenta valutazione dei fattori di rischio sottostanti del singolo paziente.

Se il paziente manifesta eventuali eventi tromboembolici, il trattamento deve essere interrotto e deve essere iniziata la terapia anticoagulante standard. Una volta che il paziente è stato stabilizzato con il trattamento anticoagulante e le eventuali complicanze dell'evento tromboembolico sono state gestite, il trattamento con lenalidomide può essere riavviato alla dose originale in base alla valutazione di rischio e beneficio. Il paziente deve continuare la terapia anticoagulante durante il ciclo di trattamento con lenalidomide.

Ipertensione polmonare

Casi di ipertensione polmonare, alcuni fatali, sono stati riportati in pazienti trattati con lenalidomide. I pazienti devono essere valutati per segni e sintomi di malattia cardiopolmonare sottostante prima di iniziare e durante la terapia con lenalidomide.

Neutropenia e trombocitopenia

Le principali tossicità limitanti la dose di lenalidomide includono neutropenia e trombocitopenia. Un emocromo completo, comprensivo di conta dei globuli bianchi con differenziale, conta piastrinica, emoglobina ed ematocrito, deve essere eseguito al basale, ogni settimana per le prime 8 settimane di trattamento con lenalidomide e, successivamente, una volta al mese per monitorare le citopenie. Nei pazienti con linfoma mantellare, il programma di monitoraggio dovrebbe essere ogni 2 settimane nei Cicli 3 e 4 e, successivamente, all'inizio di ogni ciclo. Nel linfoma follicolare, il programma di monitoraggio dovrebbe essere settimanale per le prime 3 settimane del ciclo 1 (28 giorni), ogni 2 settimane durante i cicli 2-4 e poi, successivamente, all'inizio di ciascun ciclo. Potrebbe rendersi necessaria un'interruzione e/o una riduzione della dose (vedere paragrafo 4.2).

In caso di neutropenia, il medico dovrebbe prendere in considerazione l'uso di fattori di crescita nella gestione del paziente. I pazienti devono essere avvertiti di riferire immediatamente la comparsa di episodi febbrili.

Ai pazienti e ai medici si consiglia di prestare attenzione ai segni e ai sintomi di sanguinamento, tra cui petecchie ed epistassi, specialmente nei pazienti che ricevono medicinali concomitanti suscettibili di indurre emorragie (vedere paragrafo 4.8, Disturbi emorragici).

La somministrazione concomitante di lenalidomide con altri agenti mielosoppressori deve essere intrapresa con cautela.
  • Pazienti con mieloma multiplo di nuova diagnosi che si sono sottoposti a trapianto autologo di cellule staminali (ASCT) trattati con mantenimento con lenalidomide
Le reazioni avverse segnalate nello studio CALGB 100104 hanno incluso gli eventi riferiti dopo l'assunzione di alte dosi di melfalan (HDM) e ASCT (HDM/ASCT) così come eventi correlati al periodo di trattamento con mantenimento. Una seconda analisi ha identificato gli eventi che si sono manifestati dopo l'inizio del trattamento di mantenimento. Nello studio IFM 2005-02, le reazioni avverse si sono manifestate solo durante il periodo del trattamento di mantenimento.

Nel complesso, la neutropenia di Grado 4 è stata osservata con una frequenza maggiore nei bracci di mantenimento con lenalidomide rispetto ai bracci di mantenimento con placebo nei 2 studi che valutavano il mantenimento con lenalidomide in pazienti con NDMM che si erano sottoposti ad ASCT (rispettivamente, 32,1% rispetto a 26,7% [16,1% rispetto a 1,8% dopo l'inizio del trattamento di mantenimento] nello studio CALGB 100104 e 16,4% rispetto a 0,7% nello studio IFM 2005-02). EA di neutropenia emergenti dal trattamento che hanno portato alla sospensione di lenalidomide sono stati segnalati rispettivamente nel 2,2% dei pazienti nello studio CALGB 100104 e nel 2,4% dei pazienti nello studio IFM 2005-02. La neutropenia febbrile di Grado 4 è stata segnalata con frequenze simili nei bracci di mantenimento con lenalidomide rispetto ai bracci di mantenimento con placebo in entrambi gli studi (rispettivamente, 0,4% rispetto a 0,5% [0,4% rispetto a 0,5% dopo l'inizio del trattamento di mantenimento] nello studio CALGB 100104 e 0,3% rispetto a 0% nello studio IFM 2005-02). I pazienti devono essere avvertiti di riferire immediatamente la comparsa di episodi febbrili, potrebbe rendersi necessaria un'interruzione del trattamento e/o una riduzione della dose (vedere paragrafo 4.2).

La trombocitopenia di Grado 3 o 4 è stata osservata con una frequenza maggiore nei bracci di mantenimento con lenalidomide rispetto ai bracci di mantenimento con placebo negli studi che valutavano il mantenimento con lenalidomide in pazienti con NDMM che si erano sottoposti ad ASCT (rispettivamente, 37,5% rispetto a 30,3% [17,9% rispetto a 4,1% dopo l'inizio del trattamento di mantenimento] nello studio CALGB 100104 e 13,0% rispetto a 2,9% nello studio IFM 2005-02). Ai pazienti e ai medici si consiglia di prestare attenzione ai segni e ai sintomi di sanguinamento, tra cui petecchie ed epistassi, specialmente nei pazienti che ricevono medicinali concomitanti suscettibili di indurre emorragie (vedere paragrafo 4.8, Disturbi emorragici).
  • Mieloma multiplo di nuova diagnosi: pazienti non idonei al trapianto, trattati con lenalidomide in associazione con bortezomib e desametasone
La neutropenia di Grado 4 è stata osservata con una frequenza minore nel braccio trattato con lenalidomide in associazione con bortezomib e desametasone (RVd) rispetto al braccio di confronto Rd (2,7% rispetto a 5,9%) nello studio SWOG S0777. La neutropenia febbrile di Grado 4 è stata segnalata con frequenze simili nel braccio RVd e nel braccio Rd (0,0% rispetto a 0,4%). I pazienti devono essere avvertiti di riferire immediatamente la comparsa di episodi febbrili; potrebbe rendersi necessaria un'interruzione del trattamento e/o una riduzione della dose (vedere paragrafo 4.2).

La trombocitopenia di Grado 3 o 4 è stata osservata con una frequenza maggiore nel braccio RVd rispetto al braccio di confronto Rd (17,2% rispetto a 9,4%).
  • Mieloma multiplo di nuova diagnosi: pazienti non idonei al trapianto, trattati con lenalidomide in associazione con basse dosi di desametasone
La neutropenia di Grado 4 è stata osservata nei bracci lenalidomide in associazione con desametasone in misura minore rispetto al braccio di confronto (8,5% nel braccio Rd [trattamento continuo] e nel braccio Rd18 [trattamento per 18 cicli di 4 settimane] rispetto al 15% nel braccio melfalan/prednisone/talidomide, vedere paragrafo 4.8). Gli episodi di neutropenia febbrile di Grado 4 sono stati coerenti con il braccio di confronto (0,6% nei pazienti trattati nei bracci Rd e Rd18 con lenalidomide/desametasone rispetto a 0,7% nel braccio melfalan/prednisone/talidomide, vedere paragrafo 4.8).

La trombocitopenia di Grado 3 o 4 è stata osservata in misura minore nei bracci Rd e Rd18 rispetto al braccio di confronto (rispettivamente, 8,1% rispetto a 11,1%).
  • Mieloma multiplo di nuova diagnosi: pazienti non idonei al trapianto, trattati con lenalidomide in associazione con melfalan e prednisone
L'associazione di lenalidomide con melfalan e prednisone nelle sperimentazioni cliniche su pazienti con mieloma multiplo di nuova diagnosi è correlata a una maggiore incidenza di neutropenia di Grado 4 (34,1% dei pazienti trattati nel braccio melfalan, prednisone e lenalidomide seguito da lenalidomide [MPR+R] e melfalan, prednisone e lenalidomide, seguito da placebo [MPR+p] rispetto al 7,8% dei pazienti trattati nel braccio MPp+p; vedere paragrafo 4.8). Episodi di neutropenia febbrile di Grado 4 sono stati osservati non di frequente (1,7% nei pazienti trattati con MPR+R/MPR+p rispetto allo 0,0% nei pazienti trattati con MPp+p; vedere paragrafo 4.8).

L'associazione di lenalidomide con melfalan e prednisone nei pazienti con mieloma multiplo è correlata a una maggiore incidenza di trombocitopenia di Grado 3 e di Grado 4 (40,4% nei pazienti trattati con MPR+R/MPR+p rispetto al 13,7% nei pazienti trattati con MPp+p; vedere paragrafo 4.8).
  • Mieloma multiplo: pazienti con almeno una terapia precedente
L'associazione di lenalidomide e desametasone nei pazienti con mieloma multiplo e almeno una terapia precedente è correlata a una maggiore incidenza di neutropenia di Grado 4 (5,1% nei pazienti trattati con lenalidomide/desametasone rispetto allo 0,6% nei pazienti trattati con placebo/desametasone; vedere paragrafo 4.8). Episodi di neutropenia febbrile di Grado 4 sono stati osservati non di frequente (0,6% nei pazienti trattati con lenalidomide/desametasone rispetto allo 0,0% nei pazienti trattati con placebo/desametasone; vedere paragrafo 4.8).

L'associazione di lenalidomide e desametasone nei pazienti con mieloma multiplo è correlata a una maggiore incidenza di trombocitopenia di Grado 3 e di Grado 4 (rispettivamente 9,9% e 1,4% nei pazienti trattati con lenalidomide/desametasone rispetto al 2,3% e allo 0,0% nei pazienti trattati con placebo/desametasone; vedere paragrafo 4.8).
  • Sindromi mielodisplastiche
Il trattamento con lenalidomide nei pazienti con sindromi mielodisplastiche è associato a una maggiore incidenza di neutropenia e trombocitopenia di Grado 3 e 4 rispetto ai pazienti trattati con placebo (vedere paragrafo 4.8).
  • Linfoma mantellare
Il trattamento con lenalidomide nei pazienti con linfoma mantellare è associato a una maggiore incidenza di neutropenia di Grado 3 e 4 rispetto ai pazienti nel braccio di controllo (vedere paragrafo 4.8).
  • Linfoma follicolare
L'associazione di lenalidomide e rituximab nei pazienti con linfoma follicolare è correlata a una maggiore incidenza di neutropenia di Grado 3 o 4 rispetto ai pazienti nel braccio placebo/rituximab. La neutropenia febbrile e la trombocitopenia di Grado 3 o 4 sono state più comunemente osservate nel braccio lenalidomide/rituximab (vedere paragrafo 4.8).

Patologie della tiroide

Sono stati segnalati casi di ipotiroidismo e casi di ipertiroidismo. Si raccomanda il controllo ottimale delle condizioni di comorbidità che influenzano la funzionalità tiroidea prima dell'inizio del trattamento. Si raccomanda il monitoraggio al basale e continuativo della funzionalità tiroidea.

Neuropatia periferica

Lenalidomide è strutturalmente correlato a talidomide, che è noto per causare una grave neuropatia periferica.

Non è stato osservato alcun aumento della neuropatia periferica con lenalidomide in associazione con desametasone o con melfalan e prednisone o con lenalidomide in monoterapia o con l'uso a lungo termine di lenalidomide per il trattamento del mieloma multiplo di nuova diagnosi.

L'associazione di lenalidomide con bortezomib e desametasone per via endovenosa nei pazienti con mieloma multiplo è correlata a una maggiore frequenza di neuropatia periferica. La frequenza è risultata inferiore quando bortezomib è stato somministrato per via sottocutanea. Per ulteriori informazioni, vedere il paragrafo 4.8 e l'RCP di bortezomib.

Reazione di esacerbazione tumorale e sindrome da lisi tumorale

Poiché lenalidomide presenta attività anti-neoplastica, potrebbero manifestarsi le complicanze della sindrome da lisi tumorale (SLT). casi di La SLT e la reazione di esacerbazione tumorale (TFR), inclusi casi fatali, sono stati riportati (vedere paragrafo 4.8). I pazienti a rischio di SLT e TFR sono quelli con un elevato carico tumorale prima del trattamento. È necessario agire con cautela quando si inizia la somministrazione di lenalidomide a questi pazienti. Essi devono essere attentamente monitorati, specialmente durante il primo ciclo o l'incremento della dose e devono essere adottate precauzioni opportune.
  • Linfoma mantellare
Si raccomanda un attento monitoraggio e un'attenta valutazione della TFR. I pazienti con Indice prognostico internazionale del linfoma mantellare (MIPI) elevato alla diagnosi o malattia massiva (almeno una lesione ≥7 cm nel diametro più lungo) al basale potrebbero essere a rischio di TFR. La reazione di esacerbazione tumorale potrebbe mimare la progressione della malattia (PD). Negli studi MCL-002 e MCL-001, i pazienti che avevano manifestato TFR di Grado 1 e 2 sono stati trattati con corticosteroidi, FANS e/o analgesici narcotici per la gestione dei sintomi della TFR. La decisione di adottare misure terapeutiche per la TFR deve essere presa dopo un'attenta valutazione clinica del singolo paziente (vedere paragrafi 4.2 e 4.8).
  • Linfoma follicolare
Si raccomanda un attento monitoraggio e un'attenta valutazione della TFR. L'esacerbazione tumorale potrebbe mimare la PD. I pazienti che avevano manifestato TFR di Grado 1 e 2 sono stati trattati con corticosteroidi, FANS e/o analgesici narcotici per la gestione dei sintomi della TFR. La decisione di adottare misure terapeutiche per la TFR deve essere presa dopo un'attenta valutazione clinica del singolo paziente (vedere paragrafi 4.2 e 4.8).

Si raccomanda un attento monitoraggio e un'attenta valutazione della SLT. I pazienti devono essere ben idratati e ricevere una profilassi per la SLT, in aggiunta ai prelievi per i pannelli ematochimici settimanali durante il primo ciclo, o più a lungo, quando clinicamente indicato (vedere paragrafi 4.2 e 4.8).

Carico tumorale
  • Linfoma mantellare
Lenalidomide non è raccomandato per il trattamento di pazienti con carico tumorale elevato se sono disponibili opzioni di trattamento alternative.

Decesso prematuro

Nello studio MCL-002 vi è stato nel complesso un apparente aumento di decessi prematuri (entro 20 settimane). I pazienti con un elevato carico tumorale al basale sono a maggior rischio di decesso prematuro, si sono avuti 16/81 (20%) decessi prematuri nel braccio lenalidomide e 2/28 (7%) decessi prematuri nel braccio di controllo. Dopo 52 settimane le cifre corrispondenti erano 32/81 (40%) e 6/28 (21%) (vedere paragrafo 5.1).

Reazioni avverse

Nello studio MCL-002, durante il ciclo 1 del trattamento, 11/81 (14%) pazienti con elevato carico tumorale sono stati ritirati dalla terapia nel braccio lenalidomide rispetto a 1/28 (4%) nel gruppo di controllo. Il motivo principale per il ritiro dal trattamento dei pazienti con elevato carico tumorale durante il ciclo 1 del trattamento nel braccio lenalidomide è stata la presenza di eventi avversi, 7/11 (64%).

I pazienti con elevato carico tumorale devono pertanto essere attentamente monitorati per le reazioni avverse (vedere paragrafo 4.8) inclusi i segni di reazione di esacerbazione tumorale (TFR). Fare riferimento al paragrafo 4.2 per gli aggiustamenti della dose in caso di TFR. Viene definito “elevato carico tumorale“ la presenza di almeno una lesione ≥5 cm di diametro o di 3 lesioni ≥3 cm.

Reazioni allergiche e reazioni cutanee gravi

In pazienti trattati con lenalidomide sono stati segnalati casi di reazioni allergiche, tra cui angioedema, reazione anafilattica e gravi reazioni cutanee, incluse SJS, NET e DRESS (vedere paragrafo 4.8). I pazienti devono essere informati dei segni e dei sintomi di queste reazioni dai propri medici prescrittori e deve essere detto loro di rivolgersi immediatamente a un medico qualora sviluppassero questi sintomi. Lenalidomide deve essere interrotto in caso di angioedema, reazione anafilattica, eruzione cutanea esfoliativa o bollosa o nel caso si sospetti la SJS, la NET o la DRESS e non deve essere ripreso dopo l'interruzione a causa di queste reazioni. L'interruzione o la sospensione di lenalidomide deve essere presa in considerazione per altre forme di reazioni cutanee, a seconda della gravità. I pazienti con pregresse reazioni allergiche durante il trattamento con talidomide devono essere attentamente monitorati, in quanto è stata riportata in letteratura una possibile reazione crociata tra lenalidomide e talidomide. I pazienti con un'anamnesi di grave eruzione cutanea associata al trattamento con talidomide non devono ricevere lenalidomide.

Seconde neoplasie maligne primarie

Un aumento di seconde neoplasie maligne primarie (SPM) è stato osservato in sperimentazioni cliniche su pazienti con mieloma precedentemente trattati cui veniva somministrato lenalidomide/desametasone (3,98 per 100 anni/persona) rispetto ai controlli (1,38 per 100 anni/persona). Le SPM non invasive comprendono i carcinomi cutanei basocellulari o squamocellulari. La maggior parte delle SPM invasive erano tumori maligni solidi.

Nelle sperimentazioni cliniche su pazienti con mieloma multiplo di nuova diagnosi e non idonei al trapianto, è stato osservato un aumento di 4,9 volte il tasso di incidenza delle SPM ematologiche (casi di LMA, SMD) nei pazienti trattati con lenalidomide in associazione con melfalan e prednisone fino alla progressione (1,75 per 100 anni/persona) rispetto a melfalan in associazione con prednisone (0,36 per 100 anni/persona).

È stato osservato un aumento di 2,12 volte il tasso di incidenza delle SPM da tumore solido nei pazienti trattati con lenalidomide (9 cicli) in associazione con melfalan e prednisone (1,57 per 100 anni/persona) rispetto a melfalan in associazione con prednisone (0,74 per 100 anni/persona).

Nei pazienti trattati con lenalidomide in associazione con desametasone fino a progressione o per 18 mesi, il tasso di incidenza delle SPM ematologiche (0,16 per 100 anni/persona) non risultava aumentato rispetto a talidomide in associazione con melfalan e prednisone (0,79 per 100 anni/persona).

È stato osservato un aumento di 1,3 volte il tasso di incidenza delle SPM da tumore solido nei pazienti trattati con lenalidomide in associazione con desametasone fino a progressione o per 18 mesi (1,58 per 100 anni/persona) rispetto a talidomide in associazione con melfalan e prednisone (1,19 per 100 anni/persona).

Nei pazienti con mieloma multiplo di nuova diagnosi trattati con lenalidomide in associazione con bortezomib e desametasone, il tasso di incidenza delle SPM ematologiche era 0,00–0,16 per 100 anni/persona, mentre il tasso di incidenza delle SPM da tumore solido era 0,21–1,04 per 100 anni/persona.

L'aumento del rischio di seconde neoplasie maligne primarie associate a lenalidomide è rilevante anche nel quadro del NDMM dopo il trapianto di cellule staminali. Sebbene questo rischio non sia ancora completamente definito, deve essere tenuto presente quando si considera e si utilizza lenalidomide in questo contesto.

Il tasso di incidenza delle neoplasie ematologiche maligne, in particolare LMA, SMD e tumori maligni dei linfociti B (compreso il linfoma di Hodgkin) è stato di 1,31 per 100 anni/persona nei bracci lenalidomide e di 0,58 per 100 anni/persona nei bracci placebo (1,02 per 100 anni/persona per i pazienti esposti a lenalidomide dopo ASCT e 0,60 per 100 anni/persona per i pazienti non esposti a lenalidomide dopo ASCT). Il tasso di incidenza delle SPM da tumori solidi è stato di 1,36 per 100 anni/persona nei bracci lenalidomide e di 1,05 per 100 anni/persona nei bracci placebo (1,26 per 100 anni/persona per i pazienti esposti a lenalidomide dopo ASCT e 0,60 per 100 anni/persona per i pazienti non esposti a lenalidomide dopo ASCT).

Il rischio di comparsa di SPM ematologiche deve essere preso in considerazione prima di iniziare il trattamento con lenalidomide o in associazione con melfalan o immediatamente dopo melfalan ad alte dosi e ASCT. I medici devono valutare attentamente i pazienti prima e durante il trattamento utilizzando lo screening standard per il tumore per determinare la presenza di SPM e istituire il trattamento indicato.

Progressione a leucemia mieloide acuta nella SMD a rischio basso e intermedio-1
  • Cariotipo
Le variabili al basale, compresa la citogenetica complessa, sono associate alla progressione verso la LMA nei soggetti dipendenti dalla trasfusione con anomalia Del (5q). In un'analisi combinata di due sperimentazioni cliniche di lenalidomide sulle sindromi mielodisplastiche a rischio basso o intermedio-1, i soggetti che presentavano una citogenetica complessa avevano il rischio cumulativo stimato più elevato di progressione verso la LMA a 2 anni (38,6%). Il tasso stimato di progressione a 2 anni verso la LMA nei pazienti con un'anomalia isolata Del (5q) era del 13,8%, rispetto al 17,3% per i pazienti con Del (5q) e un'ulteriore anomalia citogenetica.

Di conseguenza, il rapporto di rischio/beneficio di lenalidomide, quando la SMD è associata a Del (5q) e alla citogenetica complessa, non è noto.
  • Stato del gene TP53
Una mutazione del gene TP53 è presente nel 20-25% dei pazienti con SMD Del 5q a basso rischio ed è associata ad un rischio più elevato di progressione a leucemia mieloide acuta (LMA). In un'analisi post-hoc di una sperimentazione clinica di lenalidomide sulle sindromi mielodisplastiche a rischio basso o intermedio-1 (MDS-004), il tasso stimato di progressione a 2 anni verso la LMA era del 27,5% nei pazienti con positività a IHC-p53 (livello di cut-off dell'1% con forte colorazione nucleare, utilizzando la valutazione immunoistochimica della proteina p53 come surrogato dello stato di mutazione di TP53) e del 3,6% nei pazienti con negatività a IHC-p53 (p=0,0038) (vedere paragrafo 4.8).

Progressione ad altre neoplasie maligne nel linfoma mantellare

Nel linfoma mantellare, i rischi identificati sono LMA, neoplasie maligne dei linfociti B e carcinomi della pelle non melanoma (NMSC).

Seconde neoplasie primarie maligne nel linfoma follicolare

In uno studio sul linfoma non Hodgkin indolente (iNHL) recidivante/refrattario che comprendeva pazienti con linfoma follicolare, non è stato osservato alcun aumento del rischio di SPM nel braccio lenalidomide/rituximab, rispetto al braccio placebo/rituximab. Le SPM ematologiche correlate alla LMA si sono manifestate in 0,29 per 100 anni/persona nel braccio lenalidomide/rituximab rispetto a 0,29 per 100 anni/persona nei pazienti che ricevevano placebo/rituximab. Il tasso di incidenza delle SPM ematologiche più da tumori solidi (esclusi i carcinomi della pelle non melanoma) era di 0,87 per 100 anni/persona nel braccio lenalidomide/rituximab, rispetto a 1,17 per 100 anni/persona nei pazienti che avevano ricevuto placebo/rituximab con un follow-up mediano di 30,59 mesi (intervallo 0,6-50,9 mesi).

I carcinomi della pelle non melanoma sono rischi identificati e comprendono i carcinomi cutanei squamocellulari e i carcinomi basocellulari.

I medici devono monitorare i pazienti per verificare lo sviluppo delle SPM. Nel prendere in considerazione il trattamento con lenalidomide, si deve tener conto sia dei potenziali benefici di lenalidomide sia del rischio di SPM.

Patologie epatiche

La compromissione epatica, inclusi i casi con esito fatale, è stata segnalata nei pazienti trattati con lenalidomide in terapia di associazione: sono state segnalate compromissione epatica acuta, epatite tossica, epatite citolitica, epatite colestatica ed epatite mista citolitica/colestatica. I meccanismi di grave epatotossicità indotta da farmaci rimangono sconosciuti anche se, in alcuni casi, le malattie epatiche virali preesistenti, i valori degli enzimi epatici elevati al basale e l'eventuale trattamento con antibiotici potrebbero essere dei fattori di rischio.

Anomalie nei test della funzionalità epatica sono state comunemente segnalate ed erano generalmente asintomatiche e reversibili all'interruzione del dosaggio. Una volta che i parametri ritornano ai valori del basale, si potrebbe prendere in considerazione il trattamento a una dose inferiore.

Lenalidomide viene escreto dai reni. È importante regolare il dosaggio dei pazienti con compromissione renale al fine di evitare livelli plasmatici che possono aumentare il rischio di reazioni avverse più elevate o di epatotossicità. Si raccomanda il monitoraggio della funzionalità epatica, in particolare quando vi è un'anamnesi di o un'infezione epatica virale concomitante o quando lenalidomide è associato con medicinali noti per essere correlati a disfunzioni epatiche.

Infezione con o senza neutropenia

I pazienti con mieloma multiplo sono inclini a sviluppare infezioni, inclusa la polmonite. È stato osservato un tasso più elevato di infezioni con lenalidomide in associazione con desametasone rispetto a MPT nei pazienti con NDMM non idonei al trapianto e con il mantenimento con lenalidomide rispetto al placebo nei pazienti con NDMM che si sono sottoposti ad ASCT. In meno di un terzo dei pazienti si sono manifestate infezioni di Grado ≥3 in un quadro di neutropenia. I pazienti con fattori di rischio noti per le infezioni devono essere attentamente monitorati. A tutti i pazienti deve essere consigliato di rivolgersi immediatamente al medico al primo segno di infezione (ad es., tosse, febbre, ecc.) consentendone, così, la gestione precoce per ridurne la gravità.

Riattivazione virale

Sono stati segnalati casi di riattivazione virale in pazienti trattati con lenalidomide, compresi casi seri di riattivazione del virus dell'herpes zoster o dell'epatite B (HBV).

Alcuni dei casi di riattivazione virale hanno avuto esito fatale.

Alcuni dei casi di riattivazione del virus dell'herpes zoster hanno comportato herpes zoster disseminato, meningite da herpes zoster o herpes zoster oftalmico che hanno necessitato di una temporanea sospensione o di un'interruzione permanente del trattamento con lenalidomide e di un adeguato trattamento antivirale.

La riattivazione dell'epatite B è stata segnalata di rado nei pazienti trattati con lenalidomide precedentemente infettati dal virus dell'epatite B (HBV). Alcuni di questi casi sono progrediti fino alla compromissione epatica acuta con conseguente interruzione di lenalidomide e adeguato trattamento antivirale. Lo stato del virus dell'epatite B deve essere stabilito prima di iniziare il trattamento con lenalidomide. Per i pazienti che risultano positivi all'infezione da HBV, si raccomanda il consulto con un medico con esperienza nel trattamento dell'epatite B.

Si deve prestare attenzione quando lenalidomide viene utilizzato in pazienti precedentemente infettati da HBV, compresi quei pazienti che risultano positivi per anti-HBc ma negativi per HBsAg. Questi pazienti devono essere attentamente monitorati per verificare la presenza di segni e sintomi di infezione da HBV attiva durante tutta la terapia.

Leucoencefalopatia multifocale progressiva

Con lenalidomide sono stati segnalati casi di leucoencefalopatia multifocale progressiva (LMP), inclusi casi fatali. La LMP è stata segnalata da diversi mesi a diversi anni dopo l'inizio del trattamento con lenalidomide. I casi sono stati generalmente segnalati in pazienti che assumevano desametasone concomitante o che avevano assunto un trattamento precedente con altra chemioterapia immunosoppressiva. I medici dovrebbero monitorare i pazienti a intervalli regolari e dovrebbero prendere in considerazione la LMP nella diagnosi differenziale in pazienti con sintomi neurologici nuovi o in peggioramento, segni o sintomi cognitivi o comportamentali. Ai pazienti dovrebbe anche essere consigliato di informare il/la proprio/a compagno/a o badande in merito al trattamento, poiché potrebbe notare sintomi di cui il paziente non è consapevole.

La valutazione della LMP dovrebbe essere basata sull'esame neurologico, sulla risonanza magnetica per immagini del cervello e sull'analisi del liquido cerebrospinale per il DNA del virus JC (JCV) mediante reazione a catena della polimerasi (PCR) o su una biopsia cerebrale con test per il JCV. Un test JCV mediante PCR negativo non esclude la presenza di LMP. Se non è possibile stabilire una diagnosi alternativa, possono essere giustificati un ulteriore follow-up e una valutazione.

Se si sospetta la presenza di LMP, l'ulteriore dosaggio deve essere sospeso fino a quando questa non sarà stata esclusa. Se la LMP viene confermata, lenalidomide deve essere sospeso in via definitiva.

Pazienti con mieloma multiplo di nuova diagnosi

Si è registrato un tasso di intolleranza più elevato (eventi avversi di Grado 3 o 4, eventi avversi seri, interruzione) in pazienti con età >75 anni, malattia allo Stadio III secondo l'International Staging System (ISS), punteggio dello stato di validità secondo l'Eastern Cooperative Oncology Group (PS ECOG) ≥2 o ClCr <60 ml/min quando lenalidomide veniva somministrato in associazione. I pazienti devono essere attentamente valutati per la loro capacità di tollerare lenalidomide in associazione, tenendo conto di età, stadio ISS III, PS ECOG ≥2 o ClCr <60 ml/min (vedere paragrafi 4.2 e 4.8).

Cataratta

La cataratta è stata segnalata con frequenza maggiore nei pazienti trattati con lenalidomide in associazione con desametasone, in particolare quando utilizzato per un tempo prolungato. Si raccomanda il monitoraggio regolare della capacità visiva.

Eccipienti

Le capsule di Lenalidomide Piramal contengono lattosio. I pazienti affetti da rari problemi ereditari di intolleranza al galattosio, da deficit totale di lattasi, o da malassorbimento di glucosio-galattosio, non devono assumere questo medicinale.

Questo medicinale contiene meno di 1 mmol di sodio (23 mg) per capsula, cioè essenzialmente “senza sodio“.

[Per la concentrazione da 2,5 mg]

Le capsule di Lenalidomide Piramal contengono rosso allura AC (E129) che può causare reazioni allergiche.

[Per le concentrazioni da 5 mg e 7,5 mg]

Le capsule di Lenalidomide Piramal contengono giallo tramonto FCF (E110) che può causare reazioni allergiche.

[Per la concentrazione da 10 mg]

Le capsule di Lenalidomide Piramal contengono tartrazina (E102), giallo tramonto FCF (E110) e rosso allura AC (E129) che possono causare reazioni allergiche.

[Per la concentrazione da 15 mg]

Le capsule di Lenalidomide Piramal contengono tartrazina (E102) e rosso allura AC (E129) che possono causare reazioni allergiche.

[Per la concentrazione da 20 mg]

Le capsule di Lenalidomide Piramal contengono rosso allura AC (E129) che può causare reazioni allergiche.


INTERAZIONI


Quali farmaci, principi attivi o alimenti possono interagire con l'effetto di Lenalidomide Piramal?


Gli agenti eritropoietici, o altri agenti che potrebbero aumentare il rischio di trombosi, come la terapia ormonale sostitutiva, devono essere usati con cautela nei pazienti con mieloma multiplo che assumono lenalidomide con desametasone (vedere paragrafi 4.4 e 4.8).

Contraccettivi orali

Non sono stati effettuati studi d'interazione sui contraccettivi orali. Lenalidomide non è un induttore enzimatico. In uno studio in vitro con epatociti umani, lenalidomide, a varie concentrazioni testate, non ha indotto CYP1A2, CYP2B6, CYP2C9, CYP2C19 e CYP3A4/5. Pertanto, l'induzione che porta a una ridotta efficacia dei medicinali, compresi i contraccettivi ormonali, non è prevista se lenalidomide viene somministrato in monoterapia. Tuttavia, desametasone è noto per essere un induttore da debole a moderato del CYP3A4 ed è probabile che influisca anche su altri enzimi oltre che sui trasportatori. Non si può escludere che l'efficacia dei contraccettivi orali possa essere ridotta durante il trattamento. Devono essere adottate misure efficaci per evitare la gravidanza (vedere paragrafi 4.4 e 4.6).

Warfarin

La somministrazione concomitante di più dosi da 10 mg di lenalidomide non ha avuto alcun effetto sulla farmacocinetica dei due enantiomeri R- ed S- di una singola dose di warfarin. La somministrazione concomitante di una singola dose da 25 mg di warfarin non ha avuto alcun effetto sulla farmacocinetica di lenalidomide. Tuttavia, non è noto se esiste un'interazione durante l'uso clinico (trattamento concomitante con desametasone). Desametasone è un induttore enzimatico da debole a moderato e i suoi effetti su warfarin non sono noti. Si consiglia un attento monitoraggio della concentrazione di warfarin durante il trattamento.

Digossina

La somministrazione concomitante con lenalidomide 10 mg una volta al giorno ha aumentato l'esposizione plasmatica di digossina (0,5 mg, dose singola) del 14% con un IC (intervallo di confidenza) al 90% [0,52%-28,2%]. Non è noto se l'effetto possa essere diverso nell'uso clinico (dosi superiori di lenalidomide e trattamento concomitante con desametasone). Pertanto, si consiglia il monitoraggio delle concentrazioni di digossina durante il trattamento con lenalidomide.

Statine

Il rischio di rabdomiolisi aumenta quando le statine, anche come semplice additivo, vengono somministrate con lenalidomide. Un maggiore monitoraggio clinico e di laboratorio è giustificato, in particolare durante le prime settimane di trattamento.

Desametasone

La somministrazione concomitante di dosi singole o multiple di desametasone (40 mg una volta al giorno) non ha effetti clinicamente rilevanti sulla farmacocinetica di dosi multiple di lenalidomide (25 mg una volta al giorno).

Interazioni con gli inibitori della glicoproteina P (P-gp)

In vitro, lenalidomide è un substrato della P-gp, ma non è un inibitore della stessa. La somministrazione concomitante di dosi multiple dell'inibitore forte della P-gp, chinidina, (600 mg, due volte al giorno) o dell'inibitore/substrato moderato della P-gp, temsirolimus, (25 mg) non ha effetti clinicamente rilevanti sulla farmacocinetica di lenalidomide (25 mg). La somministrazione concomitante di lenalidomide non altera la farmacocinetica di temsirolimus.


SOVRADOSAGGIO


Cosa fare se avete preso una dose eccessiva di Lenalidomide Piramal?


Non vi è alcuna esperienza specifica nella gestione del sovradosaggio di lenalidomide nei pazienti anche se, in studi di incremento progressivo della dose, alcuni pazienti sono stati esposti fino a 150 mg e, in studi con dose singola, alcuni pazienti sono stati esposti fino a 400 mg. La tossicità limitante la dose in questi studi era essenzialmente di natura ematologica. In caso di sovradosaggio, si consiglia una terapia di supporto.


GRAVIDANZA E ALLATTAMENTO


E' possibile prendere Lenalidomide Piramal durante la gravidanza e l'allattamento?


A causa del potenziale teratogeno, lenalidomide deve essere prescritto nell'ambito di un Programma di prevenzione della gravidanza (vedere paragrafo 4.4), a meno che non vi siano prove affidabili che la paziente non sia in età fertile.

Donne in età fertile/Contraccezione negli uomini e nelle donne

Le donne in età fertile devono usare misure contraccettive efficaci. In caso di gravidanza in una donna trattata con lenalidomide, il trattamento deve essere interrotto e la paziente deve essere indirizzata ad un medico specializzato o esperto in teratologia per valutazione e consiglio. In caso di gravidanza in una compagna di un paziente trattato con lenalidomide, si raccomanda di indirizzare la compagna ad un medico specializzato o esperto in teratologia per valutazione e consiglio.

Lenalidomide è presente nel liquido seminale umano a livelli estremamente bassi durante il trattamento e non è rilevabile nel liquido seminale umano 3 giorni dopo aver interrotto la somministrazione nei soggetti sani (vedere paragrafo 5.2). A titolo precauzionale, e tenendo conto delle popolazioni speciali con un tempo di eliminazione prolungato, come nel caso di compromissione renale, tutti i pazienti di sesso maschile che assumono lenalidomide devono usare il preservativo per tutta la durata del trattamento, durante l'interruzione della dose e per 1 settimana dopo la cessazione del trattamento se la loro compagna è in gravidanza o è in età fertile e non adotta misure contraccettive.

Gravidanza

Lenalidomide è strutturalmente correlato a talidomide. Talidomide è un principio attivo con noto effetto teratogeno nell'essere umano, che causa gravi difetti congeniti potenzialmente letali.

Nelle scimmie, lenalidomide ha indotto malformazioni simili a quelle descritte per talidomide (vedere paragrafo 5.3). Pertanto, essendo previsto un effetto teratogeno di lenalidomide, quest'ultimo è controindicato durante la gravidanza (vedere paragrafo 4.3).

Allattamento

Non è noto se lenalidomide sia escreto nel latte materno. Pertanto, l'allattamento deve essere interrotto durante la terapia con lenalidomide.

Fertilità

Uno studio di fertilità sui ratti con dosi di lenalidomide fino a 500 mg/kg (circa 200-500 volte le dosi raccomandate per l'uomo di, rispettivamente, 25 mg e 10 mg in base alla superficie corporea) non ha prodotto effetti avversi sulla fertilità né tossicità per il genitore.


GUIDA DI VEICOLI E USO DI MACCHINARI


Effetti di Lenalidomide Piramal sulla capacità di guidare veicoli e sull'uso di macchinari


Lenalidomide altera lievemente o moderatamente la capacità di guidare veicoli e usare macchinari. Affaticamento, capogiri, sonnolenza, vertigini e offuscamento della vista sono stati segnalati con l'uso di lenalidomide. Pertanto, si raccomanda cautela quando si guidano veicoli o si usano macchinari.


PRINCIPIO ATTIVO


Lenalidomide Piramal 2,5 mg capsula rigida

Ogni capsula contiene 2,5 mg di lenalidomide.

Eccipiente con effetti noti:

Ogni capsula contiene 53,5 mg di lattosio e 0,0274 mg di rosso allura AC (E129).

Lenalidomide Piramal 5 mg capsula rigida

Ogni capsula contiene 5 mg di lenalidomide.

Eccipiente con effetti noti:

Ogni capsula contiene 107 mg di lattosio e 0,0277 mg di giallo tramonto FCF (E110).

Lenalidomide Piramal 7,5 mg capsula rigida

Ogni capsula contiene 7,5 mg di lenalidomide.

Eccipiente con effetti noti:

Ogni capsula contiene 160,5 mg di lattosio e 0,023 mg di giallo tramonto FCF (E110).

Lenalidomide Piramal 10 mg capsula rigida

Ogni capsula contiene 10 mg di lenalidomide.

Eccipiente con effetti noti:

Ogni capsula contiene 214 mg di lattosio, 0,0436 mg di tartrazina (E102), 0,0119 mg di giallo tramonto FCF (E110) e 0,0153 mg di rosso allura AC (E129).

Lenalidomide Piramal 15 mg capsula rigida

Ogni capsula contiene 15 mg di lenalidomide.

Eccipiente con effetti noti:

Ogni capsula contiene 120 mg di lattosio, 0,0032 mg di tartrazina (E102) e 0,0058 mg di rosso allura AC (E129).

Lenalidomide Piramal 20 mg capsula rigida

Ogni capsula contiene 20 mg di lenalidomide.

Eccipiente con effetti noti:

Ogni capsula contiene 160 mg di lattosio e 0,0011 mg di rosso allura AC (E129).

Lenalidomide Piramal 25 mg capsula rigida

Ogni capsula contiene 25 mg di lenalidomide.

Eccipiente con effetti noti:

Ogni capsula contiene 200 mg di lattosio.

Per l'elenco completo degli eccipienti, vedere paragrafo 6.1.


ECCIPIENTI


Contenuto delle capsule

Lattosio

Cellulosa microcristallina

Sodio croscarmelloso

Magnesio stearato

Involucro della capsula

Lenalidomide Piramal 2,5 mg capsula rigida

Blu brillante FCF (E133)

Eritrosina (E127)

Rosso allura AC (E129)

Ossido di ferro rosso (E172)

Ossido di ferro giallo (E172)

Biossido di titanio (E171)

Gelatina

Lenalidomide Piramal 5 mg capsula rigida

Blu brillante FCF (E133)

Giallo tramonto FCF (E110)

Ossido di ferro nero (E172)

Ossido di ferro rosso (E172)

Ossido di ferro giallo (E172)

Biossido di titanio (E171)

Gelatina

Lenalidomide Piramal 7,5 mg capsula rigida

Blu brillante FCF (E133)

Eritrosina (E127)

Giallo tramonto FCF (E110)

Biossido di titanio (E171)

Gelatina

Lenalidomide Piramal 10 mg capsula rigida

Blu brillante FCF (E133)

Rosso allura AC (E129)

Tartrazina (E102)

Giallo tramonto FCF (E110)

Biossido di titanio (E171)

Gelatina

Lenalidomide Piramal 15 mg capsula rigida

Blu brillante FCF (E133)

Rosso allura AC (E129)

Tartrazina (E102)

Ossido di ferro nero (E172)

Ossido di ferro rosso (E172)

Ossido di ferro giallo (E172)

Biossido di titanio (E171)

Gelatina

Lenalidomide Piramal 20 mg capsula rigida

Blu brillante FCF (E133)

Rosso allura AC (E129)

Ossido di ferro rosso (E172)

Ossido di ferro giallo (E172)

Biossido di titanio (E171)

Gelatina

Lenalidomide Piramal 25 mg capsula rigida

Biossido di titanio (E171)

Gelatina

Inchiostro di stampa

Gommalacca

Propilene glicole (E1520)

Ossido di ferro nero (E172)

Idrossido di potassio (E525)


SCADENZA E CONSERVAZIONE


Scadenza: 36 mesi

Questo medicinale non richiede alcuna condizione particolare di conservazione.


NATURA E CONTENUTO DEL CONTENITORE


Scatola di cartone contenente blister di polivinilcloruro (PVC)/policlorotrifluoroetilene (PCTFE)/alluminio da 7 capsule ciascuno.

Lenalidomide Piramal 2,5 mg e 5 mg

Confezione da 7 o 21 capsule. È possibile che non tutte le confezioni siano commercializzate

Lenalidomide Piramal 7,5 mg, 20 mg e 25 mg

Confezione da 21 capsule.

Lenalidomide Piramal 10 mg e 15 mg

Confezione da 21 capsule.

Data ultimo aggiornamento: 17/04/2024

Nota: Nel contenuto della scheda possono essere presenti dei riferimenti a paragrafi non riportati.

Fonte: CODIFA - L'informatore farmaceutico



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