Allergologia - Argomenti

Ultimo aggiornamento: 24/03/05

Tatto e non solo

L'avvento dell'Euro ha portato con se anche un problema medico inatteso: l'allergia al nichel
I metalli pesanti, infatti, nichel ma anche mercurio, piombo, arsenico, cadmio, alluminio e stagno penetrano in maniera insidiosa nel nostro organismo attraverso cibi, bevande, aria atmosferica, abiti e trasporti, con particolare pericolosità quando si ha un'esposizione cronica a bassi dosaggi. Può succedere così che dopo il contatto con queste sostanze, normalmente innocue, si verifichi una reazione allergica, la più comune delle quali è la dermatite da contatto. I metalli pesanti vengono così annoverati tra gli allergeni da contatto più pericolosi, basti pensare che l'allergia al nichel, principale indiziato insieme al mercurio, interessa il 7-10% della popolazione.

Allergia al nickel
Il nickel è un allergene ben noto che produce una sensibilizzazione attribuita all'uso frequente di gioielleria e, occasionalmente, all'esposizione professionale o meno a tale metallo. Uno studio inglese riferisce di 368 pazienti che presentavano reazione allergica al nichel mediante un patch-test. I pazienti accusavano dermatite iniziata alle mani (41%), al volto (29%), agli arti superiori (4%), agli arti inferiori (2%) o in altre sedi (14%); l'eruzione era generalizzata nel 9% dei casi. Il 23% dei casi venne inquadrato quale dermatite possibilmente professionale, ed il 77% come forma non occupazionale. Le professioni indagate? Commesso di negozi (per il frequente contatto con monete), parrucchiere (uso di forbici placcate con nichel), addetto alle pulizie, lavoratore di metalli, addetto ad industrie alimentari.

Come si manifesta
L'ipersensibilità al nichel si manifesta principalmente con una dermatite da contatto di tipo eczematoso molto caratteristica, con presenza di piccole vescicole, successiva erosione, formazione di croste ed ulteriore desquamazione. L'allergia può però anche manifestarsi, seppure ben più raramente, anche come asma dopo assorbimento del Nichel solfato per via intestinale o per via parenterale. Il nichel solfato si trova in numerosissimi oggetti metallici di uso casalingo (forbici, utensili di cucina, lavelli, ecc) o professionale medico, chirurgico, odontoiatrico, e di abbigliamento (bigiotterie, bottoni, fibbie, cinture, orecchini) nonché in monete, maniglie, sedie ed altri. Pertanto va evitato il contatto con tali oggetti ed in generale con metalli contenenti nichel, oltreché con cemento, detersivi, tinture per capelli; per cucinare viene consigliato l'uso di pentole smaltate, di pirex o alluminio. Va ricordato, infine, che il nichel si trova in tracce in numerosi alimenti, oltre che nei cibi in scatola quali aringhe, ostriche, asparagi, lenticchie, fagioli, piselli, lattuga, cavoli, pomodori, nocciole, liquirizia.

Gli esempi più eclatanti
Si accennava all'inizio all'euro. Ebbene l'allergia alla nuova moneta è scientificamente provata. Lo ha confermato uno studio svedese, pubblicato sulla rivista "Contact Dermatitis", secondo il quale a scatenare un'infiammazione della pelle o fastidiose bollicine sono le monete da uno o due euro. Contengono, infatti, tanto nichel da provocare un eczema da contatto nelle persone allergiche a questo metallo. Altra situazione tipica riguarda i piercing, sempre più in voga tra i giovani. Un recente convegno a Rotterdam ha evidenziato come spesso il "rito del buco" sia accompagnato da eccessiva superficialità con conseguenze anche gravi. Tra queste l'allergia da contatto ai metalli inseriti, l'utilizzo frequente di leghe contenenti nichel determina rossori e pruriti. Non solo. Se il monile è applicato in zone di frizione, come l'ombelico, possono spuntare infiammazioni e infezioni con pus. Un recente studio condotto dall'Ispesl (Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza sul lavoro), infine, ha evidenziato come tra i fattori scatenanti malattie della pelle, causa di alcuni dei tre milioni e 800.000 infortuni che si verificano ogni anno in casa, ci siano i detersivi. Vi si annidano, infatti, quantità variabili di nichel, cobalto e cromo tri ed esavalente, probabilmente rilasciate dai macchinari durante il ciclo di produzione.

Allergia al mercurio
Sull'argomento la letteratura scientifica è molto ricca ma contraddittoria. Nella maggioranza dei casi non succede niente: il mercurio, come molte altre sostanze tossiche, viene tollerato dal corpo. Ma esistono persone sensibili o allergiche più di altre e queste potrebbero ammalarsi a causa del mercurio. Ci sono ricercatori, inoltre, che parlano anche di un'intossicazione vera e propria provocata da un accumulo di mercurio nell'organismo nel tempo e che può dare origine ad una serie di disturbi. In Svezia, come recentemente rivelato dalla trasmissione di Raitre "Report", del problema mercurio si parla da venti anni pubblicamente e 400000 persone si riconoscono vittime dell'amalgama, forse perché le bocche degli svedesi hanno il record di otturazioni in amalgama per persona: 15. A Uppsala esiste addirittura la "Clinica dell'amalgama", ovvero l'unica struttura pubblica al mondo che si occupa di patologie associate al mercurio e ad altri metalli pesanti. Se i livelli di mercurio, riscontrati nel liquido spinale e nel sangue, sono alti, lo staff valuta se è il caso di eliminarli o meno e in quel caso il consiglio è di togliere le otturazioni, in uno studio dentistico esperto nelle rimozioni.

Come si manifesta
L'allergia al mercurio può presentarsi in forma localizzata, con reazioni confinate al cavo orale, oppure essere di tipo sistemico. Tipicamente possono comparire dermatiti, eczema, orticaria o reazioni eritematose, con l'interessamento della faccia, del collo, delle braccia e delle gambe e del torace. La percentuale di pazienti palesemente allergici al mercurio contenuto negli amalgami si attesta su valori nell'ordine del 5%, ma occorre ricordare che vari studi hanno evidenziato reazioni di ipersensibilità cutanea al mercurio somministrato tramite patch test fino al 35% dei soggetti portatori di otturazioni, valori ancora maggiori nel caso di metodiche più sensibili quali il MELISA, un test messo a punto proprio in Svezia da una ricercatrice del Karolinska Institutet, in grado di evidenziare anche soggetti normalmente negativi agli altri esami allergologici epicutanei.

Veramente tossica?
I casi clinici sono a fatica riconosciuti dalla scienza perché non esiste una precisa malattia causata dal mercurio ma un insieme enorme di disturbi anche riconducibili ad altre cause. La via principale di penetrazione nell'organismo è inalatoria in quanto l'80% del mercurio in fase di vapore viene assorbito. Durante l'inserimento e la rimozione dell'otturazione, il paziente è esposto ai vapori di mercurio, ma non si sono rilevati superamenti dei limiti di esposizione ai vapori su brevi o lunghi periodi, grazie all'uso di aspiratori specifici. Sulla presenza di mercurio nel sangue, plasma e urine, sono stati condotti molti studi e non sono state rilevate associazioni fra amalgama e concentrazioni di mercurio. Circa laneurotossicità, malattie cardiovascolari e neuromuscolari, le ricerche condotte negli Stati Uniti e in Svezia nel 1992 e nel 1993 negano la presenza di causa-effetto collegabile all'amalgama. L'OMS nel 1991 ha segnalato la possibilità che effetti avversi lievi possano manifestarsi in soggetti sensibili. I dati più recenti, inoltre, indicano che l'amalgama non provoca disfunzioni dell'apparato renale nell'uomo. Insomma tutto tranquillo, non vi sono, infatti dati sufficienti per sostenere gli effetti della lega sul sistema immunitario. È possibile però che si manifesti ipersensibilità al mercurio e ad altri componenti dell'amalgama come i metalli pesanti.

Marco Malagutti

Fonti
Nickel as an Occupational Allergen: A Survey of 368 Nickel-Sensitive Subjects, Archives of Dermatology, 134 (page: 1231), 1998

A Value of epicutaneous patch testing in patients with oral, mucosal lesions of lichenoid character Scand J Dent Res 1994 ;102:216-22

Melisa - an in vitro tool for the study of metal allergy Toxic in Vitro 1994 ;8:991-1000

Nickel Coinage in the United States, West J Med 175(2):112-114, 2001.

Amalgama sotto tiro, Tempo Medico, febbraio 2000

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