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Ultimo aggiornamento: 16/05/03

Furto di vita

Coloro che vivono in condizioni di insicurezza sociale e abbandono economico alla periferia del nuovo ordine mondiale sono realmente i proprietari dei loro corpi? È questa la domanda che ispira l'articolo scritto su Lancet da Nancy Sheper Hughes, professoressa di antropologia all'Università di Berkeley. La portata del problema, del resto, è confermata da questa inserzione comparsa su un quotidiano brasiliano nel 1981: "Sono disposto a vendere qualsiasi organo del mio corpo non indispensabile alla mia sopravvivenza e che possa salvare la vita ad un'altra persona, in cambio di una cifra di denaro tale da consentirmi di mantenere la mia famiglia". A scrivere queste parole un trentenne sposato, padre di due bimbi piccoli, che rintracciato da un giornalista locale rincara la dose: "Farei esattamente quello che ho detto, e non sono pentito della mia offerta. So che l'operazione è difficile e rischiosa, ma venderei qualsiasi organo che non causi la mia morte immediata. Potrebbe essere un rene, o un occhio, perché ne ho due.....Non sono stupido. Voglio che il dottore dapprima mi esamini e mi paghi il denaro prima dell'operazione. E dopo aver pagato i miei debiti, investirò quel che resta nel mercato azionario". Quello che se ne deduce è un concetto di integrità del corpo inesistente, anzi il corpo è addirittura eccessivo al punto che lo si guarda per individuare i doppioni, le parti di ricambio. La nozione illuminista del corpo come proprietà esclusiva dell'individuo- si chiede la Sheper-Hughes- è ancora valida?

Globalizzazione degli organi
Il problema è complesso, un fatto, però, risulta chiaro, capitalismo globale e tecnologia avanzata hanno trasformato la rappresentazione del corpo e dei suoi pezzi. Il trapianto di organi avviene oggi in un ambiente transnazionale in cui chirurghi, pazienti, donatori di organi, riceventi e intermediari, spesso con collegamenti criminali, seguono le nuove vie del capitale e della tecnologia nell'economia globale. Si tratta di uno sconvolgimento inaudito - dichiara l'antropologa, che considera il rapporto tra esseri umani e corpo uno dei temi centrali della ricerca antropologica - in base al quale si assiste ad una mercificazione del corpo o meglio di parti del corpo, che diventa suddivisibile tra parti commerciabili e parti che non lo sono. Di riflesso tutto l'universo della medicina come pratica sociale viene condizionato da questo commercio, il paziente diventa, cioè, un consumatore, un compratore di organi altrui. Il quadro che ne emerge è desolante.

La legge della domanda e dell'offerta
Un'industria sanitaria determinata dal meccanismo della domanda e dell'offerta, questo è il risultato. Le tecnologie di trapianti si sono subito trasferite all'est (Cina Taiwan, India) e al sud (Argentina, Cile e Brasile) e questo ha creato una scarsità globale di organi viventi che ha innescato un movimento dei corpi malati in una direzione, e degli organi sani (adeguatamente conservati) nella direzione opposta, creando un circuito dei corpi e delle loro parti. Un flusso che segue le moderne rotte del capitale, da sud a nord, dal Terzo al Primo mondo. La vera scarsità - dichiara la Hughes - non è di organi ma di pazienti di trapianti con mezzi sufficienti per pagarli. Sono comparsi così negli slum di Bombay, Calcutta e Madras "organ bazar" dove i donatori sono pagati 2-3000 dollari a organo e quello che stupisce è che la gente si assuefa sempre più a quel che prima era inaudito e inaccettabile. In India, per esempio, questi doni sono diventati lo strumento principale con cui genitori disperati sono riusciti ad accasare una figlia creandole una dote con i soldi dell'organo. Ma i casi altrettanto agghiaccianti sono molti e ne è piena la cronaca dei giornali. Addirittura in Cina, gli organi vengono prelevati dai condannati a morte in attesa di esecuzione e in Sudafrica esistono gli scarti riutilizzabili. La direttrice della più grande banca degli occhi di Città del Capo conferma di conservare nei frigoriferi occhi di cadaveri "post-datati" che non verrebbero mai utilizzati in Sudafrica ma che potrebbero servire a soddisfare le richieste dei paesi confinanti. 

Il mercato della vita
Ma si può fare mercato della vita? Una domanda scomoda che solleva la necessità di un vero dibattito etico-professionale. È questo uno degli scopi per i quali è stata istituita Organs Watch, osservatorio sulle violazioni dei diritti umani nella raccolta e nella distribuzione degli organi per i trapianti, creata dalla Hughes insieme a Lawrence Cohen. L'associazione, unica nel suo genere, opera affinché il prezioso dono degli organi non si trasformi in un furto di vita. 
La divisione del mondo in venditori e compratori di organi - conclude l'antropologa americana - è una tragedia, medica, sociale e morale dalle proporzioni immense e non ancora del tutto riconosciute.

Marco Malagutti


Fonte
Sheper-Hughes N. Keeping an eye on the global traffic in human organs. Lancet 2003; 361: 1645-48 

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