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Ultimo aggiornamento: 24/09/04

Piccoli e già malati

Un recente studio pubblicato sul British Medical Journal sottolinea come uno scorretto stile di vita in età infantile e adolescenziale, favorisce ampiamente la comparsa dei principali fattori di rischio cardiovascolari in età adulta. Facile così dedurre perché la Giornata mondiale per il Cuore sia stata dedicata quest'anno ai bambini e agli adolescenti. È durante l'infanzia e la giovinezza, infatti, che si costituiscono le basi della salute dell'adulto. Ma al di là delle implicazioni di carattere preventivo (alimentarsi adeguatamente, fare attività fisica, non fumare, non fare uso di droghe) esistono malattie cardiache tipiche dell'età infantile. Le cardiopatie congenite sono, per esempio, le malformazioni più frequenti nel primo anno di vita del bambino. Ma qual è l'incidenza nei bambini italiani?

Un problema diffuso
Ogni anno nascono nel nostro paese 4000 bambini con cardiopatie congenite .come ha sottolineato Sandra Giusti, Presidente della Società Italiana di Cardiologia Pediatrica, alla conferenza stampa di presentazione della Giornata Mondiale per il Cuore. Di questi bambini circa il 40% necessita di trattamento nel primo anno di vita e un ulteriore 40% necessita di intervento nelle età successive. Tutto ciò significa una richiesta annua di 4700-5000 procedure chirurgiche o interventistiche. Dal 1992 è stato attivato un registro della Regione Toscana con lo scopo di studiare ruolo ed efficacia dello screening fetale, analizzare la prevalenza delle malformazioni cardiovascolari congenite e valutare la sopravvivenza dei bambini affetti da cardiopatia congenita. Gli studi epidemiologici attualmente disponibili indicano dati di prevalenza variabili tra 3,5 e 3,7 per 1000 nati vivi. Le cause? Si stima che l'80% dei casi diagnosticati alla nascita abbia un'origine multifattoriale, nella quale le anomalie cromosomiche pesano per il 10% della patologia. Le malformazioni cardiovascolari dovute esclusivamente a difetti genetici sono il 5-10% , l'1% è legato a malattie della madre, tra cui lupus, fenilchetonuria e diabete di tipo 1. In più si devono aggiungere le malattie cardiache acquisite ed essenzialmente legate a infezioni virali e batteriche. Ma come si può migliorare la qualità di vita del bambino cardiopatico? 

Strutture da potenziare
Vista la rilevanza del problema - come sottolineato da Vittorio Carnelli, Direttore del Dipartimento di Pediatria agli ICP di Milano, andrebbero sicuramente potenziate e aumentate di numero sia le strutture sia il personale competente. Migliorare la qualità di vita del bambino cardiopatico significa porre il bambino e la sua famiglia al centro di competenze che vanno dal cardiologo al cardiochirurgo, al medico di famiglia, al personale infermieristico, al personale riabilitativo, all'equipe psico-sociale, al volontariato attivo e qualificato. Una vera e propria rete di assistenza globale finalizzata all'inserimento del bambino nel mondo della scuola e dell'attività sportiva. Tra l'altro la genetica e la biologia molecolare vanno assumendo un ruolo sempre più centrale. E oggi è possibile con la diagnosi prenatale rilevare la gravità e la prognosi della malformazione. Non solo. Gli screening ostetrici e l'ecografia fetale costituiscono lo strumento più valido e consolidato nei casi di gravidanza a rischio in famiglie con malformazioni cardiache ricorrenti. Molto si è fatto e molto si sta facendo, perciò. Ma eventi come la Giornata Mondiale del Cuore, che si terrà domenica 26 settembre devono contribuire a sensibilizzare l'opinione pubblica sul tema delle malattie cardiovascolari. Molto, infatti, è ancora da fare. 

Marco Malagutti


Fonte
Conferenza stampa, Milano 20 settembre 2004

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