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Ultimo aggiornamento: 10/11/04

Quando basta il Pap-test

Una delle lesioni che più facilmente vengono diagnosticate grazie al Pap-test sono quelle squamose intarepiteliali di basso grado o poco invasive. Indicate in inglese con l'acronimo LSIL di norma si presentano a seguito dell'infezione da papillomavirus (HPV) e sono rintracciabili nel 25% circa delle adolescenti e delle giovani donne sessualmente attive che abbiano contratto l'HPV. Nelle adulte queste lesioni possono regredire spontaneamente, ma c'è un 20-40% di casi in cui invece divengono più invasive. E' stato ipotizzato che nelle giovanissime non sia così, in quanto di solito l'infezione da HPV è presente da meno tempo. Oggi uno studio ha confermato questa ipotesi e ha anche fornito altri dati positivi sulla possibilità di controllare nel tempo l'evoluzione del disturbo senza ricorrere a manovre invasive.

Un campione di giovanissime e giovani
La ricerca si è basata sull'esame di un campione di circa 900 giovani di età compresa tra 13 e 22 anni che si erano recate per una visita di routine in due consultori famigliari statunitensi. Di queste ne sono state selezionate 187 positive per l'HPV e che potevano o non potevano avere sviluppato già una lesione di basso grado. Il campione è stato seguito per un periodo variabile ma non inferiore a tre anni, con controlli ripetuti ogni 4 mesi circa. A ogni controllo venivano eseguiti diversi test, i principali dei quali erano il Pap-test, la ricerca del papillomavirus e l'esame colposcopico di vulva, vagina e cervice. Inoltre, venivano sottoposti questionari per raccogliere le caratteristiche demografiche, i comportamenti sessuali e l'eventuale uso di sostanze. Il protocollo dello studio stabiliva che andasse considerata guarita la lesione dopo tre Pap-test negativi.

Guarigioni spontanee al 90%
La ricerca ha confermato l'ipotesi di partenza: nella fascia di età considerata è molto più probabile che la lesione regredisca spontaneamente. Infatti già a 8 mesi la metà del campione aveva avuto il primo Pap-test negativi. A un anno la possibilità di regressione della lesione era del 61% e a 3 anni del 91%. La possibilità che nello stesso periodo di tempo la lesione diventasse invece più invasiva era molto contenuta: il 3%. Il secondo risultato ottenuto è stata la conferma che anche una diagnostica semplice è efficace. Infatti l'analisi statistica mostra che non c'è alcuna differenza nell'andamento della lesione in funzione del fatto che a seguito del Pap-test positivo sia stata eseguita o meno una biopsia. Inoltre, affiancare esami come la colposcopia non aggiungerebbe nulla alle risposte ottenute con il Pap-test. E' invece utile eseguire contemporaneamente anche il test per identificare l'HPV, soprattutto negli esami successivi. Infatti la persistenza dell'infezione è l'unico fattore che può ritardare o impedire che la lesione si risolva da sé. L'unico dubbio ostacolo che resta da risolvere risiede nel numero di controlli da eseguire ogni anno: nello studio sono stati tre, e va stabilito se anche con intervalli più lunghi sia possibile attendere senza rischiare che la lesione si aggravi. In ogni caso, intervenire è sempre possibile con un ampio margine: un altro studio ha infatti dimostrato che anche nelle adulte la progressione da lesione di basso grado a lesione di grado elevato richiede in media più di 85 mesi.

Maurizio Imperiali

Fonte
Moscicki AB et al. Regression of low-grade squamous intra-epithelial lesions in young women. Lancet 2004; 364: 1678-83




 

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