SLA - Argomenti

Ultimo aggiornamento: 22/06/07

SLA, quali speranze?

La sclerosi laterale amiotrofica è una malattia devastante. Devastante per i pazienti ma anche per i parenti e per chi si occupa della cura. In più è anche una malattia indecifrabile per quel che concerne la sua patogenesi. In occasione della Giornata Mondiale di sensibilizzazione sulla Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA), il 21 giugno, celebrata per la prima volta lo stesso giorno del 1997, Lancet ha pubblicato un seminario sulla malattia. E’ l’occasione per ripercorrere la storia, gli aspetti clinici, i criteri diagnostici, le forme genetiche e l’epidemiologia della SLA. Ma soprattutto per fare il punto sia sulle ipotesi causali sia sui trattamenti in prospettiva. Nell’auspicio, come conclude la pubblicazione di Lancet, che, come diceva Winston Churchill possa essere “la fine dell’inizio”.

Ipotesi diverse
Sulle possibili cause della malattia da tempo si rincorrono le ipotesi più diverse. Dagli effetti tossici dei metalli pesanti alle esposizioni ambientali e occupazionali (nota la ricorrenza della malattia nei calciatori per esempio) Ma a fronte di ricerche sempre più estese, la SLA rimane poco capita in termini di un’unica ipotesi causale e sempre più è analizzata come la risultante di diverse cause. I lavori più diffusi in questo periodo vertono sull’aspetto della tossicità eccitatoria e sullo stress ossidativo. L’ipotesi virale invece, è per il momento accantonata vista la difficoltà a trovare evidenze. La tossicità eccitatoria è il processo attraverso cui gli aminoacidi neuromodulatori, come il glutammato, diventano tossici se presenti in eccesso. Altre potenziali tossine eccitatorie sono l’AMPA e il kainato. Il loro ruolo, si suppone, è quello di facilitare la morte neuronale, lasciando passare troppo calcio all’interno dei neuroni motori. Un fenomeno che induce un meccanismo a cascata intraneuronale che coinvolge i radicali liberi e ha come esito, appunto, la morte neuronale. E’ attraverso questa ipotesi che si è arrivati all’identificazione del riluzolo, il primo farmaco brevettato per la SLA. Il riluzolo sembrerebbe, infatti, in grado di antagonizzare gli effetti del glutammato, inibendone la liberazione presinaptica o, meno probabilmente, bloccandone i recettori. Per ora le strategie antiossidanti, invece, non hanno prodotto risultati concreti. Ma su queste teorie ci si concentra sempre di più dopo che, recentemente, si è arrivati all’identificazione del gene Sod1. La scoperta è che nei casi di familiarità, l’esordio della malattia è legato a un difetto nel gene Sod1, che codifica la superossido dismutasi, un enzima che agisce contro gli agenti ossidanti, come i radicali liberi. I ricercatori, questa la novità, hanno capito che la mutazione di Sod1 comporta un nuovo problema per il motoneurone: la proteina alterata fa diminuire la sua presenza nel nucleo della cellula nervosa. Il Dna è così più sensibile agli attacchi provocati da agenti ossidanti, e questo potrebbe contribuire all’esordio e alla progressione della malattia.

Prospettive future
E il futuro che cosa riserva? Vista la disponibilità di trattamenti in grado di rallentare l’evolversi della malattia, conclude la review di Lancet, finora la diagnosi precoce non è stata un imperativo. Ora però potrebbe diventare sempre più importante nell’ottica di trovare trattamenti più efficaci. E qualcosa si sta muovendo nell’identificazione di target proteomici e metabolici da utilizzare come biomarker specifici della malattia. Si tratta di indicatori che potrebbero fornire opportunità di diagnosi precoce e sostituire i marker per monitorare la progressione della malattia. Così come si spera nell’identificazione di farmaci attraverso vettori virali o somministrazione intratecale. Ma dal momento che la malattia è degenerativa e fatale e tale resterà per parecchi anni, fondamentale resta la ricerca nelle cure palliative e nel controllo dei sintomi. Aspetti di primaria importanza per la qualità della vita dei pazienti e delle loro famiglie. Va in quest’ottica il recente annuncio del Ministro Turco di avviare un’iniziativa straordinaria per garantire la presa in carico domiciliare, mettendo anche a disposizione dei dispositivi per la comunicazione, a favore dei malati di SLA o di altre patologie invalidanti che provocano la perdita della parola e quindi della possibilità di comunicare con il mondo esterno.

Marco Malagutti


Fonte

Mitchell JD et al. Amyotrophic lateral sclerosis. Lancet 2007; 369:2031-2041

© RIPRODUZIONE RISERVATA