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Ultimo aggiornamento: 24/03/06

Di successo ma non basta

In molti casi, il cammino si fa a rovescio: invece di partire dagli studi controllati e arrivare alla prescrizione, si parte con la prescrizione e poi si arriva agli studi. E' il caso delle ormai famosissime diete povere di carboidrati ma ricche di grassi e proteine. Ovvero la dieta Atkins, che a sua volta riprende concetti che risalgono alla metà dell'Ottocento. Si calcola che l'abbiano adottata circa 20 milioni di persone ma, nota un articolo di Lancet, gli studi che hanno messo a confronto questo schema con quello tradizionale sono pochi e tutti piuttosto recenti. L'articolo, dunque, cerca di stabilire se con i dati disponibili risulta giustificato il successo dello schema e sicura la sua applicazione.
Le diete iperproteiche e iperlipidiche come questa hanno diversi effetti. Per cominciare, la metabolizzazione delle proteine richiede più energia di quella dei carboidrati: l'organismo, cioè spende di più per assimilare lo stesso numero di calorie. Un altra caratteristica di grassi e proteine è che generano più rapidamente il senso di sazietà, il che spiega come mai anche le diete tradizionali, pur riducendone la quantità, non eliminino i grassi, al di là del fatto che una certa quota è comunque necessaria. Va tenuto presente che la dieta Atkins non parla di quantità fisse, ma consente di mangiare a volontà, rispettando soltanto il tipo di alimenti e la ripartizione tra l'uno e l'altro. Infine, assieme al regime alimentare si consigliano l'assunzione di integratori alimentari e un certo grado di attività fisica.

Efficiente a breve termine
Che cosa mostrano gli studi è possibile riassumerlo così: in effetti lo schema Atkins e simili determina nel breve periodo un calo di peso significativo. Infatti, nel confronto con le diete tradizionali ipolipidiche e con restrizioni caloriche, risulta vincente per i primi sei mesi. Tuttavia, proseguendo nella dieta le differenze scompaiono e a 12 mesi dall'inizio i risultati ottenuti si equivalgono.
Lo studio, però, si concentra soprattutto sui meccanismi che portano al dimagrimento. In effetti il maggiore dispendio metabolico dato dalla gran quantità di proteine non giustifica tutti i chili persi, ma soltanto una parte. Inoltre, visto che i grassi non hanno questo effetto, ci si chiede se lo stesso risultato non potrebbe essere ottenuto con una dieta che limiti comunque i lipidi pur puntando sulle proteine. Un altra spiegazione è di tipo psicologico: questo tipo di dieta è molto monotono, quindi è possibile che chi la segue tenda automaticamente a ridurre la quantità di cibo, in quanto per così dire "cede per noia". Più robusta un'altra spiegazione: la carenza di carboidrati fa sì che vengano consumate rapidamente le riserve muscolari di glicogeno (la forma in cui lo zucchero viene conservato per l'immediata produzione di energia). In questo modo si ha una maggiore escrezione di fluidi; a questo aspetto si accompagna anche una forte produzione di corpi chetonici (altra fonte di energia generata dal metabolismo degli acidi grassi) che a loro volta hanno un effetto anoressizzante, fanno cioè passare la fame.
In definitiva, secondo gli autori, è vero che non esistono ragioni forti per sconsigliare questa dieta, ma certamente non si vedono nemmeno vantaggi, soprattutto se si mira a risultati di lungo periodo. Questo però fino al caso recente di acidosi metabolica grave di cui si parla in un altro articolo.

Maurizio Lucchinelli


Fonte
Astrup A et al. Atkins and other low-carbohydrate diets: hoax or an effective tool for weight loss? Lancet 2004; 364: 897-99

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