Atrite e artrosi - Argomenti

Ultimo aggiornamento: 09/05/07

All'artrite giova la fisica

Le malattie articolari, in particolare la le malattie reumatiche, beneficiano anche della terapia fisica. Ma non si tratta, banalmente di fare del movimento. Anche la terapia fisica va calibrata, in funzione delle caratteristiche del paziente, ma anche in funzione della fase della malattia. "Nel caso della malattia reumatica, la fisioterapia, accanto ai trattamenti farmacologici, può aiutare il paziente a recuperare la funzione, e a prevenire le conseguenze dell'immobilizzazione dell'articolazione" spiega il professor Maurizio Cutolo dell'Università di Genova, responsabile della divisione di reumatologia del dipartimento di medicina interna Azienda ospedaliera San Martino.
"Bisogna però distinguere tra la fisioterapia applicata a caldo, quando la malattia è in fase infiammatoria, e quella applicata a freddo, quando l'infiammazione non è presente. Nella fase infiammatoria, si tratta di esercizio passivo, di massoterapia, accompagnate dall'applicazione del freddo. In questa fase si può ricorrere agli analgesici, così da poter aumentare la mobilità, tuttavia si deve fare molta attenzione, perché la riduzione del dolore potrebbe anche far sì che l'articolazione venga forzata". Peraltro, spiega il reumatologo, nelle patologie articolari con una componente infiammatoria ridotta è la stessa massoterapia a ridurre i sintomi dolorosi.
"Quando l'infiammazione è cessata, si può passare all'esercizio attivo. Al paziente vengono forniti dei programmi di esercizi di stretching e isometrici. Nella fase fredda della malattia può essere utile l'applicazione del calore, con uno dei tanti mezzi disponibili, in quanto contribuisce ad aumentare la mobilità". Un altro aspetto da tenere presente è che il programma di terapia fisica deve essere applicato con gradualità sia al momento di cominciare sia quando lo si interrompe.
Queste le linee generali, che però vanno modificate in funzione dei diversi disturbi, perché sarebbe un grave errore considerare tutte le malattie reumatiche come un'entità unica: nella fibromialgia, ricorda per esempio il professor Cutolo, è utile accompagnare alla terapia fisica la somministrazione di ansiolitici, che hanno un effetto miorilassante.
Se mirata alle condizioni del paziente, la terapia fisica è utile a tutte le età "anzi è particolarmente consigliata nell'anziano, che spesso ha una vita molto meno attiva, perché non lavora più, o ha una vita di relazione ridotta. In questi casi la fisioterapia è particolarmente consigliata proprio per compensare questo deficit di partenza".
Quanto alle attività fisiche classiche? "Fare ogni giorno una passeggiata di buon passo, che duri almeno una mezz'ora è fondamentale, ovviamente nella fase in cui il paziente è in grado di farlo, ed è una raccomandazione utile non soltanto ai fini delle malattie articolari. Il nuoto, ovviamente, è un'ottima soluzione, perché viene meno la gravità, e inoltre è facile graduare lo sforzo. Anche la bicicletta, in pianura, è un esercizio utile, ma già con qualche cautela: se il paziente ha un articolazione del ginocchio compromessa, uno sforzo eccessivo può essere controproducente. Agli anziani va raccomandato anche il gioco delle bocce che, davvero, costituisce un programma ginnico completo: ci sono flessioni, estensioni, si sollevano pesi moderati e si fanno brevi corse". Ovviamente ci sono anche attività sconsigliate, vale a dire tutti gli sporti di contrasto e quelli che sollecitano in modo violento le articolazioni: tennis, squash, calcio...
L'importanza della terapia fisica, quindi, è innegabile, ma ci sono strutture sufficienti? " La regola vorrebbe che in ogni centro reumatologico si potesse contare su fisiatra, purtroppo non si riesce speso nemmeno a contare sul fisioterapista. E' chiaro che ogni centro universitario dispone di una struttura di fisioterapia e riabilitazione. Sfortunatamente in linea di massima le strutture riabilitative sono dedicate soprattutto la riabilitazione respiratoria e cardiovascolare. Vi sono, come qui a Genova, situazioni in cui si è creata una collaborazione tra le strutture per offrire anche queste prestazioni, ma non esiste un piano nazionale".

Maurizio Imperiali

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