Otorinolaringoiatria - Argomenti

Ultimo aggiornamento: 04/10/06

Udito anziano e compromesso

Con l'invecchiare della popolazione, in proporzione con l'aumento degli anziani crescono i disturbi tipici dell'età quali la riduzione dell'udito, definita presbiacusia, che può insorgere già dopo i 20 anni ma si presenta di solito dopo i 60: negli Stati Uniti si calcola che i 31,5 milioni di persone che soffrono di ipoacusie comprendono un terzo degli ultra 60enni e fino a metà degli over 75 (stima analoga alla nostra), tanto che questa condizione cronica è la terza tra gli anziani dopo l'ipertensione e l'artrite. Un disturbo che è dovuto a una perdita neurosensoriale progressiva per cambiamenti che intervengono gradualmente nell'orecchio interno con l'avanzare dell'età, ma che può avere diverse concause non necessariamente legate all'invecchiamento, da malattie associate quali cardiopatie, ipertensione, diabete, a fattori ereditari, da infezioni a traumi, all'uso di farmaci come alcuni antibiotici e antitumorali, oltre all'esposizione a rumori forti (tipica quella per cause professionali) e la vita in ambienti rumorosi. Un aspetto quest'ultimo preoccupante nella società odierna dove il silenzio è al bando, dal traffico onnipresente, a cinema, concerti, locali a tutto decibel, a pubblicità sparata ovunque, fino all'ascolto in cuffia di musica altissima e all'uso eccessivo del cellulare: c'è da domandarsi quali effetti acustici abbia tutto questo nel tempo.

Chi non se ne accorge e chi lo nega
Le ipoacusie appartengono a tre categorie principali: le trasmissive, a carico dell'apparato di trasmissione dei suoni, legate a infezioni, infiammazioni ma anche tappi di cerume; le neurosensoriali, distinte in cocleari e retro-cocleari, da invecchiamento, infezioni e malattia di Ménière (con vertigini, acufeni e orecchie tappate); le miste, soprattutto per infezioni e traumi. Ci sono poi vari livelli di gravità, dall'ipoacusia alla sordità, con perdita lieve, media, moderata, grave, profonda. La compromissione uditiva nell'anziano è comunque un processo progressivo che può rimanere a uno stadio subclinico, nel quale c'è essenzialmente una difficoltà di percezione dei suoni acuti, dato che il danno inizia in genere dalle cellule della parte esterna della coclea che sono sensibili ai suoni ad alta frequenza, comprendenti quelli delle consonanti. La difficoltà di sentire lettere come s, z e t è infatti tipico delle forme iniziali e la sintomatologia comprende l'erronea comprensione delle parole che porta a equivocare del tutto le frasi, l'incapacità di distinguere i discorsi in ambienti rumorosi, la percezione di volume basso o al contrario di suoni forti e fastidiosi, la presenza di ronzii e fischi auricolari (acufeni). Alcuni però non si rendono però conto del loro problema, oppure lo negano quando glielo si fa notare e persino dopo la diagnosi, così come se c'è indicazione per una protesi acustica a volte non la usano tutti i giorni, soprattutto perché la cosa li imbarazza. Un suggerimento degli specialisti è quindi il monitoraggio almeno annuale da parte dei medici di famiglia, in occasione delle visite periodiche di controllo, dell'udito dei propri assistiti ultra 60enni, parlando con loro a voce bassa o attraverso un breve quiz scritto. Se occorre verrà loro consigliato di rivolgersi a un audiologo o a un otorinolaringoiatra, ricordando che questo va fatto subito in caso di perdita improvvisa dell'udito, perché il problema potrebbe essere reversibile se affrontato tempestivamente.

Intervenire pro udito e qualità di vita
Per una valutazione precisa del singolo caso d'ipoacusia si procede con l'esame audiometrico tonale e vocale e all'elaborazione delle relative curve (ci sono altri esami specialistici), in base alle quali decidere se e come intervenire, a seconda del livello del disturbo e anche in relazione alle esigenze del singolo paziente. In genere la correzione del deficit uditivo (a parte la terapia delle eventuali patologie concomitanti) dalle protesi retro e intraauricolari (e da occhiale), oggi estremamente personalizzabili in base alle necessità e miniaturizzate e maneggevoli, agli impianti cocleari, si considera quando esso supera il 30% sulle frequenze medie, con corrispondente ridotta percezione al test audiometrico vocale. Non va dimenticato che la protesizzazione migliora insieme all'udito la qualità di vita dell'anziano, in termini di socializzazione, autonomia (si pensi a telefoni e citofoni), percezione di pericoli (come clacson e allarmi) e quindi prevenzione dell'autoisolamento e della depressione che non di rado si sviluppano.

Viviana Zanardi


Fonti
Brody J. Hearing Loss Is Common, but Often Untreated. New York Times 2006/09/26



 

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