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Sterili per l'inquinamento?

Aumentano i problemi di fertilità delle coppie italiane e, da più parti, si accusa l'esposizione alle tante sostanze chimiche presenti nell'ambiente in cui viviamo. Per scoprire che cosa c'è di vero, ne abbiamo parlato con il professor Erminio Giavini, tossicologo dell'Università degli Studi di Milano, direttore del dipartimento di biologia e del centro interdipartimentale di Ricerca per la Caratterizzazione del Rischio Tossicologico MURCOR (Milan University Research Center on Risk Characterization)."Intanto" risponde il professore, "non è proprio vero che le nascite sono in calo, si sono dimezzate gradualmente dopo il picco degli anni '60, passando da un milione ai circa 500mila nati per anno dei primi anni '80. Questo numero però si è mantenuto pressoché stabile fino ai giorni nostri. E poi il termine infertilità non è appropriato, occorre fare un distinguo tra fertilità e fecondità, per comprendere poi quali possano essere i possibili problemi". Nella pratica si definisce infertile (sterile) una coppia in cui uno o entrambi i partner sono affetti da una condizione fisica che non rende possibile il concepimento. Questo tipo di problematiche cliniche non è aumentato, semmai la medicina moderna offre maggiori possibilità di risolverle. Invece è infeconda una coppia che non è in grado di concepire dopo un anno o più di rapporti sessuali regolari; circa il 24 per cento delle coppie occidentali ha problemi di fecondità. Questo è il dato da analizzare perché, pur non evidenziando la presenza di cause irreversibili, di fatto finisce per rendere molto difficile l'arrivo di un figlio.

I colpevoli sono tra noi
Non si può non pensare a quanto l'inquinamento ambientale sia aumentato negli ultimi vent'anni, e domandarsi se proprio questo non sia il vero ostacolo alla fecondità.
"Mi sento di ridimensionare fortemente i timori a questo riguardo" dice il professor Giavini "perché la tossicità di una sostanza dipende sia dalle sue caratteristiche intrinseche sia dalla reale quantità che viene a contatto con l'organismo". Tra le sostanze chimiche più spesso sotto accusa, per esempio, ci sono gli ftalati che, essendo rilasciati nell'aria dagli oggetti in plastica, si può dire abbiano invaso la nostra vita quotidiana. Tuttavia, nel 2006 sono stati pubblicati i risultati di uno studio che ha indagato gli effetti dell'esposizione ambientale a dietil-esil-ftalato su maschi e femmine, senza segnalare alcun effetto a carico dell'apparato riproduttivo. Dei pesticidi, d'altra parte, è noto l'effetto tossico sulla spermatogenesi, però ciò è vero solo per esposizioni professionali, riguarda cioè gli uomini che lavorano nel settore agricolo e sono esposti quasi ogni giorno a quantità elevate di queste sostanze. Inoltre, questi danni sono quasi sempre reversibili.

Prima lo stile di vita
"In conclusione" ha ribadito Giavini "le intossicazioni sono rare mentre i fattori che più frequentemente interferiscono con la fecondità vanno ricercati nelle abitudini di vita". Il vizio del fumo, per esempio, che è dannoso per tutti, nella donna compromette anche il movimento ciliare dell'epitelio che riveste le tube di Falloppio; mentre l'abuso di alcolici nell'uomo riduce la libido e porta a progressiva atrofia dei testicoli. Ecco due fattori noti che si possono evitare, così come l'obesità o l'eccessiva magrezza femminili, che possono impedire l'ovulazione. Sempre in tema di stili di vita, gli uomini ricordino che passare troppe ore seduti: in automobile, al computer, davanti al televisore, favorisce il surriscaldamento della sacca scrotale, che inibisce la spermatogenesi. Molte difficoltà si possono aggirare, perciò, dedicando maggiori attenzioni alla propria salute, dal momento che la specie umana non è tra le più feconde e che l'età è il primo e principale ostacolo. Si parte svantaggiati, basta saperlo.

Elisabetta Lucchesini


Fonti
Lauria L et al. Exposure to pesticides and time to pregnancy among female greenhouse workers. Reprod Toxicol. 2006; 22:425-30

Kavlock R et al. NTP-CERHR Expert Panel Update on the Reproductive and Developmental Toxicity of di(2-ethylhexyl) phthalate. Reprod Toxicol. 2006; 22: 291-399

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