Salute e lavoro - Argomenti

Professioni che fanno male

Una giovane parrucchiera si presenta dal medico per un persistente eritema alle mani, sospettando un'allergia a qualcuna delle soluzioni che usa. E' un caso frequente, dato che fino al 50% di questi lavoratori svilupperebbe dermatiti da contatto o allergiche entro i primi anni di attività, e un esempio tipico tra i tanti dell'elenco delle malattie occupazionali, comprendente purtroppo molte situazioni ben più gravi. Sostanze come ammoniaca, solfati di potassio o parafenilendiamina in decoloranti e tinture per capelli possono provocare allergie da contatto e anche problemi respiratori come l'asma: sono alcune di quelle implicate nelle patologie professionali, nel capitolo forse più ampio che è appunto quello delle sostanze chimiche nocive. Ma le malattie occupazionali sono numerose e in aumento nel mondo, con un incremento di decessi per patologie, oltre che per infortunio (questi ultimi in calo nei paesi sviluppati), come stigmatizzano l'OMS e l'International Labour Office (ILO) nell'occasione della Giornata per la sicurezza e la salute sul lavoro indetta per il 28 aprile.

Tabelle italiane aggiornate
I dati internazionali indicano che il rischio di malattie da lavoro si è sempre più aggravato, risultano infatti causare un milione 700 mila decessi annui mentre si registrano 160 milioni di nuovi casi di patologie professionali. Le malattie più comuni in ambito lavorativo sono tumori provocati da esposizione a sostanze pericolose, disturbi muscoloscheletrici, problemi respiratori, perdite uditive, alterazioni cardiocircolatorie e patologie trasmissibili. Il fenomeno riguarda i paesi in via di sviluppo come quelli industrializzati, andando per esempio dai sette milioni di casi di malattie acute o croniche e 70 mila morti all'anno per avvelenamento da pesticidi, ai 100 mila decessi annui per esposizione all'amianto (circa 1.200 in Italia): il 28 aprile è anche la Giornata mondiale delle vittime dell'amianto. Chiaramente l'elenco delle malattie professionali è in continua evoluzione, con alcune che residuano e altre che si affacciano con nuove produzioni e situazioni lavorative. Per questo è motivo di soddisfazione nel nostro paese l'aggiornamento delle tabelle delle patologie professionali appena effettuato, quattordici anni dopo il precedente, con un Decreto Ministeriale siglato il 1° aprile dai responsabili per la Salute, Livia Turco e per il lavoro e previdenza sociale, Cesare Damiano. Si è voluto tener conto del progresso delle conoscenze scientifiche, afferma un comunicato congiunto, in coerenza con il quadro normativo nazionale ed europeo. E si sono tra l'altro aggiunte alla "tutela privilegiata" patologie emergenti, per esempio quelle muscoloscheletriche, come le ernie del disco da lavori che costringono a sollevare pesi, o come forme da movimenti ripetuti quale la sindrome del tunnel carpale.

Prevenzione da incrementare
Il Decreto prevede un elenco delle malattie costituito da tre liste, distinte in patologie la cui origine lavorativa è in base alle conoscenze scientifiche di probabilità elevata, oppure limitata, oppure possibile. Modifiche proposte da un'apposita Commissione Scientifica e approvate riguardano per esempio il passaggio alla lista I della formaldeide (di cui si parla in un altro articolo) per i tumori del nasofaringe (resta nella II per quelli dei seni nasali e paranasali e le leucemie), del benzopirene, dei composti del nichel e del fumo passivo (era in III). Tra i cancerogeni occupazionali di nuovo ingresso sostanze di distillazione del catrame di carbone in lista I per tumori della cute; pesticidi non arsenicati in lista II per tumori di emolinfa, polmone, cute, cervello; in lista III ammine aromatiche per cancro della vescica, aflatossine per tumore epatico. Tumori a parte entrano per esempio in lista I eteri e derivati per la congiuntivite, idrocarburi policiclici aromatici per dermatiti da contatto, benzene per pancitopenia, cloruro di vinile per fibrosi polmonare ed epatica, composti di berillio, cadmio, cromo e arsenico per forme da contatto e respiratorie. Le liste, italiane e internazionali, sono ovviamente destinate a evolversi e sempre nuovi elementi nocivi potrebbero aggiungersi. L'obiettivo del miglioramento della salute dei lavoratori si fa sempre più stringente. Misure preventive e precauzioni andrebbero adottate però a livelli sia macro sia micro: vale a dire che anche alla giovane parrucchiera dell'inizio, si ricorda nell'articolo sul BMJ che descrive il caso, sarebbe utile consigliare l'uso di guanti quando usa certe sostanze, non quelli di lattice che può a sua volta essere allergizzante.

Elettra Vecchia

Fonti
Worth Allison e coll. Occupational dermatitis in a hairdresser. BMJ 2007;335:339.

EpiCentro, Istituto Superiore di Sanità

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