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Circolazione rischiosa

Secondo il rapporto dell'ISTAT nel 2000 si sono verificati 211.941 incidenti stradali, che hanno causato il decesso di 6.410 persone, mentre altre 301.559 hanno subito lesioni di diversa gravità. Facendo una media, in Italia si hanno circa 579 incidenti al giorno, muoiono 18 persone e 824 rimangono ferite. 
Rispetto al 1999 si riscontra un lieve miglioramento: risultano in diminuzione sia gli incidenti (-3,2%) sia le conseguenze in termini di morti (-3,4%) e di feriti (-4,8%). Tuttavia parte di tale diminuzione non è reale, ma è dovuta all'impossibilità delle autorità competenti a trasmettere i dati all'Istat in tempo utile.
Osservando l'andamento del fenomeno negli ultimi dieci anni, si rileva che il numero dei sinistri e degli infortunati, anche se con qualche oscillazione, tende ad aumentare. Nel periodo 1991-2000, infatti, il numero d'incidenti è cresciuto del 24,2% e quello dei feriti del 25,3%, anche a seguito dell'incremento del numero di veicoli circolanti (+17,3%). 
Il numero dei morti, invece, si è ridotto del 14,5%, a indicare una lenta ma costante diminuzione: nel 2000 ogni 100 incidenti sono decedute 3 persone, mentre erano a 4,4 nel 1991. L'inversione di tendenza del tasso di mortalità segnala che i miglioramenti introdotti nella sicurezza attiva e passiva dei veicoli (air-bag, barre di rinforzo, ecc.), la maggiore efficienza delle strutture sanitarie e le nuove normative in materia di prevenzione (obbligo di indossare il casco e le cinture di sicurezza) hanno permesso di ridurre la gravità dei sinistri.

I motivi
Le circostanze presunte, cioè quelle segnalate al momento della rilevazione del sinistro dalle autorità di polizia, nel 77% dei casi risalgono agli errati comportamenti di guida del conducente. I comportamenti scorretti sono responsabili di 163.176 incidenti, nonché del maggior numero di morti (67,8% del totale) e di feriti (77,7%). La guida distratta e l'andamento indeciso sono la prima causa di sinistro con oltre 42.000 casi (20% del totale), seguite dall'eccesso di velocità (11,9%) e dalla mancata distanza di sicurezza (11,1%). 
L'eccesso di velocità ha provocato 25.180 incidenti, con 1.275 morti e 36.982 feriti. 
Da un test, consegnato dal Censis a tutti gli studenti delle scuole superiori nel 2001, emerge inoltre che i ragazzi italiani amano le due ruote: il 75% (dei circa 3 milioni) si sposta in città a bordo di un ciclomotore (o, meno di frequente, una bicicletta). Sono spesso coinvolti in incidenti stradali: nell'ultimo anno circa il 25%, soprattutto quando sono alla guida, ma anche come passeggeri. Inoltre hanno un'eccessiva fiducia nelle loro capacità psicofisiche, che non sono però in grado di percepire e gestire correttamente. Alla valutazione della cultura sulla sicurezza stradale, il profilo complessivo degli atteggiamenti giovanili non sembra incoraggiante: infatti, il 67,7% dei giovani rientra nel gruppo degli "insicuri e disattenti", il 26% nel gruppo dei "diligenti e scrupolosi", e il 6,3% in quello degli "imprudenti e negligenti". Colpa della scarsa istruzione in merito ma anche del cattivo esempio impartito dai genitori alla guida.

Le conseguenze
Tra i giovani gli incidenti stradali sono la principale causa di morte o d'invalidità permanente: nel gruppo dai 15 ai 44 anni si registrano, infatti, il 42,1% degli esiti invalidanti dovuti a sinistri. Di questi il 20,2% riguarda le donne e il 43,5% gli uomini, quindi la popolazione maschile è soggetta a un rischio doppio rispetto a quella femminile. L'invalidità può essere sensoria (sordità, cecità), mentale (danni cerebrali) o motoria, quest'ultima rappresenta il 25,3% degli esiti di tutti gli incidenti.

Le vittime
Il 64,9% dei decessi ed il 68,5% dei feriti è costituito dai conducenti dei veicoli coinvolti, i passeggeri trasportati rappresentano il 21,9% dei morti ed il 26,2% dei feriti ed i pedoni, che sono l'elemento più debole, costituiscono solo il 5,3% dei feriti ma ben il 13,2% dei morti. 
Le differenze tra i livelli di rischio per le diverse categorie di utenti emergono più chiaramente dal rapporto tra numero di morti e di feriti: ogni 100 conducenti feriti si sono registrati 2 morti, questo rapporto si riduce a 1,8 per i trasportati, ma sale a 5,3 per i pedoni.
I numeri migliorano considerando il periodo 1991-2000: per i conducenti il numero dei morti si è ridotto in misura modesta (-7,5%) mentre il numero dei feriti è decisamente aumentato (+32%); per i trasportati il numero dei morti si è ridotto in modo più rilevante (-31,6%), a fronte di un incremento dei feriti (+15,1%); tra i pedoni si sono ottenuti i risultati migliori con -26,2% di morti e -0,5% di feriti.
Il pedone è certamente l'entità più debole fra le persone coinvolte e il rischio di infortunio, causato da investimento stradale, è particolarmente elevato per la popolazione anziana. Tra i pedoni deceduti gli ultra sessantacinquenni costituiscono il valore massimo e sono pari al 53% sul totale. Il processo di invecchiamento comporta spesso una riduzione delle capacità uditive, visive, motorie e psicomotoria, che rende questa classe di individui più soggetta delle altre a essere coinvolta in incidenti stradali. Inoltre, le persone anziane, a causa della loro minor resistenza fisica, una volta subito un trauma sono più vulnerabili dei giovani; ciò spiega perché molto spesso gli incidenti in cui sono coinvolti gli anziani risultano più gravi.

Elisa Lucchesini


Fonti
Statistiche degli incidenti stradali Anno 2000 ISTAT

Atlante della Sanità Italiana 2001 Prometeo

Rapporto Censis


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