Doping - Argomenti

Dopati e vincenti

Vincere. Questo l'imperativo categorico per chi fa sport oggi. Vincere, infatti, porta gloria e popolarità, ma anche innegabili vantaggi economici e sociali. La competitività, così, è degenerata al punto che ogni mezzo sembra lecito per raggiungere lo scopo, con il rischio tangibile che la competizione più che negli stadi venga giocata nei laboratori. Ma di cosa si parla quando si parla di doping?

Cos'è il doping
Un dato innanzitutto. Nei soli Stati Uniti da 250 a 500 mila giovani di sesso maschile usano correntemente steroidi anabolizzanti. Cifre che testimoniano come il problema vada al di là dello sport ufficiale e si estenda allo sport non professionistico in maniera ben più selvaggia. Doping è, per definizione, l'uso di sostanze o di procedimenti destinati ad aumentare artificialmente il rendimento, in vista o in occasione di una gara, e che può portare pregiudizio all'etica sportiva e all'integrità fisico-psichica dell'atleta. Una pratica che va distinta, sebbene il limite talora sia sottile, sia dalle terapie che vengono utilizzate negli atleti con qualche problema fisico sia dalla cosiddetta "preparazione biologica", effettuata con allenamenti programmati, diete particolari, integrazioni vitaminiche, di aminoacidi o di altre sostanze naturali. Risalgono al 1956, alle Olimpiadi di Melbourne, le prime polemiche riguardo alla corruzione apportata alla competizione sportiva e, soprattutto, alla pericolosità di alcune sostanze impiegate per innalzare le prestazioni. Successivamente, nel 1961, fu aperto a Firenze il primo laboratorio europeo di analisi anti-doping e dal 1964 (Olimpiadi di Tokyo) si iniziò ad effettuare sistematici controlli anti-doping sugli atleti.

Aiuti chimici in tutte le fasi
Durante le Olimpiadi Invernali di Grenoble nel 1967, per la prima volta fu sondata la presenza di una serie limitata di farmaci stimolanti, in campioni di urine prelevate a caso da alcuni partecipanti. In seguito a questa analisi fu stilato dal Comitato Internazionale Olimpico (CIO) il primo elenco ufficiale di sostanze stupefacenti da tenere sotto controllo negli atleti. Questo elenco è stato aggiornato negli anni man mano che nuove sostanze venivano rilevate nei campioni in analisi. Nel 1974, per esempio, si aggiunsero gli steroidi anabolizzanti in quanto vennero messi a punto test affidabili per il loro rilevamento. Durante le Olimpiadi di Los Angeles nel 1984, per la prima volta vennero eseguite anche indagini sul sangue degli atleti al fine di introdurre nuovi parametri di valutazione del doping.
Si possono distinguere le varie categorie di doping in base ai periodi della stagione agonistica:
  • periodo pre-gara, durante la preparazione, per tentare di aumentare le masse muscolari e la forza fisica (steroidi)
  • durante la gara, per ridurre il senso di fatica, o per stimolare il sistema nervoso centrale o, infine, in alcuni sport, per ridurre il livello di ansia (anfetamine, amine simpaticomimetiche, tranquillanti, betabloccanti ecc.); o ancora per tentare di aumentare il trasporto di ossigeno e quindi la resistenza fisica alla fatica (autotrasfusione);
  • dopo la gara, per riacquistare il più velocemente possibile le energie (frequente nei ciclisti durante le corse a tappe)

La lista delle sostanze dopanti (vedi tabella ufficiale) è concepita come lista aperta. Esistono precise classi di farmaci vietati, altre di farmaci di libero uso, altre ancora di farmaci ammessi solo a certe dosi, o per certe vie di somministrazione. Ogni sostanza che appartiene alla classe di sostanze proibite, anche se non esplicitamente elencata, è proibita.

Chi stabilisce che cosa è proibito?
A partire dal 2000 il compito di aggiornare regolarmente la lista delle sostanze dopanti è passato dalla "Commissione medica" del Cio alla nuova Agenzia Internazionale contro il doping (WADA: World Antidoping Agency). A livello nazionale sono invece le singole federazioni a occuparsi della lotta antidoping nello sport. Al termine delle competizioni sportive vengono effettuate analisi per accertarsi che gli atleti non abbiano utilizzato sostanze proibite. Queste analisi vengono svolte su campioni di urina prelevati subito dopo la gara alla presenza dei commissari di gara e del medico incaricato anti-doping. I campioni vengono poi inviati ad un centro attrezzato per riconoscere anche piccole tracce delle sostanze proibite. In caso di positività, ovviamente, scatta la squalifica per l'atleta colpevole. L'introduzione del prelievo di sangue per effettuare il test è, invece, un fatto recente e viene effettuato solo da alcune federazioni internazionali come l'Unione ciclistica internazionale (UCI ) e la Federazione internazionale di sci (FIS).

La nuova legge 
In Italia è entrata in vigore, nel gennaio 2001, la legge 376 che ha creato una serie di nuovi reati in materia di doping, con una pesante rilevanza penale, che prevede carcere fino a tre anni e multe fino a cento milioni per quegli atleti che utilizzano farmaci dopanti per migliorare le proprie prestazioni. Un caso unico perché in tutto il mondo, a cominciare dagli Stati Uniti, tali attribuzioni sanzionatorie sono lasciate alle federazioni sportive cui l'atleta aderisce. Invece in Italia, questa legge demanda ad una Commissione per la Vigilanza ed il Controllo sul doping, presso il Ministero della Sanità, tali controlli, finora affidati alle singole federazioni. La legge, introduce anche la novità del bollino per i farmaci. I farmaci regolarmente in vendita ma considerati potenzialmente dopanti, dovranno, cioè, avere un bollino per essere facilmente riconoscibili. Nel foglietto illustrativo ci sarà un paragrafo che avvertirà gli sportivi degli effetti del farmaco. Va, infatti, ricordato che, talvolta, si può risultare positivi ai controlli anti-doping pur senza aver compiuto consapevolmente alcuna infrazione. Questo succede perché alcune delle sostanze proibite dalle varie Federazioni sono anche normali componenti di alcuni farmaci in commercio, e quindi un atleta che si trova a utilizzarne uno durante il periodo di qualche competizione avrà nelle proprie urine tracce rilevabili di sostanze proibite. I farmaci che più frequentemente contengono queste sostanze sono i preparati utilizzati contro il raffreddore e l'influenza, farmaci contro la tosse, alcuni colliri, farmaci che riducono l'appetito e antiasmatici.

I rischi per la salute
Depressione, problemi cardiaci, trombosi ed embolie, diminuita risposta immunitaria, tumori, ulcera, osteoporosi ed obesità. Un elenco inquietante che racchiude i potenziali rischi per la salute di chi si "dopa". Si possono distinguere due principali classi di dopanti con i loro relativi effetti: psicostimolanti e rafforzanti. I primi aumentando la capacità di resistenza dell'atleta ne spengono i segnali d'allarme lanciati dall'organismo. Le conseguenze possono essere drammatiche con danni cronici al cervello e al sistema cardiocircolatorio. I rafforzanti, invece, migliorano obiettivamente le capacità dell'organismo, ma il rischio è che, nel caso di farmaci fisiologici (steroidi e eritropoietina) l'organismo disimpari a fabbricarli per conto proprio, affidando il proprio funzionamento al doping anziché alle risorse interne. Particolarmente preoccupante in questo senso una voce che circola all'interno di alcuni ambienti sportivi, secondo cui alcuni ciclisti, inclini ad abusare di Epo, incorrano durante la notte in pericolosi rallentamenti della frequenza cardiaca. Per evitare il peggio devono raggiungere in tutta fretta la cyclette e iniziare a pedalare per rimettere in moto il circolo sanguigno....

Una battaglia in corso
Un braccio di ferro ad altissimo contenuto tecnologico è, così, in corso tra gli inventori di nuove forme di doping e i ricercatori che studiano le contromosse. La battaglia si sposta sempre su nuovi fronti: nuove sostanze compaiono nella farmacopea, e di alcune si individua qualche particolare qualità che potrebbe migliorare la prestazione. Un esempio sono i cosiddetti farmaci fantasisti, perché dotati della singolare proprietà di mutare attività a seconda del dosaggio. Tra questi i beta-2 agonisti che si comportano come antiasmatici a basse dosi, diventano stimolanti come l'anfetamina a dosaggi superiori e, se vengono somministrati in grandi quantità, si rivelano dotati di un formidabile effetto anabolizzante. Ma c'è di più. C'è chi parla anche di manipolazione genetica come nuova frontiera del doping. D'altro canto anche le metodiche per scoprire e dosare le sostanze vietate migliorano. Si pensi che nel 1984 alle Olimpiadi di Los Angeles la caffeina compariva ancora tra le sostanze ammesse perché non si riusciva a determinare dalle urine la quantità di sostanza assunta dall'atleta! Due, però, i rischi più evidenti nella battaglia. Uno è rappresentato dal doping sommerso ossia quello degli sportivi meno dotati di talento e denaro che hanno però estrema facilità a reperire le molecole proibite. Come ha, infatti, dichiarato Alain Duvallet, autore di un nuovo test per l'eritropoietina: "su Internet si trova di tutto e in Europa esistono paesi dove si possono acquistare senza problemi le sostanze dopanti. Come spiegare altrimenti i casi di giovani atleti, sani e in piena forma, che all'improvviso sviluppano embolie polmonari multiple: di che cosa si tratta?". Il secondo rischio è che la battaglia sia impari. Sarà possibile, infatti, combattere ad armi pari contro il mondo delle case farmaceutiche dalle quali arrivano per lo più le sostanze proibite?

Marco Malagutti


Fonti
"La battaglia antidoping si fa sempre più difficile", Corriere Medico.
"Vittorie drogate", Newton, gennaio 1999

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