Arrivata in Italia la legge contro i bulli del web

29 maggio 2017

Arrivata in Italia la legge contro i bulli del web



Con 432 voti favorevoli, nessun contrario e 1 solo astenuto, è stata approvata in via definitiva il 17 maggio la legge "Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione e il contrasto del fenomeno del cyberbullismo", un testo complesso e dedicato alla lotta contro un fenomeno relativamente nuovo ma che ha già fatto le sue vittime. La nuova legge rappresenta lo spunto per parlare in dettaglio del fenomeno del cyberbullismo con Pietro Ferrara, referente nazionale della Società italiana di pediatria (Sip) sul tema abusi e maltrattamenti e Giudice Onorario presso il Tribunale per i minorenni di Roma.

Professor Ferrara, cosa si intende esattamente per cyberbullismo?
«Il bullismo di per sé è un concetto nuovo, nato alla fine degli anni '90, e il cyberbullismo è ancora più recente per cui arrivare a una definizione non è semplice. In questo senso ci aiuta la nuova legge che definisce cyberbullismo "qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione e si intende altresì qualunque forma di furto d'identità, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento illecito di dati personali in danno di minorenni, realizzata per via telematica". Non parliamo dello scherzo portato avanti senza l'intenzione di ferire, ma di un'azione compiuta con lo specifico intento di "far male", spesso diretta contro una persona che non si può difendere come succedeva anche nel bullismo tradizionale, quello "fisico"».

In cosa il cyberbullismo si differenzia dal bullismo più tradizionale del quale siamo abituati a sentir parlare?
«Le differenze sono soprattutto legate ai nuovi mezzi utilizzati per portare avanti gli atti di bullismo. Innanzitutto, nel cyberbullismo non c'è la necessità della presenza fisica dell'altro e l'assenza di contatto tra vittima e bullo è la norma. Questo porta come conseguenza diretta una mancanza di feedback emotivo, una reazione che invece a un certo punto entra in gioco nell'azione diretta, per esempio quando un bullo o chi assiste a un atto di bullismo vede la vittima star male. Infine, ma non per questo meno importante, mentre a un atto di bullismo classico possono assistere solo i presenti, con il cyberbullismo gli spettatori sono potenzialmente infiniti e l'azione dura nel tempo, praticamente per tutta la vita».

In quali forme si manifesta il cyberbullismo?
«Il fenomeno si può esprimere in diverse forme, dalla denigrazione al cyberstalking, che dipendono anche dal fatto che si cerca un modo efficace per ferire la vittima. Un fenomeno decisamente importante oggi è quello del sexting, che sta assumendo dimensioni enormi anche in Italia. Si tratta di inviare e ricevere video con contenuti sessuali espliciti che rientrano ormai nei reati di pedopornografia virtuale».

Chi sono e quanti anni hanno i cyberbulli e le loro vittime?
«La fascia pre-adolescenziale e adolescenziale è senza dubbio quella più colpita, ma l'età si sta abbassando perché è sempre più precoce l'utilizzo dei dispositivi elettronici. Dal punto di vista sociologico è interessante notare che alcuni studi hanno dimostrato che nelle famiglie delle vittime e dei bulli si vivono spesso situazioni simili, caratterizzate da scarso dialogo tra genitori e figli, grande conflittualità e degrado. Un disagio che poi si manifesta in forme diverse».

Il bullismo tradizionale lascia spesso conseguenze fisiche e psicologiche. Vale lo stesso per quello online?
«Ormai in letteratura scientifica è evidente che chi è vittima di bullismo in età infantile (si parla di Ace: Adverse childhood experience - eventi avversi nell'infanzia) ha gli stessi danni che subisce la vittima di un maltrattamento fisico o sessuale. Il bullismo è virtuale ma le conseguenze sono molto reali e se non c'è una struttura di supporto gli effetti diventano disastrosi. Anche molti problemi che si sviluppano in età adulta o senile (pe esempio obesità e diabete) possono trovare radici in eventi avversi dell'età giovanile o dell'infanzia e nelle modifiche fisiche e metaboliche che si verificano sotto stress».

Quali sono i campanelli di allarme?
«In linea di massima sono gli stessi del bullismo tradizionale: rendimento scolastico diminuito improvvisamente, abuso di alcol, di droghe, tendenze suicidarie, eccetera. Importante anche la ridotta autostima e la tendenza a isolarsi in persone che prima invece erano solari e serene, l'insorgenza di atteggiamenti autoloesionistici, la tendenza a non volere andare a scuola».

A chi ci si può rivolgere per segnalare episodi di cyberbullismo?
«Con la nuova legge si fa un notevole passo avanti: nella scuola si evidenzia un tutor con cui parlare e questo è fondamentale per le vittime di bullismo, che non devono vergognarsi, ma piuttosto sentirsi eroi se riescono a parlare del problema. Oggi c'è una maggiore sensibilità al problema: c'è la giornata nazionale per la sicurezza in internet, il Telefono Azzurro, la Sip. C'è anche il sito Commissariato di P.S. dove si possono segnalare contenuti illegali, oppure "Generazioni connesse", il Safer Internet Centre Italiano, cofinanziato dalla Commissione Europea e coordinato dal ministero dell'Istruzione dell'università e della ricerca (Miur), in partenariato, tra gli altri, con la Polizia postale e delle comunicazioni e l'Autorità garante per l'infanzia e l'adolescenza. Tra gli altri strumenti ricordiamo la Linea di ascolto 1.96.96 di Generazioni connesse, la Child Helpline (anche via chat) attiva 24/7, gestita da Telefono Azzurro e due linee per segnalare materiale illegale in rete di SOS Il Telefono Azzurro Onlus e www.stop-it.it di Save the Children Italia Onlus».

La nuova legge aiuterà davvero nella lotta al cyberbullismo?
«La legge introduce una serie di novità che senza dubbio rappresentano enormi passi avanti in questa sfida del mondo digitale. Una piuttosto importante è che i cyberbulli con più di 14 anni verranno convocati dal questore assieme alle famiglie e non semplicemente ammoniti (non sempre) dalla scuola. Inoltre è possibile richiedere di oscurare contenuti online offensivi o lesivi: anche al momento se non tutti i siti hanno l'obbligo di dare seguito a questa richiesta, si tratta comunque di un segnale forte».

Cristina Ferrario


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