Braccialetti per il fitness: servono davvero? Parola all’esperto

12 giugno 2017

Braccialetti per il fitness: servono davvero? Parola all'esperto



A parte la moda e la novità tecnologica che possono interessare molte persone, qual è la reale utilità dei braccialetti per il fitness e quanto sono affidabili? I ricercatori dell'Università di Stanford in California, hanno testato sette dispositivi, Apple watch, Basis peak, Fitbit surge, Microsoft band, Mio alpha 2, Pulseon e Samsung gear s2, e in uno studio hanno definito che la misurazione della frequenza cardiaca che essi offrono è abbastanza fedele, ma che non si può dire lo stesso della stima del consumo di calorie.
I ricercatori affermano che testati su 60 volontari, studenti universitari o iscritti a una società sportiva, Apple watch, Pulseon e Microsoft band sono rimasti in un limite di errore accettabile nelle loro misurazioni della frequenza cardiaca, mentre per quanto riguarda la misura delle calorie, tutti i dispositivi erano abbastanza fuori strada. Lo studio si è svolto su un numero limitato di persone sane, ma l'acquisto di questi prodotto per il fitness avviene anche da parte di individui con qualche problema di salute, che pensano di basare i propri allenamenti aerobici e i loro programmi di esercizio per la perdita di peso su questi strumenti; ci troviamo davanti a una pratica sicura e corretta?
Dica 33 ne ha parlato con Roberto Meazza, Professore a Contratto Università di Milano Malattie dell'apparato Cardiovascolare e responsabile del Day Service Ipertensione, Centro Ipertensione Ospedale Maggiore Policlinico di Milano.

Professor Meazza, cosa ne pensa di questi dispositivi che permettono di "controllare" il cuore e il dispendio energetico durante l'esercizio fisico?
«Diciamo che se una persona sta facendo prevenzione primaria, quindi è in buona salute e vuole solo mantenersi attiva, per evitare di trovarsi poi con problemi cardiovascolari o metabolici, sono degli indicatori che aiutano a capire quanto sforzo si sta facendo, ma la loro misurazione è comunque abbastanza approssimativa, quindi li ritengo più adatti per un uso divertente piuttosto che scientifico. Talvolta possono rappresentare uno stimolo per muoversi, e piuttosto che non avere nulla possono almeno dare un'indicazione di massima, ma non più di questo».

Lo studio parla addirittura della possibilità che i dati derivanti da questi apparecchi possano essere riportati nella cartella clinica e avere un peso in decisioni sulla salute: cosa ne pensa?
«Anche se lo studio ha riportato una precisione piuttosto alta per quanto riguarda la misurazione della frequenza cardiaca, ci sono altri problemi da considerare; ad esempio, i cardiofrequenzimetri nel momento in cui rilevano un'extrasistole possono scattare e misurare delle frequenze di fantasia e mi è capitato di sentire pazienti che pensavano di aver raggiunto chissà quale livello di sforzo. Bisogna fare attenzione, perché, ripeto, si tratta di apparecchiature che dal mio punto di vista rappresentano poco più di un gioco. Non bisogna pensare di avere a che fare con lo stesso tipo di macchina che si utilizza per effettuare le prove da sforzo o le riabilitazioni nelle strutture sanitarie; in quel caso infatti si tratta di dispositivi validati e continuamente controllati e tarati. Per questi motivi assolutamente non posso considerare i dati da essi derivati come sicuri, e certo non da riportare nella cartella clinica».

Per cosa li ritiene utili, quindi?
«Sono divertenti, e potrebbero avvicinare al movimento persone che altrimenti non si interesserebbero all'esercizio fisico; e l'attività fisica fa senz'altro bene sia per chi ha la sindrome metabolica sia per perdere qualche chilo, o come elemento di motivazione».

Cosa consiglia alle persone che hanno qualche problema cardiaco e pensano di potersi affidare a questi strumenti per controllare la loro situazione mentre fanno esercizio?
«Per le persone che hanno qualche problema la cosa migliore è rivolgersi a un esperto che come prima cosa potrà preparare un programma adeguato basandosi su dati rilevati con un'apparecchiatura validata».

Susanna Guzzetti



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