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Il benessere (a volte) passa da Facebook

Il benessere (a volte) passa da FacebookUna vita felice è quella ricca di conversazioni profonde con le persone care e non importa poi molto se queste conversazioni si svolgono di persona oppure online attraverso un social network come Facebook. È il commento di Matthias Mehl, professore associato di psicologia all'Università della California, a uno studio recentemente pubblicato sulla rivista Journal of Computer-Mediated Communication.

«Molti studi in passato hanno sottolineato l'effetto negativo dell'utilizzo dei social network e in particolare di Facebook sul benessere di chi li utilizza» afferma Robert Kraut, uno degli autori dello studio e professore di interazione uomo-computer alla Carnegie Mellon Unversity di Pittsburg (Usa), ricordando che si tende a legare il tempo trascorso sui social media con solitudine e depressione anche se gli studi che dimostrano tale legame guardano spesso a un unico momento della vita e si basano su una o poche valutazioni.

«Nel nostro lavoro di ricerca abbiamo invece seguito per tre mesi consecutivi le attività social di circa 2mila utenti di Facebook che hanno accettato volontariamente di partecipare alla ricerca» spiega l'autore, affiancato nello studio da Moira Burke, ricercatrice in forza proprio a Facebook. E i risultati ottenuti dimostrano che il social network può avere anche un effetto positivo, migliorando il benessere di chi riceve messaggi da amici e persone care sulla propria pagina.

«Stiamo parlando di un benessere estremamente importante, a volte addirittura pari a quello che si prova per un matrimonio o per l'arrivo di un nuovo bebè in famiglia» precisano gli autori che sottolineano come per ottenere questo effetto positivo non sia sufficiente ricevere un semplice "like". «Il messaggio deve innanzitutto giungere da una persona cara e deve essere personalizzato proprio a sottolineare il legame affettivo che lega le due persone coinvolte nello scambio». «Ciascuno può scegliere come utilizzare il tempo trascorso online che, come dimostra lo studio, può diventare un'importante strumento di benessere» conclude Mehl.


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