Bevande zuccherate, un pericolo per il cervello

30 maggio 2017
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Bevande zuccherate, un pericolo per il cervello



"Il cervello ha bisogno di zucchero" recitava un vecchio slogan pubblicitario, ma stando ai risultati di due recenti studi statunitensi eccedere con le bevande zuccherate, inclusi gli energy drink, può in realtà danneggiare il cervello e le sue funzioni.

«Da tempo è nota l'associazione tra un eccessivo consumo di zucchero e l'insorgenza di problemi cardiovascolari o metabolici, ma gli effetti a lungo termine sul cervello sono meno noti» esordisce Matthew Pase, primo autore di entrambi gli articoli e ricercatore coinvolto nel Framingham heart study (Fhs) dal quale derivano i dati utilizzati per le analisi.
«Misurare in modo preciso il consumo di zucchero nella dieta è piuttosto difficile e per questa ragione abbiamo deciso di concentrarci sul consumo di bevande zuccherate come misura indicativa» spiega l'autore, ricordando che gli statunitensi sono grandi consumatori di tali bevande.

Nel primo studio, pubblicato su Alzheimer's & dementia sono state coinvolte circa 4.000 persone valutate con risonanza magnetica e con test neuropsicologici per valutare differenze a livello di struttura e di funzione cerebrale. A conti fatti dallo studio è emerso che rispetto a chi consumava meno di una bevanda zuccherata al giorno, chi ne consumava di più aveva un volume cerebrale minore e otteneva punteggi minori nei test che valutavano la memoria episodica.

Nel secondo studio, pubblicato su Stroke, l'attenzione si è concentrata su persone che avevano già subito un ictus o che avevano segni di demenza di Alzheimer. «Dopo 10 anni di osservazione, non abbiamo notato in questa popolazione un legame tra consumo di bevande zuccherate e rischio di ictus o Alzheimer, ma il rischio era aumentato di circa tre volte in chi consumava almeno una bevanda dietetica al giorno» spiega Pase, che poi conclude: «Questi dati sollevano diversi interrogativi, pur non essendo in grado di stabilire un legame causa-effetto, e servono ulteriori approfondimenti per comprendere i meccanismi alla base dei risultati ora emersi».

Fonti:
Alzheimers Dement. 2017 Mar 6. doi: 10.1016/j.jalz.2017.01.024
Stroke. 2017 May;48(5):1139-1146.


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