Doxorubicina Aurobindo 2 mg/ml concentrato per soluzione per infusione 1 flaconcino 100 ml

Ultimo aggiornamento: 02 dicembre 2017
Farmaci - Doxorubicina Aurobindo

Doxorubicina Aurobindo 2 mg/ml concentrato per soluzione per infusione 1 flaconcino 100 ml




INDICE SCHEDA




INFORMAZIONI GENERALI



AZIENDA

Aurobindo Pharma (Italia) S.r.l.

MARCHIO

Doxorubicina Aurobindo

CONFEZIONE

2 mg/ml concentrato per soluzione per infusione 1 flaconcino 100 ml

ALTRE CONFEZIONI DI DOXORUBICINA AUROBINDO DISPONIBILI


PRINCIPIO ATTIVO

doxorubicina cloridrato

FORMA FARMACEUTICA

soluzione (uso interno)

GRUPPO TERAPEUTICO

Antineoplastici antibiotici citotossici

CLASSE

H

RICETTA

medicinale soggetto a prescrizione medica limitativa, utilizzabile esclusivamente in ambiente ospedaliero o in struttura ad esso assimilabile - vietata la vendita al pubblico

SCADENZA

24 mesi

PREZZO

222,68 €


INDICAZIONI TERAPEUTICHE




A cosa serve Doxorubicina Aurobindo 2 mg/ml concentrato per soluzione per infusione 1 flaconcino 100 ml

DOXORUBICINA AUROBINDO è indicata per il trattamento di:

  • carcinoma polmonare a piccole cellule (SCLC)
  • carcinoma mammario
  • carcinoma ovarico recidivante
  • profilassi intravescicale delle recidive del carcinoma superficiale della vescica in seguito a  resezione transuretrale (TUR)
  • trattamento sistemico del carcinoma vescicale localmente avanzato o metastatico
  • terapia neoadiuvante ed adiuvante per l'osteosarcoma
  • sarcoma dei tessuti molli avanzato in età adulta
  • sarcoma di Ewing
  • linfoma di Hodgkin
  • linfoma non Hodgkin altamente maligno
  • trattamento di induzione e consolidamento nella leucemia linfatica acuta
  • leucemia mieloblastica acuta
  • mieloma multiplo in stadio avanzato
  • carcinoma endometriale avanzato o recidivante
  • tumore di Wilms (nelle varianti altamente maligne di stadio II, in tutti gli stati avanzati [III – IV])
  • carcinoma papillare/follicolare avanzato della tiroide
  • carcinoma anaplastico della tiroide
  • neuroblastoma in stadio avanzato
La doxorubicina viene somministrata frequentemente in regimi chemioterapici di associazione con altri agenti citostatici.


CONTROINDICAZIONI




Quando non dev'essere usato Doxorubicina Aurobindo 2 mg/ml concentrato per soluzione per infusione 1 flaconcino 100 ml

Ipersensibilità al principio attivo o ad uno qualsiasi degli eccipienti elencati al paragrafo (qui non riportato) 6.1.

Ipersensibilità ad altre antracicline o altri antracenedioni.

Controindicazioni per la somministrazione endovenosa:

  • mielosoppressione persistente o stomatite grave sviluppata durante il trattamento citotossico e/o la radioterapia precedenti
  • infezione generale
  • compromissione grave della funzione epatica
  • aritmia grave, compromissione della funzione cardiaca, infarto cardiaco precedente, cardiopatia infiammatoria acuta
  • trattamento precedente con antracicline alle dosi massime cumulative
  • maggiore tendenza emorragica
  • allattamento

Controindicazioni per la somministrazione intravescicale:

  • tumori invasivi che hanno penetrato la vescica (oltre T1)
  • infezioni delle vie urinarie
  • infiammazione della vescica
  • problemi con la cateterizzazione, ad es. stenosi uretrale
  • ematuria
  • allattamento



AVVERTENZE E PRECAUZIONI D'USO




Cosa serve sapere prima di prendere Doxorubicina Aurobindo 2 mg/ml concentrato per soluzione per infusione 1 flaconcino 100 ml

La doxorubicina deve essere somministrata solo con la supervisione di un medico esperto nell'uso di agenti chemioterapici antineoplastici.

Prima dell'inizio del trattamento con la doxorubicina, devono essersi risolte le tossicità acute dei trattamenti citotossici precedenti (quali stomatite, neutropenia, trombocitopenia e infezioni generalizzate).

Prima o durante il trattamento con DOXORUBICINA AUROBINDO si raccomandano i seguenti esami di monitoraggio (la frequenza di questi esami dipenderà dalle condizioni generali, dalla dose e dai farmaci concomitanti):

  • radiografie dei polmoni e del torace; ECG
  • monitoraggio regolare della funzione cardiaca (LVEF con ad es. ECG, UCG e MUGA)
  • ispezione giornaliera della cavità orale e della faringe per determinare cambiamenti delle mucose
  • esami del sangue: ematocrito, piastrine, conta differenziale dei globuli bianchi, SGPT, SGOT, LDH, bilirubina, acido urico.
Controllo del trattamento

Prima dell'inizio del trattamento si raccomanda di misurare la funzionalità epatica, utilizzando esami convenzionali quali AST, ALT, ALP e bilirubina, nonché la funzionalità renale.

Controllo della funzione ventricolare sinistra

Per ottimizzare la condizione cardiaca del paziente, si deve eseguire l'analisi della LVEF mediante ecografia o scintigrafia cardiaca. Questo controllo deve essere eseguito prima dell'inizio del trattamento e dopo ogni dose accumulata di approssimativamente 100 mg/m2.

Funzione cardiaca

La cardiotossicità è un rischio del trattamento con le antracicline che può manifestarsi con eventi precoci (ovvero acuti) o tardivi.

Eventi precoci (ovvero acuti): la cardiotossicità precoce della doxorubicina è rappresentata prevalentemente da tachicardia del seno e/o anomalie nell'ECG, quali alterazioni non specifiche dell'onda ST-T. Sono state segnalate anche tachiaritmie, tra cui contrazioni ventricolari premature e tachicardia ventricolare, bradicardia, nonché blocco atrioventricolare e blocco di branca. Questi sintomi indicano in genere una tossicità acuta transitoria. L'appiattimento e l'allargamento del complesso QRS oltre i limiti nella norma possono indicare cardiomiopatia indotta da doxorubicina cloridrato. In genere, nei pazienti con un valore LVEF basale normale (= 50%), una riduzione del 10% del valore assoluto o una diminuzione al di sotto della soglia del 50% indica disfunzione cardiaca e in questi casi il trattamento con la doxorubicina cloridrato deve essere considerato con attenzione.

Eventi tardivi (ossia ritardati): la cardiotossicità tardiva si sviluppa in genere nelle fasi più avanzate della terapia con la doxorubicina o entro 2-3 mesi dalla fine del trattamento; tuttavia sono stati segnalati anche eventi successivi, da alcuni mesi ad alcuni anni dalla fine del trattamento. La cardiomiopatia tardiva si manifesta con riduzione della frazione di eiezione ventricolare sinistra (LVEF) e/o segni e sintomi di insufficienza cardiaca congestizia (CHF), quali dispnea, edema polmonare, edema dipendente, cardiomegalia ed epatomegalia, oliguria, ascite, versamento pleurico e ritmo di galoppo. Sono stati segnalati anche effetti subacuti, quali pericardite/miocardite. L'insufficienza cardiaca congestizia, pericolosa per la vita, è la forma più grave di cardiomiopatia indotta da antracicline e rappresenta la tossicità dose cumulativa-limitante del farmaco.

Prima del trattamento con la doxorubicina, i pazienti devono essere sottoposti a valutazione della funzione cardiaca, che deve essere successivamente monitorata durante l'intera terapia per ridurre al minimo il rischio di grave compromissione cardiaca. Il rischio può essere ridotto da un monitoraggio regolare della LVEF durante il trattamento con una tempestiva interruzione della somministrazione della doxorubicina al primo segno di compromissione della funzione. I metodi quantitativi appropriati per la valutazione ripetuta della funzione cardiaca (valutazione della LVEF) includono MUGA (angiografia multigated con radionuclide) o ecocardiografia. Si raccomanda una valutazione cardiaca basale con ECG e MUGA o ecocardiografia, in particolare nei pazienti con fattori di rischio di aumento della cardiotossicità. Occorre eseguire determinazioni ripetute della LVEF con MUGA o ecocardiografia, in particolare con dosi cumulative più elevate di antracicline. Le tecniche impiegate per la valutazione devono essere coerenti per l'intero follow up.

La probabilità di sviluppare insufficienza cardiaca congestizia, stimata approssimativamente all'1%-2% a una dose cumulativa di 300 mg/m2, aumenta lentamente fino alla dose cumulativa totale di 450-550 mg/m2. Successivamente, il rischio di sviluppare insufficienza cardiaca congestizia aumenta rapidamente; si consiglia di non superare una dose cumulativa massima di 550 mg/m2. Se il paziente presenta altri fattori di rischio potenziali di cardiotossicità (anamnesi di malattia cardiovascolare, terapia precedente con altre antracicline o antracenedioni, radioterapia precedente o concomitante all'area mediastinica/pericardica e uso concomitante di medicinali in grado di sopprimere la contrattilità cardiaca, tra cui ciclofosfamide e 5-fluoruracile), la cardiotossicità indotta dalla doxorubicina può manifestarsi a dosi cumulative inferiori e la funzione cardiaca deve essere monitorata attentamente.

È probabile che la tossicità della doxorubicina e delle altre antracicline o degli antracenedioni sia aggiuntiva.

Funzione epatica

La via di eliminazione principale della doxorubicina è il sistema epatobiliare. Prima e durante il trattamento con la doxorubicina si deve valutare la bilirubina sierica totale. I pazienti con valori elevati di bilirubina possono presentare una clearance più lenta del farmaco con un aumento della tossicità generale. In questi pazienti si raccomandano dosi inferiori . I pazienti con grave compromissione epatica non devono assumere la doxorubicina .

Patologie gastrointestinali

Si raccomanda una profilassi antiemetica.

La doxorubicina non deve essere usata in presenza di infiammazione, ulcerazione o diarrea.

Tossicità ematologica

La doxorubicina può produrre mielosoppressione . In caso di mielosopressione grave la doxorubicina non deve essere somministrata: è quindi necessario ridurre la dose o posticipare la somministrazione.

Occorre prestare particolare cautela per assicurarsi che un'infezione grave e/o un episodio emorragico possano essere trattati velocemente e in modo efficace.

Le infezioni già esistenti devono essere trattatte prima d'iniziare la terapia con la doxorubicina.

I profili ematologici, compresa la conta differenziale dei globuli bianchi, devono essere valutati prima e durante ogni ciclo di terapia con la doxorubicina. Granulocitopenia (neutropenia) e/o leucopenia reversibile dose-dipendente rappresentano la manifestazione prevalente della tossicità ematologica indotta dalla doxorubicina e la tossicità dose-limitante più acuta di questo farmaco. Leucopenia e neutropenia raggiungono in genere il nadir da 10 a 14 giorni dopo la somministrazione del farmaco; nella maggior parte dei casi, la conta dei globuli bianchi/neutrofili torna ai valori normali entro 21 giorni. Se i valori ematici non rientrano nella norma, si deve considerare la riduzione della dose o l'aumento dell'intervallo di somministrazione. Possono manifestarsi anche trombocitopenia e anemia. Le conseguenze cliniche della mielosoppressione grave comprendono febbre, infezioni, sepsi/setticemia, shock settico, emorragia, ipossia o necrosi tissutale.

Leucemia secondaria

Nei pazienti trattati con le antracicline è stata segnalata leucemia secondaria, con o senza fase preleucemica. La leucemia secondaria insorge con maggiore frequenza quando questi farmaci vengono somministrati in associazione ad agenti antineoplastici che danneggiano il DNA, quando i pazienti sono stati pretrattati intensamente con farmaci citotossici o quando le dosi delle antracicline sono state aumentate. Queste leucemie possono avere un periodo di latenza da 1 a 3 anni.

Sindrome da lisi tumorale

La doxorubicina può indurre iperuricemia come conseguenza dell'intenso catabolismo delle purine che accompagna una lisi rapida, indotta dal farmaco, delle cellule neoplastiche (sindrome da lisi tumorale) . Dopo il trattamento iniziale devono essere valutati i livelli ematici di acido urico, potassio, fosfato di calcio e creatinina. L'idratazione, l'alcalinizzazione dell'urina e la profilassi con l'allopurinolo per prevenire l'iperuricemia possono ridurre al minimo le complicanze potenziali della sindrome da lisi tumorale.

Carcinogenesi, mutagenesi e compromissione della fertilità

La doxorubicina è risultata genotossica e mutagena nei test in vitro e in vivo e può causare infertilità .

Somministrazione intravescicale

La somministrazione intravescicale di doxorubicina può causare sintomi di cistite chimica (ovvero disuria, pollachiuria, nicturia, stranguria, ematuria, necrosi della parete vescicale).

Occorre prestare particolare attenzione in caso di problemi con il catetere (ovvero ostruzione uretrale causata da invasione del tumore intravescicale).

La somministrazione intravescicale è controindicata per i tumori che hanno penetrato la vescica (oltre T1).

La via di somministrazione intravescicale non deve essere tentata nei pazienti con tumori invasivi che hanno penetrato la parete vescicale, infezioni delle vie urinarie o condizioni infiammatorie della vescica.

Radioterapia

Occorre prestare particolare attenzione ai pazienti sottoposti a radioterapia precedente, concomitante o pianificata per il futuro. Questi pazienti sono particolarmente a rischio di reazioni localizzate nel campo di irradiazione (fenomeno di recall) in caso di somministrazione di DOXORUBICINA AUROBINDO. In questi casi è stata segnalata epatotossicità (danno del fegato) grave, talvolta letale. La radioterapia precedente al mediastino aumenta la cardiotossicità della doxorubicina. In particolare, in questi casi, non deve essere superata la dose cumulativa di 400 mg/m2.

Terapie antineoplastiche

La doxorubicina può potenziare la tossicità delle altre terapie antineoplastiche. Sono state segnalate esacerbazioni della cistite emorragica indotta da ciclofosfamide e aumento dell'epatotossicità della 6-mercaptopurina.

Come con altri agenti citotossici, con l'uso della doxorubicina sono stati segnalati casi di tromboflebite e fenomeni tromboembolici, tra cui embolia polmonare (in alcuni casi letale) .

Vaccini

I vaccini non sono raccomandati . Durante il trattamento con la doxorubicina cloridrato, i pazienti devono evitare il contatto con le persone recentemente vaccinate contro la poliomelite.

Altro

La clearance sistemica della doxorubicina è ridotta nei pazienti obesi (ovvero > 130% del peso corporeo ideale) .

Il paziente deve essere informato che l'urina potrà essere di colore rossastro, in particolare il primo campione dopo la somministrazione, ma che questo fenomeno non deve destare preoccupazione.

Una sensazione di dolore o bruciore nella sede di somministrazione può significare un certo livello di stravaso. In caso di stravaso sospetto o conclamato, si deve interrompere l'iniezione e si deve ripraticare in un altro vaso sanguigno. Il raffreddamento dell'area per 24 ore può ridurre il disagio. Il paziente deve essere monitorato attentamente per alcune settimane. Potrebbero essere necessarie misure chirurgiche .

DOXORUBICINA AUROBINDO contiene 3,54 mg (< 1 mmol) di sodio per ml di concentrato. Ciò deve essere tenuto in considerazione per i pazienti che seguono un regime controllato di sodio.


INTERAZIONI




Quali farmaci o principi attivi possono interagire con l'effetto di Doxorubicina Aurobindo 2 mg/ml concentrato per soluzione per infusione 1 flaconcino 100 ml

La cardiotossicità della doxorubicina è potenziata dall'uso precedente o concomitante di altre antracicline o di altri farmaci potenzialmente cardiotossici (ad es. 5-fluorouracile, ciclofosfamide o paclitaxel) o di prodotti che influenzano la funzione cardiaca (come i calcio-antagonisti). Quando la doxorubicina è somministrata insieme ai suddetti farmaci, è necessario monitorare attentamente la funzione cardiaca.

L'uso concomitante di trastuzumab e antracicline (come la doxorubicina) è associato a un elevato rischio di cardiotossicità. Per il momento, trastuzumab e le antracicline non devono essere somministrate in associazione, fatta eccezione per gli studi clinici ben controllati in cui la funzione cardiaca è monitorata. Quando le antracicline sono somministrate dopo la fine della terapia con trastuzumab, può presentarsi un rischio elevato di cardiotossicità. Se possibile, deve intercorrere un intervallo di tempo sufficientemente lungo (fino a 22 settimane) tra la fine della terapia con trastuzumab e l'inizio della terapia con antracicline. È imperativo l'attento monitoraggio della funzione cardiaca.

Un (pre-) trattamento con farmaci che influenzano la funzione del midollo osseo (cioè agenti citostatici, sulfonamidi, cloramfenicolo, fenitoina, derivati amidopirinici, agenti antiretrovirali) può portare a un marcato disturbo dell'ematopoiesi. Il dosaggio della doxorubicina deve essere modificato, se necessario. Gli effetti tossici di una terapia contenente la doxorubicina possono essere aumentati in caso di associazione ad altri citostatici (ad es. citarabina, cisplatino, ciclofosfamide).

L'epatotossicità della doxorubicina può essere potenziata da altre modalità di trattamento epatotossiche (ad esempio 6-mercaptopurina).

La doxorubicina viene metabolizzata dal citocromo P450 (CYP450) ed è un substrato della proteina di trasporto p-glicoproteina (Pgp). La somministrazione concomitante di inibitori del CYP450 e/o della Pgp può portare all'aumento delle concentrazioni plasmatiche della doxorubicina e pertanto a un aumento della tossicità. Per contro, la somministrazione concomitante di induttori del CYP450, quali rifampicina e barbiturici, potrebbe ridurre le concentrazioni plasmatiche e l'efficacia della doxorubicina.

La ciclosporina, un inibitore del CYP3A4 e della Pgp, ha aumentato l'AUC della doxorubicina e del doxorubicinolo rispettivamente del 55% e del 350%. Per questa associazione sarebbe opportuno ridurre la dose della doxorubicina del 40%.

Anche la cimetidina ha mostrato di ridurre la clearance plasmatica e aumentare l'AUC della doxorubicina.

Paclitaxel somministrato poco prima della doxorubicina potrebbe ridurre la clearance e aumentare le concentrazioni plasmatiche della doxorubicina. Alcuni dati indicano che questa interazione sia meno marcata quando la doxorubicina viene somministrata prima di paclitaxel.

L'assorbimento di anticonvulsivanti (per es. carbamazepina, fenitoina, valproato) diminuisce quando questi vengono somministrati in associazione con la doxorubicina.

Dopo la somministrazione concomitante di doxorubicina e ritonavir sono state segnalate concentrazioni sieriche elevate della doxorubicina.

Gli effetti tossici di una terapia contenente la doxorubicina possono essere aumentati in caso di associazione ad altri citostatici (ad es. citarabina, cisplatino, ciclofosfamide). Nelle terapie di associazione con la citarabina si sono osservate necrosi dell'intestino crasso con emorragie importanti e infezioni gravi.

La clozapina può aumentare il rischio e la gravità della tossicità ematologica della doxorubicina.

Durante la terapia con la doxorubicina può manifestarsi una marcata nefrotossicità dell'amfotericina B.

Poiché la doxorubicina viene metabolizzata rapidamente ed eliminata prevalentemente dal sistema biliare, la somministrazione concomitante di agenti chemioterapici notoriamente epatotossici (ad es. mercaptopurina, metotrexato, streptozocina) potrebbe aumentare la tossicità della doxorubicina a seguito della riduzione della clearance epatica del farmaco. Se è necessaria una terapia concomitante con farmaci epatotossici, il dosaggio della doxorubicina deve essere modificato.

La doxorubicina è un potente agente radiosensibilizzante e i fenomeni di recall che induce possono essere pericolosi per la vita. Eventuali radioterapie precedenti, concomitanti o successive possono aumentare la cardiotossicità o l'epatotossicità della doxorubicina. Questo si applica anche alle terapie concomitanti con farmaci cardiotossici o epatotossici.

La doxorubicina può causare esacerbazioni della cistite emorragica causata dalla terapia precedente con ciclofosfamide.

La terapia con la doxorubicina può indurre un aumento dell'acido urico sierico, pertanto potrebbe essere necessaria una correzione della dose degli agenti che riducono l'acido urico.

La doxorubicina può ridurre la biodisponibilità orale della digossina.

Durante il trattamento con la doxorubicina, i pazienti non devono essere sottoposti a vaccinazione con vaccini attivi e devono evitare il contatto con le persone vaccinate recentemente contro la poliomelite.

La doxorubicina si lega all'eparina e 5-FU. Precipitazioni e perdita d'azione di entrambe le sostanze sono pertanto possibili. Per maggiori dettagli vedere paragrafo (qui non riportato) 6.2.


SOVRADOSAGGIO




Cosa fare se avete preso una dose eccessiva di Doxorubicina Aurobindo 2 mg/ml concentrato per soluzione per infusione 1 flaconcino 100 ml

Il sovradosaggio acuto della doxorubicina può indurre mielosoppressione (in particolare leucopenia e trombocitopenia), in generale 10-14 giorni dopo il sovradosaggio, effetti tossici a carico del tratto gastrointestinale (in particolare mucosite) e alterazioni cardiache acute, che possono manifestarsi entro 24 ore. Il trattamento comprende antibiotici per via endovenosa, trasfusioni di granulociti e trombociti e trattamento dei sintomi gastrointestinali e degli effetti cardiaci. Deve essere presa in considerazione la possibilità di trasferire il paziente in una stanza sterile e l'uso del fattore di crescita ematopoietico.

Singole dosi da 250 mg e 500 mg di doxorubicina si sono dimostrate letali.

Il sovradosaggio cronico, con una dose cumulativa che supera 550 mg/m2, aumenta il rischio di cardiomiopatia e può portare a insufficienza cardiaca che deve essere trattata con i metodi convenzionali. L'insufficienza cardiaca tardiva può manifestarsi fino a sei mesi dopo il sovradosaggio.

Una terapia emodialitica non è probabilmente di nessuna utilità in caso di intossicazione con la doxorubicina poichè il farmaco ha un ampio volume di distribuzione e solo il 5% della dose viene eliminato tramite i reni.


CONSERVAZIONE




Conservare in frigorifero (2-8°C).

Conservare il flaconcino nell'astuccio esterno per proteggerlo dalla luce.

Per le condizioni di conservazione dopo la diluizione del medicinale, vedere il paragrafo (qui non riportato) 6.3.


PATOLOGIE ASSOCIATE








Cerca nel sito


Cerca in

ARTICOLI     ESPERTO


Calcolo del peso ideale


Potrebbe interessarti
L'esperto risponde