Esito istologico carcinoma papillare

09 ottobre 2012

Esito istologico carcinoma papillare


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01 ottobre 2012

Esito istologico carcinoma papillare

Mi è arrivato da poco l'esito istologico dellla tiroidectomia. Non capisco se si tratta di una variantte sclerosante diffusa o di qualche altra variante. Mi hanno detto che comunque è più aggressivo, sono molto preoccupata, ho bisogno di un consiglio e di qualche spiegazione in più. Grazie

Carcinoma papillare diffusamente sclerocalcifico, con aspetti a cellule ossifile ed a cellule chiare (2, 5 cm) capsulato. pT2NxMx
Diagnosi istologia tiroide, lobo destro: Carcinoma papillare diffusamente sclerocalcifico, con aspetti a cellule ossifile ed a cellule chiare (2, 5 cm) capsulato. Calcitonina negativa, tireoglobulina positiva (LD1-2); Collaterale parenchima tiroideo sostanzialmente nella norma (LD3).
Libo sinistro. parenchima tiroideo sostenzialmente nella norma (LS1-3)

Risposta del 09 ottobre 2012

Risposta a cura di:
Dott. GIANLUCA OCCELLI


Cara Signora,
il carcinoma papillare della tiroide costituisce circa l’80% delle neoplasie tiroidee e dà metastasi linfonodali con localizzazione limitata, spesso per lungo tempo, ai soli linfonodi del collo; solo successivamente il tumore metastatizza fuori dal collo. Per questo motivo, nel 30% dei casi, il carcinoma papillare può presentare metastasi linfonodali già al momento della diagnosi.
Tuttavia, oltre ad essere il più frequente, il carcinoma papillifero è fortunatamente anche quello con prognosi migliore, soprattutto se non sono presenti metastasi al momento della diagnosi.
La terapia corretta del carcinoma papillare della tiroide è l’asportazione di tutta la tiroide (tiroidectomia totale).
L’asportazione di un solo lobo tiroideo o peggio ancora del solo nodulo tumorale è da sconsigliare in quanto la presenza di tessuto tiroideo normale residuo: a) impedisce la visualizzazione di eventuali metastasi con la scintigrafia post-operatoria; b) impedisce l’impiego della tireoglobulina come marker di malattia; c) favorisce l’espressione di eventuali foci di carcinoma occulto presente nel tessuto tiroideo residuo.
In base al livello di rischio del paziente, subito dopo l’intervento chirurgico può essere somministrato dello iodio radioattivo (radioiodio) a dosi ablative (terapia radiometabolica) al fine di distruggere l’eventuale tessuto tiroideo residuo o le eventuali metastasi.
Tuttavia, in alcuni casi a basso rischio o nel caso dei microcarcinomi di papillifero riscontrati incidentalmente dopo tiroidectomia eseguita per struma multinodulare la terapia radiometabolica può anche non essere effettuata.
In tutti gli altri casi, dopo la terapia radiometabolica va instaurata una terapia soppressiva con levotiroxina finalizzata ad abbassare i livelli di TSH e quindi a ridurre lo stimolo proliferativo su eventuali foci neoplastici residui.
A distanza di 3 mesi dall’intervento è consigliato un controllo ecografico, il dosaggio della funzione tiroidea, del TSH, della tireoglobulina e degli anticorpi anti tireoglobulina.
A distanza di 6-12 mesi è consigliabile ripetere l’ecografia del collo ed un controllo della tireoglobulina dopo stimolo con TSH ricombinante (Thyrogen).
In base agli esiti di tali accertamenti potranno rendersi necessari ulteriori trattamenti di tipo radiometabolico o chirurgico.
Un cordiale saluto

Dott. Gianluca Occelli
Medico Ospedaliero
Specialista convenzionato
Specialista in Chirurgia generale
Suzzara (MN)


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