Meningite - Argomenti

Ultimo aggiornamento: 10/02/06

Leggere i segni dell'infezione

Naso chiuso, qualche linea di febbre e tosse, ed è un raffreddore. Se si aggiunge il dolore alle orecchie è parotite (orecchioni), se compaiono delle piccole pustole è varicella, se c'è un esantema (eruzione cutanea) è morbillo. Riconoscere malattie classiche, cosiddette infantili, proprio perché colpiscono più frequentemente nella giovane età, non è così difficile, anzi fa parte del mestiere del genitore imparare a leggere i segni che, a volte, un bimbo piccolo non è in grado di verbalizzare. Purtroppo, ci sono malattie il cui mancato riconoscimento può portare a conseguenze molto gravi, e una di queste è la meningite. Attualmente rappresenta una delle cause di morte infantile più rilevanti nei paesi in via di sviluppo, con un'incidenza di quattro decessi ogni 100 mila bambini. Uno dei motivi che spiega l'elevata mortalità è anche il ritardo con cui il bambino viene ricoverato in ospedale, un ritardo dovuto al non riconoscimento della malattia anche da parte del medico di famiglia. E dal momento che la meningite evolve, anche fino alla morte, in poche ore dall'esordio dei sintomi iniziali, è assolutamente vitale diagnosticarla quanto prima possibile. Un altro ostacolo viene dagli stessi medici: avendo avuto modo di vedere pochissimi casi nella loro vita, può capitare che molti bambini vengano visitati da dottori che per la prima volta si trovano a dover fare una diagnosi di meningite. A maggior ragione, gli stessi genitori hanno ancora meno strumenti per riconoscere tempestivamente la malattia. Sui libri di medicina vengono riportati criteri come esantema emorragico, meningismo, stato di coscienza alterato che si osservano nella malattia avanzata, ma in casa non tutti hanno questi libri da consultare (o sono in grado di comprenderli).

Alla portata di tutti
Sulla base di queste considerazioni alcuni ricercatori hanno proposto di modificare lo schema della sintomatologia, per renderlo accessibile a tutti e mettere anche i genitori e i medici di famiglia nelle condizioni di riconoscere nelle prime ore l'esordio della malattia.
Gli autori di uno studio che va in questa direzione si sono basati sull'esperienza, relativa al periodo precedente al ricovero ospedaliero, di medici e familiari di bambini, da 0 a 16 anni, che hanno poi ricevuto la diagnosi di meningite. Sono stati identificati 448 casi di cui 103 risultati poi fatali; ai genitori è stato chiesto di compilare un questionario sui sintomi di malattia notati nelle due settimane precedenti al ricovero. Gli esperti interpellati hanno invece analizzato i casi sulla base delle cartelle cliniche (senza essere a conoscenza dell'esito della malattia) e hanno avuto modo di individuare una setticemia predominante nel 66% dei casi, meningite (cioè infiammazione delle meningi, le membrane che avvolgono il cervello e il midollo spinale) nel 22% ed entrambe nel 12%. La setticemia aumentava notevolmente la probabilità di decesso: l'84% dei bambini che l'avevano avuta erano morti, contro il 61% di quelli che avevano avuto altri sintomi.

Ore contate
L'evoluzione della malattia era veloce: 22 ore per i ragazzi di 15-16 anni, 13 ore per i bambini al di sotto dell'anno di età. Alla prima visita medica i sintomi sono abbastanza comuni a molte altre malattie virali autolimitanti, quindi poco sospetti: febbre, mal di testa, inappetenza, nausea e vomito e sintomi respiratori. Il primo sintomo specifico erano i segni di una sepsi in corso: dolore alle gambe, colorito della pelle anomalo, mani e piedi freddi, secchezza della bocca. I genitori di bambini più piccoli riportavano anche letargia e difficoltà respiratoria.
I sintomi ancora più specifici (rigidità del collo, fotofobia, sporgenza delle fontanelle) comparivano tardivamente, dopo 12-15 ore. Dopo 15 ore nei bambini al di sotto di un anno e dopo 24 ore nei più grandicelli si osservano incoscienza, delirio o convulsione.
I sintomi che compaiono con maggior frequenza sono piedi e mani freddi (35-47%), dolore alle gambe (31-63%) e colorito anomalo (17-21%). Probabilmente sono attribuibili alla circolazione periferica compromessa, ma suggeriscono senz'altro che i segni vitali (battito cardiaco, frequenza respiratoria e ritorno capillare) sono al di fuori della norma.
Chiaramente non è necessario allarmarsi per sintomi aspecifici come febbre, inappetenza, vomito o irritabilità, ma le prime 4-6 ore dall'esordio rappresentano una finestra in cui è più probabile che si possa fare la diagnosi, e se è meningite l'evoluzione è rapida, ma la tempestività della diagnosi è in grado di migliorare decisamente la prognosi.

Simona Zazzetta


Fonte
Thompson MJ et al. Clinical recognition of meningococcal disease in children and adolescents.
Lancet. 2006 Feb 4;367(9508):397-403






 

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