Rabbia

29 agosto 2017

Rabbia



Definizione


La rabbia è una nevrassite, grave infezione del sistema nervoso, provocata da un virus della famiglia Rhabdoviridae, genere Lyssavirus, con esiti quasi sempre fatali. Colpisce soprattutto gli animali che però possono contagiare anche l'uomo.

Cause


Il virus attacca specificamente le strutture nervose per poi diffondersi attraverso il sistema autonomo a tutti gli organi e, infatti, si trova anche nella saliva da dove origina il contagio, per morsicatura, graffiatura o contatto della cute lesa da parte di un animale infetto. Gli animali più colpiti dal virus della rabbia sono quelli selvatici: volpe, tasso, mustelidi in Europa settentrionale e centrale; topi, scoiattoli, ratti in Europa meridionale; pipistrelli negli Stati Uniti; tuttavia possono venire infettati anche cani, gatti e furetti domestici.

Sintomi


Fortunatamente l'infezione ha un periodo di incubazione piuttosto lungo, in media 1 mese, che permette di intervenire prima che il virus si diffonda nel sistema nervoso. Dopo, quando compaiono i sintomi sotto descritti, non è possibile arrestare il decorso della malattia.
Si distingue una prima fase prodromica, con manifestazioni aspecifiche quali febbre anche elevata, cefalea, anoressia, nausea, mialgia, tosse non produttiva; più significative le parestesie nel sito d'inoculazione, caratterizzate da dolore, prurito e bruciore. Questa fase dura 1-2giorni. Segue la fase irritativa (furiosa), di eccitazione, con segni e sintomi tipici delle encefaliti virali: rachialgie, ipertonia muscolare, incoordinazione della muscolatura estrinseca oculare, spasmi laringotracheali. Alterazioni psichiche. Infine morte per insufficienza respiratoria o arresto cardiaco.

Diagnosi


Fondamentale per indurre il sospetto è la raccolta dell'anamnesi con ricerca di eventuali ferite o morsicature, o contatti con animali potenzialmente infetti. La diagnosi, con diverse metodiche di laboratorio che permettono di isolare il virus, è possibile ma tardiva per l'uomo. Nei casi a rischio la prassi prevede di identificare l'animale che ha aggredito l'uomo, confermare o escludere la diagnosi sull'animale, anche post mortem tramite esame istopatologico dell'encefalo, e nel caso sia necessario iniziare subito la profilassi.

Cure


La profilassi post contagio prevede di somministrare, il prima possibile dopo il contatto a rischio, un siero antirabico, costituito da immunoglobuline specifiche umane o di cavallo, e il vaccino antirabico. Il doppio trattamento è reso necessario dalla pericolosità dell'infezione e dal fatto che, comunque, la reazione naturale al vaccino richiede almeno 15 giorni di tempo per la formazione di anticorpi efficaci.
I soggetti a rischio possono vaccinarsi in anticipo, tuttavia in caso di morso di un animale infetto si procede al richiamo dell'immunizzazione, con nuove dosi di vaccino, e al controllo del titolo anticorpale.

Fonte: Rugarli. Medicina Interna sistematica. Sesta edizione - 2010 Elsevier



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