Malaria

29 agosto 2017

Malaria



Definizione


La malaria è una malattia infettiva causata da sporozoi del genere Plasmodium trasmessa all'uomo da zanzare del genere Anopheles, molto diffuse in Africa sub-sahariana. La prognosi è benigna nella forma da P. vivax, ovale e malariae, mentre è strettamente dipendente dalla precocità dell'inizio del trattamento nella terzana maligna da P. falciparum.

Cause


Sono quattro i plasmodi capaci di infettare l'uomo: P. falciparum, vivax, ovale, e malariae. Si ha un periodo di incubazione che oscilla dai 10 ai 20 giorni, dalla puntura alla comparsa dei primi sintomi. Di solito bastano anche solo 6-7 giorni con P. falciparum, mentre si può arrivare a 18 mesi con P. vivax e ovale.

Sintomi


La fase acuta, o accesso malarico, si presenta in 3 fasi: brivido scuotente, calore secco e sudorazione profusa, della durata di 3-4 ore ciascuna, che si ripetono ciclicamente a intervalli di 48/72 ore a seconda della specie di plasmodio responsabile, e sono dovute all'emolisi massiva degli eritrociti e alla febbre che ne consegue.
Sintomi di accompagnamento possono essere cefalea, artromialgie, nausea, vomito, diarrea, subittero-ittero, splenomegalia e/o epatomegalia dolenti.

Diagnosi


Di fronte a un violento episodio febbrile, in persone che hanno soggiornato negli ultimi 3-4 mesi in aree dove la malaria è endemica, l'infezione malarica è sempre e comunque la prima patologia da sospettare e poi eventualmente escludere. Parametri di laboratorio indicativi dell'infezione sono piastrinopenia, anemia emolitica, iperbilirubinemia, alterazione degli indici di funzionalità epatica, innalzamento degli indici di emolisi, proteina C-reattiva e Ves elevate. La diagnosi tuttavia si perfeziona con l'emoscopia, ricerca diretta del plasmodio nel sangue periferico, per accertare la specie di plasmodio responsabile e misurare la densità parassitaria, così da poter impostare la giusta terapia farmacologica.

Cure


La terapia farmacologica prevede schemi differenti in base alla specie di plasmodio individuata e alle eventuali farmaco-resistenze, che dipendono dall'area geografica di provenienza. Sulfamidici, clorochina, dapsone, pirimetamina sono i farmaci orali più comuni, mentre quando il vomito è incoercibile si procede con il trattamento parenterale con chinino oppure, per P. falciparum chinidina associata a clindamicina.

Cure alternative


Tra i derivati dell'artemisinina, principio della medicina tradizionale cinese, artesunato e artemether sembrano piuttosto efficaci e sono impiegati nelle aree endemiche, ma non sono ancora registrati nei paesi occidentali. La profilassi antimalarica è fondamentale per chi si rechi in aree endemiche: non impedisce di contrarre l'infezione ma riesce a mantenere la carica parassitaria a livelli molto bassi così da non innescare le manifestazioni cliniche. Non esiste immunizzazione permanente nei confronti della malaria, quindi ogni volta che ci si reca in aree a rischio ci si deve sottoporre a profilassi.

Fonte: Rugarli. Medicina Interna sistematica. Sesta edizione - 2010 Elsevier


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