Covid-19: gli effetti sulla fertilità maschile

19 luglio 2023
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Covid-19: gli effetti sulla fertilità maschile



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Spermatozoi meno numerosi e più lenti negli uomini guariti da Covid-19, anche a distanza di oltre 3 mesi dall'infezione. Sars-CoV-2, pure se contratto in forma lieve, sembra peggiorare la qualità spermatica a lungo termine, benché eventuali ripercussioni di questo effetto sulla fertilità rimangano ancora da chiarire. È quanto emerge da uno studio spagnolo presentato al 39esimo Congresso annuale della Società europea di riproduzione umana ed embriologia (Eshre) in corso a Copenhagen, in Danimarca.

Dopo alcune ricerche secondo cui la qualità del seme maschile appare compromessa a breve termine dopo un'infezione Covid, Rocio Núñez-Calonge, consulente scientifico dell'Ur International Group at the Scientific Reproduction Unit di Madrid, ha voluto indagare sulla durata di questo 'danno' che anche lui e i suoi colleghi avevano avuto modo di osservare in pazienti seguiti da cliniche spagnole di fecondazione assistita. "Poiché servono circa 78 giorni per produrre nuovo sperma - spiega l'esperto - ci è sembrato opportuno valutarne la qualità almeno 3 mesi dopo la guarigione" da Covid. "La nostra ipotesi era che sarebbe migliorata" una volta rinnovato il 'parco spermatozoi', "ma così non è stato", sottolinea Núñez-Calonge. Al momento, precisa, "non sappiamo quanto tempo potrebbe essere necessario per ripristinare la qualità spermatica" pre-infezione, e non possono essere esclusi "danni permanenti anche negli uomini che hanno avuto solo un'infezione lieve".

Tra febbraio 2020 e ottobre 2022 gli autori hanno arruolato 45 uomini, età media 31 anni, in 6 cliniche di riproduzione della Spagna. Tutti avevano una diagnosi confermata di Covid-19 lieve e i centri disponevano delle analisi di campioni di sperma prelevati prima del contagio; un altro campione è stato prelevato tra 17 e 516 giorni dopo l'infezione, con un tempo mediano fra il prelievo pre-Covid e quello post pari a 238 giorni. I ricercatori hanno esaminato tutti i campioni prelevati fino a 100 giorni dopo Covid-19, e un sottogruppo è stato analizzato anche oltre 100 giorni dopo. È risultata una differenza statisticamente significativa nel volume di sperma (-20%, da 2,5 a 2 millilitri), nella concentrazione di spermatozoi (-26,5%, da 68 a 50 milioni per ml), nella conta di spermatozoi (-37,5%, da 160 a 100 milioni/ml), nella motilità totale (-9,1%, dal 49% al 45%) e nella quota di spermatozoi vivi (-5%, dall'80% al 76%). Dopo Covid, rispetto a prima, metà pazienti avevano una conta spermatica totale del 57% inferiore. E anche a distanza di 100 giorni dall'infezione, la concentrazione e la mobilità degli spermatozoi non erano migliorate.

Núñez-Calonge tiene a puntualizzare che "la compromissione dei parametri" indice di qualità "dello sperma potrebbe non essere dovuta a un effetto diretto del virus Sars-CoV-2. È probabile che ulteriori fattori, attualmente sconosciuti, contribuiscono alla diminuzione di questi parametri a lungo termine". Inoltre "in questo studio non abbiamo misurato i livelli ormonali" e in effetti "intense variazioni nel testosterone, attore chiave nella salute riproduttiva maschile, sono stati precedentemente segnalati in pazienti maschi con infezione Covid".

Ciò premesso, rimarca lo specialista, "riteniamo che i medici dovrebbero essere consapevoli dei possibili effetti dannosi del virus sulla fertilità maschile". Per Núñez-Calonge "è particolarmente interessante il fatto che questo calo della qualità spermatica si verifichi in pazienti con infezione lieve, il che significa che Sars-CoV-2 potrebbe influenzare la fertilità maschile senza che gli uomini mostrino alcun sintomo clinico della malattia". Il team spagnolo intende continuare a monitorare i pazienti nel tempo, valutandone sia la qualità del seme sia lo stato ormonale. Sollecitano infine più ricerche sulle funzioni riproduttive maschili dopo infezione Covid, per capire se la fertilità è influenzata temporaneamente o permanentemente.

Commenta il presidente dell'Eshre Carlos Calhaz-Jorge, del Northern Lisbon Hospital Center e dell'Hospital de Santa Maria di Lisbona in Portogallo, non coinvolto nello studio: "Questa è una ricerca interessante e mostra l'importanza del follow-up a lungo termine della fertilità dei pazienti dopo un'infezione Covid-19, anche lieve. Tuttavia - puntualizza il numero uno della società scientifica europea - è importante notare che la qualità dello sperma in questi pazienti dopo infezione Covid rientra ancora nei criteri di normalità definiti dall'Organizzazione mondiale della sanità. Pertanto, non è chiaro se questa riduzione della qualità spermatica si traduca in una ridotta fertilità. Ciò dovrebbe essere oggetto di ulteriori ricerche".



fonte: Doctor33




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