L'esperto risponde

Dica33.it offre ai suoi utenti la possibilità di trovare online una risposta a problemi e dubbi di salute. Il servizio è gratuito e subordinato alla cortese disponibilità dei medici della comunità Medikey.


Domanda di: Mente e cervello

18/04/2001

Fobia

Ho una paura folle di parlare in pubblico. Sono una persona adulta, laureata, sposata con due figli. Nelle circostanze in cui devo prendere la parola è un trauma.Nelle riunioni spero sempre che non tocchi a me. Chiedo gentilmente di sapere se questa fobia è ereditaria e cosa fare nelle situazioni in cui non mi posso sottrarre. Da giovane ho constatato che aiuta un pò l'alcol, ma ho capito che non è certo la soluzione. Ovviamente mi vergogno ad affrontare il problema con uno specialista e penso che l'analisi sarebbe lunga e costosa. Ho letto che possono aiutare le benzodiazepine ma non ho mai provato. Come mai ci sono persone, magari ignoranti, con una notevole faccia tosta e altre come me? Gradirei, ma probabilmente non esiste, una "terapia" per il mio problema. Grazie in anticipo.

Sei un medico e vuoi dare una risposta? Clicca qui


Risposte:


Risposta del08/03/2002

Non si tratta di un problema ereditario, ma di una componente del carattere portata all'estremo o del frutto di "spinte" ambientali che condizionano successivamente il comportamento. Sulla base della descrizione sintetica e precisa del suo problema, risulta piuttosto difficile dirle cosa è possibile fare nei momenti in cui è essenziale che lei affronti un pubblico. Talvolta è la stessa inelluttabilità dell'evento che lo rende così terribile, è il rendersi conto della sua importanza. Dirle, "si rilassi", "ridimensioni l'evento", "si concentri sul discorso e ignori il resto"... potrebbero essere consigli del tutto sterili e inattuabili autonomamente, per quanto apparentemente fondati.
Il suo problema e le sue sfumature sono tuttavia affrontabili con trattamenti diversi ed efficaci, psicoterapeutici e farmacologici. Per questo le consiglierei di rivolgersi comunque a uno specialista con il quale valutare le possibilità di intervento e le alternative all'analisi, iter terapeutici più limitati nel tempo e magari meno costosi. Anche per evitare pericolose iniziative di automedicazione, come il ricorso, anche sporadico e limitato, all'alcol.

Dott. DIEGO INGHILLERI
ALBESE CON CASSANO (CO)


Altre risposte di Mente e cervello







© RIPRODUZIONE RISERVATA

VEDI ANCHE

PatologiePatologie
Esperto rispondeEsperto risponde
ServiziServizi




Copyright 2016 © EDRA S.p.A. - P. IVA 08056040960

edra