Ecografia, preziosa alleata in gravidanza

17 novembre 2010
Interviste

Radiologia alleata della salute della donna



La maggior parte delle donne italiane spesso vive la gravidanza come una sorta di malattia, tanto da ricorrere frequentemente all'ecografia. Lo confermano i dati raccolti dall'Istat e dal Ministero della Salute: nel 72,4% delle gravidanze le future mamme effettuano in media 5,1 ecografie, quando, invece, le linee guida ne raccomandano 3. Occorre dunque domandarsi se questi timori siano fondati e, ancora, se gli strumenti innovativi proposti oggi da studi medici e ospedali forniscano una risposta efficace. Dica33 ne ha parlato con Stefania Montemezzi, direttore del Dipartimento interaziendale di radiologia di Verona.

L'eccesso di radiazioni può nuocere alla mamma o al feto?
L'ecografia non è un'indagine dannosa. Tutti gli studi condotti hanno dimostrato che non vi è alcun pericolo per il nascituro, né tanto meno per la donna

Studio recenti riferiscono che su dieci coppie in età fertile, due restano senza figli. I motivi sono tantissimi, ma la radiologia può aiutare, almeno in alcuni casi?
In effetti l'abortività spontanea è dovuta a tantissimi fattori. L'ecografia è un'indagine morfologica e può aiutare ad individuarne solo alcuni. Permette, per esempio, di evidenziare eventuali malformazioni uterine che possono impedire la regolare evoluzione di una gravidanza. Inoltre con l'ecografia possono essere visualizzate malformazioni fetali, soprattutto se coinvolgono il sistema nervoso centrale o l'apparato urinario, mentre la sensibilità dell'indagine è inferiore se siamo di fronte a malformazioni addominali, oppure a difetti cardiaci e scheletrici.

Si può valutare anche lo stato di salute del nascituro?
Possiamo quantificare di liquido amniotico, stabilendo di conseguenza le condizioni del feto. Solo in alcuni casi tanto liquido potrebbe essere correlato ad una malformazione. Mentre col l'eco color doppler è possibile fare un'indagine dei flussi che alimentano il nascituro e verificarne l'eventuale sofferenza. Possiamo analizzare la placenta, l'organo deputato agli scambi metabolici tra madre e feto. Durante la gravidanza questa subisce delle modificazioni importanti e in alcuni casi, specie se va a coprire l'orifizio uterino della donna, può staccarsi.

Le indagini radiologiche possono avere un ruolo anche nello studio dell'infertilità?
Le innovazioni tecnologiche della risonanza magnetica (Rm) ci permettono di svolgere studi dinamici sempre più accurati. Nel nostro Dipartimento stiamo svolgendo uno studio basato sulla Cine-RM. Grazie a questo strumento siamo in grado di documentare e misurare la peristalsi uterina, cioè le contratture naturali dell'utero. In alcuni casi particolari, queste contrazioni fisiologiche prolungate possono essere responsabili di alterazioni tali che non consentono, in via transitoria, la fecondazione.

Vi sono altri studi in questo ambito?
Per il momento non vi sono molti dati pubblicati, tuttavia la Rm potrebbe essere utilizzata per valutare la microvascolarizzazione dell'utero, che è diversa nelle varie fasi del ciclo, e quindi ci può dare informazioni se è avvenuta o no l'ovulazione ed essere un valido aiuto nella riproduzione assistita.


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