Meno sale nel pane abbassa la pressione

24 febbraio 2011
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Meno sale nel pane abbassa la pressione





La prevenzione dell'ipertensione punta sulla dieta per ridurre l'apporto di sale e prende di mira il pane a cui si attribuisce il 40% del consumo giornaliero in eccesso. Per limitarne l'assunzione, il ministero della Salute promuove il progetto "Con meno sale nel pane c'è più gusto e guadagni in salute", che prende il via in Lombardia. A partire da martedì 22 febbraio, oltre 200 panificatori lombardi si impegneranno, su base volontaria, a produrre e vendere pane con ridotto contenuto di sale rispettando gusto, fragranza e qualità e senza differenza di prezzo. In questo modo la quantità di sale passerà dal 2% all'1,8 entro il 2011 e a 1,7 entro il 2012. L'iniziativa prende spunto da dati epidemiologici precisi: in Umbria e Toscana, dove prevale appunto il pane sciapo, il rischio di ictus e infarti è stimato del 6% in meno. Il problema, ribadiscono gli esperti, sta dunque nelle quantità. Basti pensare che, mentre l'Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) raccomanda un consumo massimo di 5 grammi di sale al giorno, l'ultima statistica disponibile, risalente agli anni '90, dice che la media del consumo è almeno doppia. Infatti, consumiamo all'incirca un cucchiaio da minestra colmo di sale al giorno, una quantità che corrisponde a circa 11 grammi, sette volte il nostro fabbisogno. «La riduzione del sale nel pane d'altronde è auspicata già in una raccomandazione dell'Ue del 2007 ed in Paesi come Belgio, Olanda e Danimarca il pane con sodio ridotto è una realtà diffusa» afferma l'epidemiologo Donato Greco. Mangiare meno sale, ricorda Greco, è «fondamentale: significa decine di migliaia di morti in meno l'anno per malattie cardiovascolari». Bene dunque l'iniziativa, conclude, «che ora si sta facendo strada anche in altre regioni italiane». Ma oltre al pane, è il consiglio di Michele Carruba, direttore del Centro studi sull'obesità dell'Università di Milano, è «chiaro che bisogna fare attenzione alla dieta nel suo complesso ed anche i produttori di altri alimenti ad alto contenuto di sodio, come i prodotti conservati, dovrebbero operare una riduzione».


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