Farmaci e cure per la psoriasi

08 marzo 2011
Interviste

Farmaci e cure per la psoriasi





La psoriasi colpisce, nel mondo occidentale, circa il 3-4% della popolazione. È una malattia della pelle quindi difficile da nascondere, e perciò considerata da alcuni pazienti particolarmente invalidante. Oggi però è ben conosciuta e si può curare con successo: lo specialista dermatologo può scegliere tra molti farmaci diversi, individuando così il medicinale che meglio si adatta alle manifestazioni cutanee e alle esigenze del paziente. Una scelta che si rinnova nel tempo, specifica Angelo Cattaneo, responsabile dell'Ambulatorio per lo studio e la cura della psoriasi - Unità operativa di Dermatologia, Fondazione Irccs Cà Granda Policlinico di Milano, se cambiano le caratteristiche della malattia o del malato.

Dottore, la prima volta che un paziente con psoriasi arriva da lei, che tipo di farmaci gli prescrive?
Nel 70% dei casi i pazienti presentano una forma lieve o moderata della malattia, che risponde bene ai farmaci per uso locale. Quindi il primo approccio prevede l'impiego di farmaci per uso topico: in genere creme o unguenti a base di derivati della vitamina D. I principi attivi che si utilizzano principalmente sono calcipotriolo e tacalcitolo tra i derivati della vitamina D, oppure cortisonici o tazarotene, quest'ultimo però può dare irritazione locale.

È necessario impostare un percorso terapeutico di lungo periodo oppure alla remissione il paziente può sospendere le cure?
Non è possibile generalizzare sulla durata della terapia, quello che di solito accade è che si alternano periodi di remissione dei sintomi, durante i quali il paziente può anche sospendere i farmaci topici, a patto di riprenderli al primo manifestarsi di recidiva. Questi pazienti con psoriasi lieve o moderata, una volta impostato il trattamento possono proseguirlo in autonomia sempre però sotto controllo dermatologico periodico onde evitare effetti collaterali che anche i farmaci topici, se utilizzati impropriamente, possono dare (in particolare i cortisonici).

E quando la sola crema non funziona, o perde di efficacia nel tempo?
Lo specialista può decidere di affiancare delle sedute di fototerapia con raggi UvB, che si eseguono in ospedale. Una ulteriore opzione è la PUVA (Psoralen Ultra-Violet A) che consiste nell'assunzione di un farmaco fotosensibilizzante seguita, a distanza di 2 ore, da una seduta di fototerapia con raggi UvA (sempre in ambito ospedaliero). Questa terapia è già considerata sistemica, perché il farmaco, assunto per via orale, entra in circolo.

Quando le soluzioni finora descritte non sono adeguate, quali alternative ci sono?
Esistono altri farmaci per uso sistemico che si riservano ai casi più severi e complessi, e come indice di severità si valuta anche, caso per caso, quali possono essere i disagi particolari percepiti del paziente, per esempio se l'estensione della malattia è importante, o se coinvolge aree molto esposte come il viso o le mani. Si procede con cautela perché i farmaci, per uso orale o iniettivo, possiedono effetti collaterali indesiderati che vanno ben soppesati, specie se il paziente ha altre malattie concomitanti (ipertensione, diabete, problemi epatici o renali).

Come cambiano in questi casi gestione, durata e controllo della terapia?
Si sceglie la molecola più adatta al singolo caso tenuto conto dei possibili effetti collaterali, per esempio metotrexato e ciclosporina sono immunosoppressori, l'acitretina è un analogo della vitamina A, teratogeno fino a due anni dalla sua sospensione, perciò controindicato alle donne che intendano programmare una gravidanza. Il paziente poi viene rivisto ogni 2-3 mesi per verificare efficacia e tollerabilità della terapia: se il farmaco funziona si cerca di proseguire con lo stesso, alternando anche qui dei periodi di sospensione quando la malattia è in remissione.

E se nessuno di questi farmaci è efficace, oppure il paziente non li tollera?
Può capitare, certo, così come può accadere che i medicinali, nel corso degli anni, perdano la loro efficacia su quel paziente. A questi casi, in cui i farmaci tradizionali non sono efficaci o sono controindicati è riservato l'impiego dei nuovi farmaci biologici, che possono essere prescritti solo in ambito ospedaliero e somministrati per via sottocutaneo o endovenosa. Si tratta di anticorpi monoclonali, impiegati anche per altre patologie ma di introduzione relativamente recente, motivo per cui il loro profilo di sicurezza non è completamente noto (in particolare per le terapie a lungo termine) e il loro utilizzo deve essere strettamente monitorato.

Elisabetta Lucchesini


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