Nuoto, sport per bambini da fare in sicurezza

04 novembre 2011
Focus

Nuoto, sport per bambini da fare in sicurezza



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Il nuoto resta lo sport più consigliato e più adatto per i bambini, oltre che per gli adulti, ma d'inverno va fatto al chiuso e in piscina. Ma, poiché è un luogo in cui i più piccoli rischiano tra le altre cose, traumi e infezioni, la Società italiana di pediatria preventiva e sociale (Sipps), nel promuovere vivamente questa attività, suggerisce le precauzioni per la sicurezza e le attenzioni alla qualità degli impianti, privati o pubblici che siano.

La prima regola, valida in piscina come al mare, è di non nuotare mai prima di 2-3 ore da un pasto abbondante. Inoltre, spiegano le raccomandazioni Sipps «è sconsigliata l'assunzione di bibite molto fredde, subito dopo il bagno. Non bisogna mai tuffarsi sudati, anzi bisogna abituare gradatamente il corpo all'immersione, bagnando varie parti del corpo. Bisogna sospendere il bagno, in caso di insorgenza di crampi». A queste semplici regole vanno aggiunte quelle di igiene personale: «Bisogna utilizzare le docce di passaggio e le vasche lavapiedi, le ciabatte e asciugare bene la pelle tra le dita dei piedi, dopo la doccia. Occorre evitare di immergersi se si hanno ferite non ancora perfettamente rimarginate. Per prevenire la diffusione di patologie contagiose, viene chiesto un certificato del pediatra di famiglia, all'inizio di ogni anno d'attività». La presenza di acqua rende scivolose le superfici, quindi serve una sorveglianza continua e attenta per prevenire incidenti «non solo quando sono in acqua, ma anche quando giocano o stazionano ai bordi delle piscine, per evitare rischi di annegamento». Per evitare traumi è importante che la zona riservata ai tuffi abbia una profondità sufficiente. E lo stesso uso delle cuffie, oltre alla questione di igiene, serve anche per evitare l'intrappolamento dei capelli. La struttura deve avere dei requisiti: le corsie debbono essere ben delimitate, da sistemi con anelli circolari o da frangi-onda, in modo da evitare collisioni, devono esserci e apposite scalette, munite di corrimano, gli spogliatoi debbono essere sempre riscaldati, con i pavimenti asciutti, la temperatura della vasca deve essere garantita da un sistema di "scambiatore termico", tra 28 e 30 gradi, con alcuni gradi in più, per i bambini molto piccoli. «Gli istruttori debbono avere i titoli previsti dalle normative» precisa la Sipps e sottolinea: «non bisogna ma usare materassini o oggetti ausiliari del nuoto, nelle zone di piscina più profonde, quando il bambino non sappia ancora nuotare bene».

La sicurezza in piscina è anche microbiologica, garantita da norme molto rigide in Italia, che impongono di ridurre la quantità di sostanza organica nell'acqua, in quanto terreno di coltura per tutti i possibili agenti patogeni. Tra i tanti obblighi dei gestori di piscine, quello di prevedere un volume di acqua sufficiente per le persone presenti. Va quindi regolato il numero dei frequentatori, controllato il ricircolo e il reintegro dell'acqua, assicurando anche il ricambio dell'aria. I gestori devono effettuare regolarmente il prelievo dei campioni per l'analisi dell'acqua,e dove possibile, usare sistemi di disinfezione alternativi alla clorazione. «Quasi tutti reagiscono alla presenza di cloro con irritazione delle mucose, soprattutto degli occhi e delle vie aeree» spiega Alessandro Fiocchi, pediatra della Sipps «è un effetto temporaneo, non più lungo di 30 minuti e non dannoso, ma che può essere irritante e peggiorativo per i bambini che soffrono di asma. Per chi ne soffre è bene scegliere piscine in cui il tenore di cloro è più basso, ma in Italia, nelle piscine pubbliche la clorazione è piuttosto alta per legge, mentre in quelle private si possono scegliere agenti disinfettanti alternativi, più costosi ma meno aggressivi». Resta però valido il consiglio di mandare i bambini asmatici a nuotare: «Per questi bambini il nuoto resta lo sport migliore» spiega Fiocchi «perché è un'attività isotonica, vale a dire che sfrutta la resistenza dell'acqua per ottenere un elevato sforzo fisico, ma senza eccessivo movimento, quindi a parità di sforzo i muscoli si muovono di meno, riducendo il rischio di broncospasmo. E in caso di peggioramento, l'attività va sospesa come d'altronde accade per qualsiasi tipo di sport» conclude il pediatra.

Simona Zazzetta


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