Tumore, si cura anche in gravidanza

18 aprile 2012
Interviste

Tumore, si cura anche in gravidanza



tumore, gravidanza, seno, cervice utero, chemioterapia, chirurgia conservativa, radioterapia, rischi per il feto


Oggi è possibile portare a termine una gravidanza in presenza di un tumore, grazie alla ricerca e alla diagnosi precoce, che come sempre permette di accedere alle cure migliori per battere sul tempo il cancro. Come ricordato dagli esperti in occasione di un congresso interamente dedicato al tema, svoltosi di recente a Milano, «nella maggior parte delle donne la sopravvivenza da tumore non è peggiorata dalla gravidanza». Dica33 ne ha parlato con Fedro Alessandro Peccatori, direttore dell'Unità di fertilità e procreazione in oncologia, dell'Istituto europeo di oncologia (Ieo), Giovanna Scarfone, dell'Unità operativa di ostetricia e ginecologia Fondazione Irccs Cà Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano, e Oreste Gentilini, vicedirettore Divisione di senologia, Ieo.

«Scoprire un tumore in gravidanza è un evento di per sé raro, interessa, in termini statistici, una donna ogni mille» spiega Peccatori «anche se dagli anni '70 a oggi c'è stato un aumento dei nuovi casi dei tumori dell'età fertile. I più comuni sono il tumore al seno, linfomi e leucemie, melanoma, tumore dell'utero e della cervice uterina. Ciò si spiega anche con l'aumento dell'età in cui si cerca una gravidanza e con la riduzione della durata dell'allattamento, due fattori di protezione importanti, soprattutto per il tumore al seno che ha visto una aumento dei nuovi casi tra le giovani donne». Per tutti questi motivi è importante prendere atto che, quando si arriva dal ginecologo per una gravidanza, oltre agli esami tipici di questa condizione, vanno fatte anche altre valutazioni. «Questo significa che se di recente non è stato fatto il Pap test è bene farlo» sottolinea Scarfone «se non è stato fatto un controllo alla mammella recente, va fatta un'ecografia mammaria e se necessario anche una biopsia che non ha controindicazioni in gravidanza». La diagnosi precoce di qualunque neoplasia permette di migliorare significativamente l'esito delle cure, mentre una diagnosi errata o ritardata può favorire la progressione della malattia sulla quale si interviene in ritardo con terapie non adeguate a causa della concomitante gravidanza. «Questo significa anche non sottovalutare sintomi» aggiunge Gentilini «un seno ingrossato, infiammato, una massa sospetta persistente e qualunque nodulo sono segni che vanno indagati». Inoltre, «si possono eseguire biopsie dei linfonodi sentinella utilizzando materiale radioattivo, iniettato come tracciante, poiché la quantità è minima e non crea rischi per il feto. E in generale le tecniche di diagnosi che si possono eseguire in gravidanza sono le stesse che si usano normalmente».

«Le decisioni da prendere riguardo il trattamento oncologico sono spesso difficili, perché la donna deve confrontarsi con il conflitto tra la propria salute e quella del figlio» osserva Scarfone. «Per fare questa scelta è importante che le informazioni fornite siano il più possibile accurate e complete. Per alcuni tumori piccoli, per esempio, è possibile rimandare, eventualmente anticipando la data del parto di qualche settimana, ma è il medico che deve stabilire a che stadio si trova la malattia per minimizzare conseguenze negative di una terapia rimandata nel tempo». Devono cadere falsi miti, innanzitutto sulla chirurgia, come sostiene Gentilini: «La donna incinta che scopre di avere un carcinoma mammario può essere sottoposta a intervento che, se possibile, può anche essere di tipo conservativo. Inoltre, se è necessario eseguire una mastectomia, si può fare una ricostruzione immediata con un espansore temporaneo e poi rimodellare dopo la gravidanza». Anche la chemioterapia, se non si può intervenire con la chirurgia, può essere presa in considerazione, ma le pazienti vanno selezionate in base all'epoca gestazionale: «Nel primo trimestre i trattamenti farmacologici sono pericolosi per il feto, hanno rischio di aborto o di malformazioni congenite gravi e la paziente va informata sugli effetti» spiega Scarfone «dopo il primo trimestre si possono usare alcuni farmaci di cui si hanno parecchi dati come le antracicline, il cisplatino. Meno utilizzati i taxani, ma iniziano a esserci studi incoraggianti. Per ogni patologia esistono dosaggi e tempistiche diverse e gli effetti documentati sul feto sono modesti. Nel terzo trimestre è più semplice poiché si può anticipare il parto di qualche settimana». Sono disponibili pochi dati sulla radioterapia, che per ora è considerata controindicata, spiega Peccatori: «Ci sono iniziali esperienze per valutare la dose assorbita dal feto. Si può, però, fare localmente con calcolo della dose adeguata e se il tumore è lontano dal feto e il feto è ancora poco sviluppato. Man mano che il feto e la pancia crescono e si avvicinano al tumore, il rischio aumenta».

Simona Zazzetta


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