Troppi cesarei, soprattutto nei centri privati accreditati

17 maggio 2012
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Troppi cesarei, soprattutto nei centri privati accreditati



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Il taglio cesareo è ancora troppo frequente, pari al 38% dei parti, e registra una maggior frequenza nelle case di cura accreditate, in cui la procedura è praticata in circa il 58,3% dei parti, contro il 35% degli ospedali pubblici. Questo il quadro scattato dall'ottavo Rapporto Cedap 2009 - Analisi dell'evento nascita del ministero della Salute su un totale di 549 punti nascita. Secondo il rapporto, l'87,7% dei parti del 2009 è avvenuto negli Istituti di cura pubblici, il 12,1% nelle case di cura e solo lo 0,2% altrove. Ma il dato muta a seconda della presenza, nelle varie Regioni, di strutture private accreditate. Nello stesso anno, il 18% dei parti è relativo a madri di cittadinanza non italiana. Tale fenomeno è più diffuso al centro-nord, dove oltre il 20% dei parti avviene da madri non italiane. In particolare, in Emilia Romagna quasi il 28% delle nascite è riferito a madri straniere. Per quanto riguarda il parto cesareo è più frequente nelle donne con cittadinanza italiana rispetto alle donne straniere: se infatti nel 28,6% dei parti di madri straniere si ricorre al taglio cesareo, tale percentuale sale al 40,1% nei parti di madri italiane. L'età media al primo figlio è per le donne italiane quasi in tutte le regioni superiore a 31 anni con variazioni sensibili tra nord e sud. Le donne straniere partoriscono il primo figlio in media a 27,5 anni. Nell'84,2% delle gravidanze il numero di visite ostetriche effettuate è superiore a 4 mentre nel 73,2% delle gravidanze si effettuano più di 3 ecografie. In media, inoltre, sono state effettuate 14,2 amniocentesi ogni 100 parti. A livello nazionale alle madri con più di 40 anni il prelievo del liquido amniotico è stato effettuato in quasi la metà dei casi (40,69%). Per circa 6.786 parti si è fatto ricorso a una tecnica di procreazione medicalmente assistita (Pma), in media 1,23 ogni 100 gravidanze. Sono stati rilevati 1.578 nati morti corrispondenti ad un tasso di natimortalità, pari a 2,83 nati morti ogni 1.000 nati, e 5.529 nati con malformazioni


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