Emergenza epatite C, Italia in ritardo sui farmaci

04 dicembre 2012
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Emergenza epatite C, Italia in ritardo sui farmaci



fegato, epatite C, terapia innovativa


L'Italia è il paese europeo con il più alto numero di persone affette da Epatite C, circa 1,8 milioni, e solo il 2% dei pazienti viene curato; inoltre ogni anno si verificano 10.000 decessi causati da cirrosi e tumori epatici e si eseguono oltre 1.000 trapianti di fegato, di cui almeno la metà causati dal virus Hcv. Sono questi alcuni dei dati presentati ieri a Roma al dibattito "Riflessioni sullo stato dell'arte dell'Hcv" organizzato dalla fondazione i-Think, presieduta dal senatore Ignazio Marino. «La disponibilità sul mercato dei nuovi farmaci per l'Epatite Cronica C-genotipo I, boceprevir e telaprevir, autorizzati dall'Agenzia regolatoria europea (Ema) con procedura centralizzata, costituisce un'occasione concreta per valutare nello specifico la applicazione del criterio di innovatività, le modalità di accesso e le procedure di sostenibilità economica» ha spiegato Marino, presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta sul Servizio sanitario nazionale «in Italia la innovatività di questi nuovi farmaci non è stata attribuita e la determina Aifa di rimborsabilità e di commercializzazione non è ancora stata pubblicata in G.U.». Questa situazione priva i malati con virus di genotipo 1 di un'opzione terapeutica che potenzialmente può garantire tassi di guarigione del 70%, rispetto al 40% della terapia standard (interferone + ribavirina). «Il ritardo accumulato in Italia rispetto ad altri 19 paesi europei dove i due farmaci sono già commercializzati e rimborsati dai servizi sanitari» ha detto Marino, si deve attribuire alla complessità della procedura negoziale di determinazione del prezzo e della rimborsabilità che di fatto può portare a ritardi anche di 12 mesi. «Un tempo inaccettabile per cure attese con urgenza dai pazienti. L'Italia e soprattutto le tante persone che attendono con speranza cure innovative» ha concluso il senatore «meritano di disporne come altri cittadini europei e non è giustificabile un ritardo che per molti può rappresentare la differenza tra la vita e la morte».


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