Percorso nascita, scende mortalità aumentano gravidanze a rischio

06 dicembre 2012
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Percorso nascita, scende mortalità aumentano gravidanze a rischio



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Eccellenze, ma anche difetti organizzativi e strutturali nel percorso nascita con calo della mortalità materna e infantile, ma aumento delle gravidanze a rischio, poco uso dell'anestesia epidurale e troppi piccoli punti nascita. È questo il quadro delineato dall'indagine, conclusa e votata dalla commissione Sanità del Senato, sul percorso nascita e sulla situazione dei punti nascita, in Italia. Secondo i dati dei Cedap (Certificati di assistenza al parto), nel 2008 sono stati registrati circa 600mila parti, in donne di età media 32,4 anni se italiane, 28,9 anni se straniere, per una media di figli 1,42 figli a donna. La mortalità materna è diminuita negli anni, passando da 133 per 100mila nel 1955 a 1,6 e 2 nel 2006-2007, con un picco minimo in Emilia-Romagna e massimo in Sicilia. Ad aumentare le gravidanze a rischio il diffondersi delle tecniche di procreazione assistita e il quindi l'aumento di gravidanze multiple, delle nascite premature, e dell'età della donna al primo figlio. In aumento, nel 2011, i bambini nati pretermine: il 1,4% sotto le 28 settimane, il 4,9% sotto la 34ma settimana. Circa i punti nascita: il 67% dei parti avviene in strutture in cui si fanno almeno mille parti l'anno, che rappresentano il 37,3% del totale; il 9,11% dei parti invece si fa in centri che ne fanno meno di 500. Su 158 punti nascita con meno di 500 parti l'anno, 112 (70,9%) sono al Sud, mentre dei 30 punti nascita con più di 2.500 parti solo 3 sono al Sud, 23 al Centro-Nord. Quanto al parto senza dolore, l'indagine rileva che quello che attualmente si fa è lasciato alla buona volontà delle strutture. Non esiste alcun incentivo economico e c'è una resistenza al diffondersi dell'analgesia, da attribuire secondo la relazione a fattori culturali e la scarsa informazione su questa tecnica e la carenza di personale. «La salute materno-infantile rappresenta un'area prioritaria della salute pubblica» ha commentato Antonio Tomassini, presidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato «perché la gravidanza e il parto in Italia sono la prima causa di ricovero per le donne, ma è necessario valutare anche la qualità di tutta l'assistenza sanitaria. Basti pensare che nell'ambito dei parti cesarei, per esempio, il ricorso alla pratica del taglio cesareo conta in Italia livelli allarmanti, sia per il numero di interventi effettuati, sia per la variabilità tra le diverse regioni e aziende sanitarie. Ed è proprio con l'obiettivo di approfondire che abbiamo voluto questa Indagine».


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