Con fecondazione assistita parto gemellare più rischioso

15 gennaio 2013
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Con fecondazione assistita parto gemellare più rischioso



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Il parto gemellare ottenuto con la fecondazione assistita comporta un significativo aumento dei rischi sia per la partoriente sia per i figli, rispetto a due parti singoli: lo conferma uno studio svedese pubblicato sulla rivista Fertility and sterility, diretto da Antonina Sazonova dell'ospedale universitario Sahlgrenska di Goteborg. Il dato ovviamente non è nuovo, perché già da tempo numerosi studi avevano segnalato potenziali pericoli associati non solo ai parti trigemini ma anche a quelli gemellari, entrambi aumentati molto significativamente in Italia dopo l'approvazione della contestata Legge 40, secondo i dati pubblicati annualmente dal Registro nazionale procreazione medicalmente assistita dell'Istituto superiore di sanità. Aiuta però a eliminare definitivamente il margine di dubbio in virtù del quale all'estero alcune coppie particolarmente frustrate e disperate - in accordo evidentemente con gli specialisti cui si affidavano - affrontavano la prospettiva di una gravidanza gemellare vedendola quasi come un vantaggio. I ricercatori hanno esaminato tutte le procedure condotte nei centri di riproduzione assistita svedesi tra il 2002 e il 2006, individuando 991 donne che dopo un trasferimento multiplo di embrioni hanno avuto un parto gemellare e 921 che hanno avuto due parti distinti (entrambi con fecondazione assistita). Tra i gemelli, 47 su cento sono nati prematuri, e 39 su cento in particolare con basso peso alla nascita. I prematuri nati con parto singolo, per contro, sono stati appena il 7%, e il tasso di basso peso alla nascita è stato del 5%. Il parto gemellare si è dimostrato essere un fattore di rischio anche per quanto riguarda complicazioni respiratorie, sepsi e ittero del neonato ed è associato a un drastico aumento del rischio di preeclampsia (2-3 volte più frequente che nei parti singoli) e del tasso di cesarei, che sono quadruplicati. Non sono state invece rilevate differenze nel rischio di malformazioni gravi o altre patologie. «Questi risultati» concludono Sazonova e colleghi «supportano il trasferimento di un solo embrione per ridurre al minimo i rischi associati alle gravidanze gemellari, anche a costo di sottoporre eventualmente la donna a un secondo ciclo di stimolazione ovarica per ottenere una seconda gravidanza». L'alternativa, attualmente praticata in Italia solo dai centri che hanno scelto di aderire allo spirito delle sentenze che smontano l'impianto della legge 40 in assenza di una modifica della normativa, è quella di congelare gli embrioni sovrannumerari nell'attesa di una eventuale altra gestazione.


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