Obesità infantile: secondo l’Oms è la pubblicità la principale imputata

22 giugno 2013
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Obesità infantile: secondo l'Oms è la pubblicità la principale imputata



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Gli spot per le bibite zuccherate, i cereali zuccherati, biscotti, snack, dolciumi, piatti pronti e fast food hanno un "effetto disastroso" sui bambini. È l'Organizzazione mondiale della sanità che nel suo ultimo rapporto sull'obesità infantile - in vista del vertice a Vienna di 4-5 luglio - invita con forza i governi a vigilare con più fermezza sulle campagne pubblicitarie dei cibi "spazzatura". Le vittime sono i nostri figli, specialmente quelli già sovrappeso. La pubblicità di questi cibi, insiste l'Oms, è stata riconosciuta come uno dei fattori di rischio per l'obesità infantile e altre malattie croniche legate alla dieta. La principale accusata è la televisione ma nel rapporto si raccomanda attenzione ai nuovi media come i social network e le applicazioni per cellulari, utilizzati sempre più spesso per raggiungere i bambini. Secondo gli studi più recenti, sottolinea l'Oms, i bambini imparano a riconoscere i brand fin dalla prima infanzia e coloro che ne riconoscono diversi entro i quattro anni sono più inclini a ingrassare. Inoltre i piccoli già sovrappeso rispondono ai cibi pubblicizzati aumentando il consumo degli stessi.


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