Giovani a rischio: non sanno nulla di contraccezione e malattie veneree

28 giugno 2013
Interviste

Giovani a rischio: non sanno nulla di contraccezione e malattie veneree



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Ragazze e ragazzi, giovani e meno giovani, tutti con uno stato d'animo comune: ansia e paura dopo un rapporto sessuale senza precauzione. Uno stato d'animo che nasce da una disinformazione diffusa e preoccupante. Questa fascia di popolazione italiana, indagata tramite il web, è quella che ha come unica stella polare di riferimento il consultorio e che ha innescato l'avvio di un progetto di formazione che vede in prima fila ostetriche e ginecologi. Un progetto per fornire ai professionisti dei consultori gli strumenti per approcciare in modo adeguato chi si presenta chiedendo la contraccezione d'emergenza. Ce lo racconta Elsa Del Bo, presidente dell'Ordine delle ostetriche di Pavia e responsabile del progetto per conto dell'Aio, l'Associazione italiana ostetriche: «Il progetto nasce da un'indagine realizzata sull'intero universo del web. Sono state analizzate 1.370 conversazioni sulle principali piattaforme, relative quindi a forum di discussione on line, considerate più significative sul tema della contraccezione d'emergenza».

Che cosa è emerso?
«I ragazzi sanno che in caso di emergenza la loro stella polare è il consultorio, e nel passaparola dei consigli, l'ostetrica viene raccomandata come professionista competente e capace di accoglienza e di riservatezza. Da queste 1370 conversazioni in rete di donne che hanno avuto necessita di contraccezione d'emergenza e si sono rivolte ai consultori pubblici emerge che c'è una disinformazione preoccupante sia sulla contraccezione d'emergenza ma anche riguardo alla contraccezione in generale. Su quella d'emergenza gli stati d'animo rilevati mostrano ansia, panico, paura del dolore».

L'informazione è quindi il primo passo importante.
«L'accoglienza e l'informazione. Bisogna accompagnare le donne, o la coppia, che si presenta al consultorio lungo un percorso in cui la comunicazione è fondamentale. La non conoscenza dei metodi contraccettivi è altissima. Anche riguardo la contraccezione d'emergenza non hanno le idee chiare, l'esempio più comune è che fanno confusione tra la pillola del giorno dopo e quella abortiva ed è questo, per esempio a aumentare le ansie e le paure di cui parlavo prima».

Da questi dati nasce il progetto di formazione.
«Sì. Si tratta di un corso per consolidare il nostro ruolo di counsellor sulla salute sessuale dei giovani per una procreazione responsabile e una consapevolezza sul tema delle malattie sessualmente trasmissibili. Il corso è rivolto a medici e ostetriche che collaborano nelle strutture pubbliche sul territorio. Un primo corso base è stato tenuto a fine maggio a Roma ed è servito a formare i formatori che poi nelle rispettive regioni dovranno tenere le lezioni a ostetriche e ginecologi».

Che cosa insegna il corso?
«Il corso è fondato sulle corrette metodologie di educazione, informazione e councelling. Le donne che si rivolgono alle strutture arrivano spesso in situazioni di emergenza con le idee confuse e un forte carico di ansia e dubbi. Ecco perché abbiamo voluto costruire un percorso di formazione ad hoc sul corretto counselling sia per la contraccezione d'emergenza, che per la contraccezione e le infezioni sessualmente trasmissibili. Queste infatti sono le problematiche che più frequentemente richiedono attenzione e partecipazione da parte dei professionisti sanitari del territorio e dell'ospedale. Le malattie sessualmente trasmissibili, in particolare, sono un tema dove abbiamo riscontrato una informazione pari a zero. Da qui l'idea di rafforzare la funzione educativa di ostetrica e ginecologo: incrementa le conoscenze e informazioni generali per evitare in futuro la contraccezione d'emergenza ma anche per iniziare a tutelarsi dalle infezioni sessualmente trasmesse».

Quanto tempo ci vorrà perché in tutti i consultori ci sia personale formato?
«I tempi dipendono dalla regioni in accordo con il ministero della Salute. In Lombardia, per esempio, partiamo nel primo autunno e poi proseguiremo con altri corsi in primavera. E così via a cascata: chi è formato potrà formare altri».


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