Violenza domestica: madri tutor alleviano la sofferenza di donne e bambini

05 novembre 2013
Focus

Violenza domestica: "madri tutor" alleviano la sofferenza di donne e bambini



violenza domestica


I dati sono preoccupanti: una donna su tre nel mondo è stata vittima di violenza domestica e per questo motivo ogni tre giorni una donna muore. Tanto che l'Organizzazione mondiale della sanità ha definito la violenza domestica come uno dei principali problemi sanitari planetari. In Italia non si hanno dati certi, ma Donne in Rete, una associazione che si batte contro la violenza domestica e che vanta 60 centri antiviolenza in tutto il Paese, certifica che nel 2010 presso le sue sedi si sono presentate 13.696 donne vittime di violenze domestiche di cui il 71 per cento italiane.

Un'altra associazione molto attiva in Italia è la Cooperativa Sociale Cerchi d'Acqua, ovvero un centro antiviolenza nato nel 2000 dall'Associazione Casa di Accoglienza delle Donne Maltrattate di Milano. I dati raccolti da questa cooperativa sono a dir poco scioccanti. Ecco le percentuali dei tipi di maltrattamenti che sono stati riportati all'associazione nel 2010: 91 per cento psicologici, 67 per cento fisici, 28 per cento economici, 20 per cento sessuali e 17 per cento stalking. I casi denunciati sono stati il 26 per cento, ma la percentuale scende fino al 6 per cento se si tratta di maltrattamenti sessuali, perché le vittime generalmente si vergognano.

Di fronte a situazioni di questa ampiezza stanno diffondendosi dei programmi basati sul sostegno da parte di figure specializzate, proprio all'interno delle famiglie che sono teatro di violenza domestica.
Negli Stati Uniti, per esempio, esistono diversi programmi basati sulle visite a domicilio e sembrano avere successo. Il U.S. health resources and services administration, sostiene un programma: The health resources and service administration's (Hrsa) maternal, infant, and early childhood home visiting (Miechv) che sviluppa 14 modelli di interventi basati proprio sulle visite a casa. Modelli approvati dall'U.S. department of health and human services in giro per gli United States, di cui un esempio è il programma chiamato A comprehensive approach for community-based programs to address intimate partner violence and perinatal depression. Tutti programmi che, una volta applicati, hanno dimostrato la loro efficacia nel ridurre la violenza domestica nelle famiglie che accettano di partecipare.

A dimostrazione di ciò arriva ora uno studio olandese pubblicato sulla rivista Family practice. Si tratta di un programma dove delle "madri tutor" con uno speciale addestramento possono aiutare i medici di famiglia svolgendo il ruolo di supporto "a domicilio" per le donne che hanno partner violenti. Il programma parte dalla constatazione che i medici di famiglia spesso vengono in contatto con donne che sono sottoposte a violenza da parte del compagno o del marito. Purtroppo il contatto tra il sanitario e la donna avviene nello studio medico, dove è difficile dare l'aiuto e il supporto che queste persone necessitano.

Così gli studiosi del Radboud university nijmegen medical center hanno ideato un programma chiamato Mentor mothers for support and advice (Memosa) per addestrare madri che possano aiutare altre madri che si trovano in relazioni violente.
E i risultati sono stati ottimi.

In un periodo di quattro mesi il supporto delle madri mentori ha avuto un ruolo importante per le madri abusate nel mitigare gli effetti negativi della violenza domestica sui loro figli, e l'aver accettato il supporto professionale esterno ha prevenuto problemi di natura psichica sulle donne e sui figli delle donne abusate, e impedito la trasmissione intergenerazionale di comportamenti violenti.

Le madri mentori sono state reclutate in istituti, associazioni e strutture che si occupano di welfare, di sanità e di educazione nella città di Rotterdam. Tutte avevano una formazione professionale di assistenza sociale o sanitaria.

L'obiettivo del programma era di ridurre l'esposizione delle vittime alla violenza domestica e di conseguenza ai sintomi della depressione che normalmente si sviluppa all'interno di una relazione fondata sull'abuso. L'intervento voleva anche misurare lo possibilità di accettazione da parte delle donne di un aiuto esterno, cosa non sempre facile, per prevenire problemi di salute mentale all'interno della famiglia e, in più, il programma voleva sviluppare la loro partecipazione alla vita sociale.

I dati parlano, infatti, di una percentuale compresa tra il 50 e il 60 per cento di donne che in una relazione di abuso violento soffre di depressione e che di solito viene isolata socialmente da parte dei loro partner violenti.

Le sette "madri mentori" del programma hanno ricevuto un addestramento specifico durato dieci giorni sul nuovo programma. Quarantadue medici di famiglia hanno accettato di partecipare reclutando pazienti da inserire nel programma che ha avuto una durata di 16 settimane.
L'addestramento delle madri mentori comprendeva una preparazione sulla violenza domestica, sulla depressione, sulla presenza dei figli durante l'abuso, sul supporto genitoriale e su come comportarsi in situazioni d'emergenza.

All'inizio dello studio le 63 donne abusate (tutte con figli sotto i 18 anni) scelte e selezionate dai medici di famiglia che hanno cominciato il programma sono state stata intervistate e ne è stato verificato il livello di violenza alla quale erano esposte, quanto depresse fossero e il loro livello di partecipazione alla vita sociale. Di loro 43 hanno portato a termine il programma e dopo le 16 settimane di incontri con le "madri mentori" sono state intervistate nuovamente. Tra le 43 che avevano completato il programma, 25 non erano più esposte alla violenza del partner, mentre altre 18 erano ancora vittime dei soprusi domestici ma il livello di violenza al quale erano sottoposte era decresciuto.

Su una scala di misurazione della depressione il punteggio segnato da queste donne era sceso da 53.3 a 34.8 mente la misura di partecipazione alla vita sociale era cresciuta da 13.2 a 15.2.
Quest'ultimo dato è stato particolarmente importante, tanto che nove donne avevano trovato lavoro e 13 avevano iniziato un nuovo percorso di studi.

In realtà, scrivono gli autori, non essendoci stata un controprova con un gruppo di donne senza le "madri mentori" non è possibile affermare scientificamente che il merito è tutto delle madri mentori, anche se il programma ha avuto un considerevole effetto positivo misurato sul 35 per cento. Ma è abbastanza evidente che programmi di questo tipo dove ai medici di famiglia sia fornito uno strumento come le "madri mentori" per interventi a domicilio, sono di grande aiuto per ridurre la sofferenza nelle situazioni di violenza domestica.


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