Alcol: ancora alti i costi economici e sociali, ma ci sono segnali positivi

24 marzo 2014
Focus

Alcol: ancora alti i costi economici e sociali, ma ci sono segnali positivi



alcolismo


Gli italiani stanno cambiando il loro modo di bere: si avvicinano sempre di più ai modelli dei Paesi del Nord Europa, lasciando alle persone più anziane il modello di consumo mediterraneo, fatto di piccole quantità di vino durante i pasti. E secondo i dati che emergono dalla relazione al Parlamento curata dagli esperti dell'Osservatorio nazionale alcol, i costi dell'alcol sono ancora troppo alti con migliaia di morti - 18.000 secondo i dati più recenti - e circa 22 miliardi di euro persi ogni anno.

L'alcol uccide sia i giovani, soprattutto per cause accidentali, sia gli adulti e gli anziani più spesso per colpa di malattie croniche. Va ricordato però che questo quadro piuttosto cupo viene rischiarato da alcune tendenze positive emerse dalla stessa relazione: per esempio l'Italia è all'ultimo posto in Europa per consumo pro-capite annuo di alcol puro nelle persone con più di 15 anni e tra il 2011 e il 2012 sono diminuiti in Italia i consumatori a rischio - dal 15,2 per cento al 13,8 per cento nella popolazione con più di 11 anni - ed è stata registrata (fonte Istat) anche una lieve diminuzione dei consumi fuori pasto nella stessa popolazione.

Ma quali sono dunque le categorie più a rischio? «Le criticità emergenti riguardano soprattutto specifiche fasce di popolazione: giovani, anziani e donne» spiega Emanuele Scafato, direttore del Centro Osservatorio Nazionale Alcol, che sottolinea la necessità di interventi ad hoc. In effetti sono quasi 4 milioni gli italiani, sia uomini sia donne, che si ubriacano e la fascia di età più interessata da questo fenomeno è composta da giovani tra i 18 e i 24 anni.

«Ma i dati dimostrano che si comincia a bere anche prima, tra gli 11 e i 17 anni, soprattutto nei luoghi dove i giovani si ritrovano con gli amici» precisaScafato. La situazione è particolarmente preoccupante tra le ragazze minorenni: sono infatti considerate consumatrici a rischio l'8,4 per cento delle ragazze tra gli 11 e i 17 anni. Ma la categoria con più consumatori a rischio resta comunque quella degli anziani: nella fascia di età sopra i 65 anni infatti, circa la metà degli uomini e circa 1 donna su 5 sono a rischio e dovrebbero essere destinatari di campagne di sensibilizzazione che li portino a modificare i loro consumi di alcol.

«I dati presentati nella relazione dimostrano che gli interventi finora messi in atto non sono sufficienti per contrastare in modo efficace il consumo di alcol, già da anni dimostrato dannoso per la salute e cancerogeno per l'uomo» continua Scafato che poi spiega quali potrebbero essere gli interventi più adatti per cercare di arginare il problema.

È importante innanzitutto rafforzare nei giovani la consapevolezza e la conoscenza dei rischi a breve e a lungo termine legati all'abuso di alcol, così come è fondamentale coinvolgere anche i rivenditori di bevande alcoliche in una profonda opera di prevenzione e di identificazione dei giovani più a rischio. Ancora più importante la prevenzione per le giovani donne, per le quali serve un'informazione specifica che ricordi anche i danni che l'alcol può portare al feto. Di taglio diverso gli interventi per aiutare la popolazione anziana: «Queste persone devono superare difficoltà culturali che non permettono loro di cogliere fino in fondo i rischi legati al consumo di alcolici e per raggiungere tale risultato è importante l'intervento di operatori sanitari e medici di base con una formazione adeguata» conclude Scafato che ricorda anche come l'opera di queste figure professionali sia di importanza fondamentale per tutte le fasce di età.


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