Allenare gli occhi per ridurre i danni del glaucoma

21 maggio 2014
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Allenare gli occhi per ridurre i danni del glaucoma



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Sfruttare la capacità del cervello di imparare nuovi "trucchi" per risolvere o limitare i danni alla vista causati dal glaucoma. È questo il segreto del successo di un nuovo metodo messo a punto da un gruppo di ricerca tedesco e sperimentato su un gruppo di 30 persone - uomini e donne - affetti da glaucoma.

«La malattia danneggia lentamente, nel corso di anni, la retina e il nervo ottico e la conseguenza di questo danno al tessuto è una perdita della vista, fino anche alla cecità» spiega Bernhard Sabel, della Otto-von-Guericke university di Magdeburg in Germania e autore della ricerca pubblicata sulla rivista Jama ophtalmology.

Il metodo messo a punto da Sabel e colleghi si basa su un programma di esercizi: niente palestra o corse all'aperto però, l'allenamento è pensato appositamente per gli occhi e si basa su un programma al computer nel quale i pazienti devono seguire dei puntini su uno schermo. «I puntini non si muovono in modo casuale, ma secondo uno schema disegnato per stimolare la visione periferica, quella che per prima viene danneggiata dal glaucoma» precisa l'autore.

Ebbene, due sessioni da 30 minuti al giorno per sei giorni alla settimana hanno migliorato nell'arco di tre mesi la vista di chi si è allenato con il nuovo metodo rispetto a ci invece ha utilizzato esercizi per gli occhi meno mirati, che stimolavano solo la cosiddetta "visione centrale". In particolare, la reazione agli stimoli visivi era più veloce e la capacità di identificarli in modo corretto era passata dal 37 per cento al 44 per cento. E come ricorda Sabel, il merito di questo risultato è soprattutto del cervello e della sua grande capacità di adattarsi: con gli esercizi proposti dai ricercatori tedeschi, infatti, si rafforzano le connessioni che ancora sono attive a livello cerebrale. Anche se a causa del glaucoma l'occhio invia meno informazioni al cervello, il cervello sarà capace di interpretare e in un certo senso amplificare le poche informazioni che gli arrivano» afferma Sabel.

A commentare questi risultati, smorzando un po' l'entusiasmo, ci pensa però Alfred Sommer, della Johns Hopkins university school of medicine di Baltimora (Stati Uniti): «Non dobbiamo certo pensare che seguendo questo programma si possa guarire dal glaucoma. Non è possibile riportare in vita le cellule e le fibre nervose che ormai sono morte a causa della malattia. La strategia migliore resta ancora la diagnosi precoce seguita da un trattamento che mira a proteggere le cellule non ancora danneggiate».


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