Il fiuto del segugio, contro il cancro della prostata

30 maggio 2014
Interviste

Il fiuto del segugio, contro il cancro della prostata



fiuto cane; tumore alla prostata


Potrebbe essere l'olfatto dei cani, in un futuro non lontano, a risolvere le diverse incertezze che oggi rendono molto complicata la diagnosi precoce del cancro della prostata: uno studio appena presentato negli Stati Uniti ha scoperto infatti che i cani sono quasi infallibili nel diagnosticare o escludere la presenza di un tumore sulla base dell'odore dell'urina.
La ricerca - presentata pochi giorni fa al congresso annuale della American Urological Association che si è svolto a Orlando, in Florida - è stata ideata e condotta da Gian Luigi Taverna, urologo dell'ospedale Humanitas di Rozzano, in provincia di Milano, che ha accettato di rispondere alle domande di Dica33.

Come le è venuto in mente di mettere alla prova l'olfatto dei cani?
«Sono almeno vent'anni che vengono riportate in ambito scientifico notizie sulla capacità di molti animali, e in particolare dei cani, di capire quando una persona è malata di tumore. Finora, però, gli studi che avevano cercato di verificare questa osservazione erano stati tutti preliminari o aneddotici, ossia svolti su un numero molto limitato di pazienti, e quindi insufficienti per fornire un verdetto definitivo, anche se sembravano andare tutti nella stessa direzione».

In un certo senso ha "fiutato" una pista interessante...
«Quando ho iniziato questa ricerca, circa quattro anni fa, c'era chi mi prendeva per pazzo. Grazie alla collaborazione con il ministero della Difesa è stato disegnato un progetto di studio che ha coinvolto l'Unità operativa di Urologia diretta da Pierpaolo Graziotti dell'Istituto Clinico Humanitas e il Centro militare veterinario (Cemivet) di Grosseto, dove lavora una équipe specializzata costituita dal responsabile veterinario tenente colonnello Lorenzo Tidu, il capo addestratore Giampiero Cocciolone e due conducenti cinofili Paolo Sardella e Giuseppe La Torre. Il gruppo è stato completato da Fabio Grizzi ricercatore biologo di Humanitas.
È solo grazie al lavoro congiunto di tanti professionisti competenti, e alla disponibilità di animali già selezionati e addestrati - Zoe e Liù utilizzati in precedenza per il ritrovamento di mine durante le missioni di pace - che in circa sei mesi siamo riusciti a insegnare ai due cani a distinguere l'odore che contraddistingue il tumore della prostata».

Oggi questi due cani forniscono un responso precisissimo.
«Sì. Alla conclusione della prima fase dello studio possiamo dire con certezza che le urine dei malati di tumore della prostata contengono un composto volatile che i nostri cani addestrati sono in grado di individuare con un'accuratezza notevole, teoricamente superiore a quella attualmente a disposizione con i presidi diagnostici tradizionali Psa (antigene prostatico-specifico) e biopsia che tuttavia rimangono, ad oggi, lo standard in tale ambito».

Come si è svolto lo studio?
«Lo studio ha sottoposto all'esame di Zoe e Liù, sottoposti a un lungo addestramento progressivo, oltre 900 campioni di urine appartenenti a due gruppi di persone: malati con un tumore della prostata già diagnosticato (in vari stadi di gravità) e persone sane o con tumori in altre sedi. Il nostro intento è stato quello di valutare con il massimo rigore metodologico se i dati preliminari presenti in letteratura scientifica potessero essere confermati. Il nostro lavoro è stato pensato in modo che i risultati possano in futuro essere riproducibile ovunque, purché in mani estremamente professionali ed esperte. È infatti inimmaginabile pensare che si possa prendere un cane qualunque e addestrarlo a tale scopo.
Ebbene nel nostro studio i due cani Zoe e Liù hanno individuato il tumore con una accuratezza media del 97 per cento, quindi con pochissimi falsi positivi e falsi negativi».

Questo che cosa significa, in pratica?
«Prima di saltare a conclusioni sui possibili impieghi pratici futuri occorre essere estremamente cauti. In pratica questo studio ha dimostrato che procedendo con estremo rigore metodologico è possibile in linea di principio addestrare cani a eseguire un compito delicato come una diagnosi di cancro della prostata. Però stiamo conducendo ulteriori studi di conferma, che sono necessari a garantire al massimo i pazienti sull'attendibilità del test. Nel frattempo è bene ricordare che la storia della diagnosi precoce del cancro della prostata è stata segnata da grandi speranze e altrettanto grandi delusioni, perché negli ultimi anni si è capito che con l'esame del Psa i veri benefici si osservano solo in gruppi limitati di pazienti, con in prima fila chi ha avuto casi di cancro della prostata in famiglia e gli uomini di colore.
Oggi la raccomandazione per chi non ha già avuto un tumore della prostata e non ha particolari disturbi urologici è quella di soppesare bene con il proprio medico rischi e benefici prima di sottoporsi a un dosaggio del Psa, sapendo che un livello sopra la norma non indica necessariamente un tumore della prostata, né può dire se e quanto sia aggressiva l'eventuale malattia».


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