Flora intestinale: un esercito di microbi che ci aiuta a stare bene

15 settembre 2014
Interviste

Flora intestinale: un esercito di microbi che ci aiuta a stare bene



microbiota


Forse non tutti lo sanno, ma nell'intestino è presente una numerosissima comunità di microbi che svolge attività fondamentali per l'organismo: il microbiota o flora intestinale. Si tratta di un vero e proprio esercito - che pesa più di un chilo - composto da microorganismi che vivono da sempre in stretto rapporto con chi li ospita e stanno diventando sempre più importanti nelle ricerche mediche. Delle ultime scoperte in questo campo tanto affascinante e ancora in buona parte sconosciuto si è discusso nel corso di un duplice convegno internazionale di gastroenterologia svoltosi il 10 e 11 settembre al Policlinico Gemelli di Roma. Antonio Gasbarrini, Ordinario di Gastroenterologia all'Università Cattolica di Roma e presidente del convegno romano ci aiuta a capire cos'è il microbiota e qual è la sua importanza per la salute dell'uomo.

Cos'è il microbiota intestinale?
«Il microbiota intestinale, noto anche come flora intestinale, è l'insieme dei microbi che popolano il nostro apparato digerente. Non si tratta solo di batteri ma anche per esempio di virus e miceti, tutti organismi che in condizioni normali vivono in perfetto equilibrio con chi li ospita. E non si tratta certo di ospiti indesiderati o che devono essere eliminati, ma piuttosto di preziosi alleati della salute: è un rapporto mutualistico, una simbiosi, nella quale i microbi prendono dall'uomo il nutrimento e le condizioni adatte alla loro crescita donando in cambio servizi molto importanti. Per completezza è bene ricordare che quello intestinale non è l'unico nostro microbiota: esistono anche quello cutaneo, quello genito-urinario, eccetera».

Qual è il ruolo del microbiota?
«Nei diversi distretti dell'apparato digerente il microbiota può avere funzioni diverse. Semplificando molto, possiamo per esempio ricordare che nell'intestino tenue (dallo stomaco al colon) il microbiota ha il compito di stimolare il sistema immunitario - non a caso il 70 per cento delle cellule immunitarie sono proprio in questa regione dell'organismo. Inoltre, i microbi intestinali proteggono dagli agenti infettivi: se arriva un "invasore" il microbiota si attiva per eliminarlo poiché lo vede come un potenziale nemico che potrebbe rubare spazio e cibo».

In quali patologie può essere coinvolto?
«Con gli anni, stanno emergendo sempre più dati che indicano come il microbiota abbia un ruolo fondamentale in moltissime malattie umane. Come è facile immaginare, un microbiota "in forma" è la base per contrastare le malattie gastrointestinali inclusi i tumori dell'apparato digerente, ma sono state identificate molte altre patologie nelle quali questi microbi potrebbero avere un ruolo di primo piano: dalle malattie immunologiche all'obesità e alle malattie metaboliche come il diabete, senza dimenticare i problemi di umore e l'autismo».

Il microbiota è uguale per tutti?
«Assolutamente no. Ciascuno di noi ha un proprio enterotipo, termine con il quale si indicano le specie e la quantità di microbi presenti in ciascun individuo, che si forma a partire dalla nascita e si stabilizza attorno ai 2-5 anni per poi restare costante nel corso della vita».

È vero che esiste il trapianto di microbiota? Come si svolge e a cosa serve?
«Il trapianto di microbiota esiste ed è stato eseguito con successo in Italia, anche qui al Policlinico Gemelli. Al momento si utilizza esclusivamente per curare l'infezione da Clostridium difficile, che causa colite grave (la colite pseudomembranosa) con diarrea forte e può avere anche esiti letali. Dal momento che il C. difficile è spesso resistente ai farmaci oggi disponibili, l'unica terapia efficace consiste nel trapianto di microbiota. Si parte dalle feci di un "donatore", le si purifica con tecniche particolari fino ad ottenere un liquido ricco di microbi che viene trapiantato nel paziente malato con una tecnica simile alla colonscopia. Il nuovo microbiota a questo punto si attiva per eliminare l'infezione e ristabilire l'equilibrio pre-esistente».

A che punto è la ricerca sul microbiota?
«Molti ricercatori in tutto il mondo si stanno interessando a questo argomento sul quale sappiamo ancora troppo poco. Sappiamo per esempio che il numero di organismi che compongono il microbiota è elevatissimo: migliaia di specie diverse, molte delle quali ancora da identificare, per un totale di più di 3 milioni di geni. Molte di queste specie sono venute alla luce solo negli ultimi anni grazie alle tecniche di microbiologia molecolare che hanno permesso di scovare anche quei microrganismi che vivono nella parte centrale dell'intestino in condizioni anaerobie, cioè senza ossigeno: questi microbi - che vivono in condizioni definite "estreme" - non possono essere studiati con le tecniche classiche e solo l'analisi molecolare ha permesso di identificarle. La speranza dei ricercatori è di poter sfruttare al meglio in futuro le potenzialità del microbiota anche per la terapia di malattie importanti quali cancro, diabete, obesità e anoressia, disturbi del comportamento, eccetera».

Cosa fare per avere un microbiota in forma ed efficiente?
«Bisogna nutrirlo bene e non disturbarlo troppo. Bisogna quindi stare attenti agli antibiotici e a tutti i farmaci che possono in qualche modo alterarne l'equilibrio, ma soprattutto bisogna curarlo ogni giorno con l'alimentazione: a mio parere il microbiota rappresenta infatti il vero legame tra nutrizione, ambiente e malattia. Via libera quindi a una dieta "arcaica" e poco raffinata, ricca di frutta, verdura e di fibre, legumi e cereali integrali e povera invece di zuccheri e grassi animali, spesso troppo abbondanti sulle nostre tavole».


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